Milada, la coscienza di tutti i sistemi politici autoritari

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Milada Horakova non è solo da ricordare come la sola donna condannata a morte in un maxiprocesso di tipo stalinista, ma anche per la sua vita piena di lotte per i diritti umani in generale e soprattutto per la questione femminile in tutta Europa.

di Miroslava Ferrara

Si ricorda nel 2020 la morte di Milada Horakova, politica e femminista cecoslovacca condannata a morte dal governo comunista cecoslovacco nel 1950, dopo un processo farsa di tipo sovietico. Milada Horakova non è solo da ricordare come la sola donna condannata a morte in un maxiprocesso di tipo stalinista, ma anche per la sua vita piena di lotte per i diritti umani in generale e soprattutto per la questione femminile in tutta Europa.

Milada Horakova nasce a Praga all’inizio del “lungo Novecento”, nasce in una famiglia medio borghese, ha poco più di diciotto anni quando nasce la repubblica indipendente della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia nasce dopo il primo conflitto mondiale sulle basi delle idee democratiche del suo primo Presidente della Repubblica Tomas Garrigue Masaryk. La giovane liceale ne condivide le idee di democrazia e di uguaglianza. Finiti gli studi liceali, Milada sotto suggerimento del padre si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Carlo a Praga, anche se il suo sogno era studiare medicina. Terminati gli studi inizia la sua vita al servizio della società. La figura della giurista Horakova è importante per la sua vita dedita alla lotta contro le ingiustizie e per la sua morte, giustiziata dai comunisti al potere in uno dei maxiprocessi degli anni Cinquanta.

La sua vita per i diritti umani

Le donne cecoslovacche hanno avuto il diritto di voto già dalle prime elezioni politiche cecoslovacche nel 1919, fu un grande passo non solo per i cechi e gli slovacchi ma in generale per tutto il Centro Europa, infatti la maggior parte degli stati che erano parte dell’Impero austro-ungarico posero come uno dei primi diritti dei cittadini quello di voto anche per le donne, e in questo clima euforicamente democratico molte ragazze e donne lottano non più per il diritto di emancipazione politica ma soprattutto economico e sociale. La politica è veloce nell’accordare o togliere diritti, ma la società è molto più lenta ad abituarcisi. E in questo clima Milada Horakova ha dato l’esempio a molte donne, l’esempio che cambiare è possibile, lavorando e collaborando e cooperando all’interno della propria società.

Dal 1923 è membro del Consiglio nazionale delle donne, un’organizzazione femminista fondata dalla politica ceca Frantiska Plaminkova, attivo fino al 1942.  Unico collettivo di questo tipo in Cecoslovacchia, si è poi dovuto aspettare il 1990 per la fondazione di simili. Frantiska Plaminkova è stata una delle prime femministe e suffragiste ceche, membro del Consiglio internazionale delle Donne e prima presidente del Senato cecoslovacco. Attiva in politica subito capì il bisogno di una lobby femminista nella neonata Cecoslovacchia in quanto con il diritto di voto non cambiò la situazione delle donne, il codice civile in vigore era  quello austro-ungarico. Autrice di diversi articoli e discorsi, fu arrestata e in seguito uccisa nel 1942 dalla Gestapo. Milada Horakova ha seguito le orme della sua “tutrice” diventando anche lei politicamente attiva per il Partito Nazionale Sociale Ceco, un partito di centro fondato nel XIX secolo, ancora durante l’impero, e di timbro democratico e nazionalista. I valori di questo partito erano la democrazia, lo sviluppo sociale e con questo l’uguaglianza tra i cittadini, al contrario del partito socialdemocratico fondato sulla lotta di classe. Uno dei più conosciuti rappresentanti del partito fu il secondo Presidente della Repubblica cecoslovacca Eduard Benes, già ex ministro degli esteri in diversi governi della prima repubblica. 

Milada Horakova sempre fedele agli ideali umanitari di democrazia sostenuti da Masaryk è stata attiva politicamente, soprattutto lavorando nel Municipio di Praga nell’ufficio delle politiche sociali e in seguito diventando capoufficio dell’ufficio delle politiche giovanili. È stata anche redattrice delle proposte di legge in materia di donne nubili, figli illegittimi, il miglioramento della condizione delle donne lavoratrici. In più è stata cooredattrice per il cambiamento del vecchio codice civile in materia di affari sociali e familiari. Il codice però non fu cambiato, in quanto nel 1939 la Cecoslovacchia scomparve dalle cartine geografiche, la Boemia e la Moravia diventarono parte del Terzo reich come protettorato di Boemia e Moravia. Milada Horakova continua ad essere attiva  contro il sistema instaurato, purtroppo viene arrestata insieme al marito Bohuslav Horak dalla Gestapo nel 1940, in seguito incarcerata nel carcere di Praga e negli anni a venire in diverse carceri della Germania. Con la fine della guerra ritorna prima Milada, in seguito il marito Bohuslav a Praga e diventa membro del provvisorio parlamento democratico, sempre con il Partito Nazionale Sociale Ceco. Con le elezioni del 1946 è eletta deputata e continua la sua attività nella commissione esteri del parlamento ma anche nella sfera sociale. Con il colpo di stato dei comunisti nel febbraio del 1948 molti politici cecoslovacchi diedero le dimissioni, compreso il ministro degli esteri e figlio di Tomas Garrigue Masaryk Jan Masaryk e anche la nostra eroina che già dal ’45 viene sorvegliata dalla polizia segreta bolscevica. Nel 1949 è arrestata con l’accusa di spionaggio e alto tradimento. In quegli anni non fu il solo processo politico, ce ne furono altri a partire da quello contro il segretario generale del Partito comunista cecoslovacco Rudolf Stransky, anche lui condannato a morte per alto tradimento. Sono stati la copia dei maxiprocessi stalinisti, diretti anche in questo caso dalla polizia segreta sovietica per non avere un’opposizione nel sistema. Così il 27.6.1950 Milada Horakova viene giustiziata con impiccagione e lento soffocamento nella prigione praghese di Pankrac. Questo giorno viene ricordato come la giornata della memoria delle vittime del regime comunista.

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