L’autoerotismo

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La masturbazione non è solo una via, un modo per procurarsi piacere. Deve essere essa stessa un piacere. Alle donne prenda un senso di fastidio, oppure una qual vergogna, a confrontarsi con se stesse

di Aura Fede

La qualità (l’intensità) di questo piacere dipende dal nostro coinvolgimento. Dalla motivazione che ci spinge a farlo e dalla situazione in cui ci troviamo quando lo facciamo
La buona disposizione d’animo e di cuore è molto importante. Quando c’è, arricchisce questo gesto di emozioni intense. Quando non c’è però, può farcelo sentire come un gesto deprimente.

Accade di frequente che alle donne prenda un senso di fastidio, oppure una qual vergogna, a confrontarsi con se stesse, con il corpo specialmente. L’ansia e la paura (di esprimere nuove sensazioni) tante volte hanno la meglio. Si tratta della paura di trasgredire, e cioè di infrangere quelle regole (barriere) che ci sono sempre state d’un certo conforto, per proteggerci, per non sentirci sbagliate (se non addirittura colpevoli e sporche).
Ecco, in questo senso (e cioè quando non vi sia la disposizione d’animo cui ho accennato prima), tutto diventa deprimente: masturbarsi viene a significare fatalmente essere sole (e non per scelta); chi è costretta a farlo lo fa solo per l’impossibilità di un rapporto a due.
Poi certo è peccato. Quindi se si è disposte a passare il limite del lecito (religiosamente lecito, s’intende), allora vuol dire che si è conciate proprio male, costrette a umiliarsi, come una pezzente ridotta a taccheggiare (e quindi a violare i comandamenti).
Perciò l’autoerotismo, soprattutto nel nostro paese, deve fare i conti con la paura del cambiamento, quel blocco congenito (innato quanto il peccato originale) che di fatto ci impedisce (vieta) di vivere il piacere in modo personale (intimo e libero) in barba a quanto trasmesso (permesso) dal nostro contesto culturale.

Il piacere della masturbazione si può vivere davvero come tale, come un piacere appunto, solo quando si è disposte a un dialogo consapevole con il proprio corpo. Fine ultimo di questo dialogo è il recupero dell’istinto e dei sensi, una riflessione sui propri bisogni e desideri e sul modo in cui possiamo esprimerli.
Le donne italiane perlopiù non sono portate per questo genere di dialogo: non danno ascolto al corpo, come esso fosse, con i suoi odori, sapori, voci e vibrazioni, qualche cosa d’impersonale, niente più che un vestito (che il più delle volte non ci piace, se pure siamo costrette a portarcelo sempre appresso) e comunque non degno di essere esplorato, toccato, risvegliato e amato.
Così, con una voce che è non più nostra, ma di mille e più donne passate, ci domandiamo: come posso conservare il rispetto e la stima di me se mi abbandonano al godimento terreno? Non è cosa del diavolo tutto questo?
Risposte: non c’è modo migliore di mostrare rispetto per qualcuno che procurandogli piacere, anche quando questo qualcuno è il nostro corpo; e no, se mai esiste, il diavolo ha ben altro di cui curarsi: troppo impegnato a far comunella coi sui amici di Gomorra, per prestare attenzione ai nostri smanacciamenti.

Se ci si persuade di questo, se cioè siamo in grado di zittire quella vocina petulante che ci ronza in testa (vocina che, ahinoi, è la nostra), allora possiamo (e ha un senso) dedicarci a noi stesse.
Scopriremo e proveremo sulla nostra pelle quanto il piacere sia capace di liberare (sì, liberare) le emozioni, di accendere il corpo di calore, di riscaldarci (non solo metaforicamente).

Per comparire, il piacere ha bisogno di un motore sensitivo, di tante piccole provocazioni che portano a guardarci, toccarci e cercarci.
Se ancora temiamo che il senso di colpa ci sorprenda, allora iniziamo a toccarci solo in condizioni rassicuranti, quando siamo sole e sicure di non essere disturbate. Difficile le prime volte arrivare all’orgasmo, accontentiamoci di un buon grado di eccitazione erotica. Col tempo (e con la pratica) impareremo a contrarre i muscoli addominali e perineali nei giusti attimi di tensione sessuale, come si deve, per facilitare, ognuna a suo modo, la scarica orgasmica.
Capita che la stimolazione manuale non basti: un vibratore ci può essere d’aiuto, ci dà una stimolazione più forte e intensa. In definitiva si può ricorrere ad ogni genere di aiuto ci salti in mente (con un minimo di buon senso, certo).
Lasciarsi andare (non smetto di dirlo) è fondamentale: è il segreto, diciamo pure. Aiuta concentrarsi su qualche fantasia erotica (meglio se trascinante, in cui sappiamo perderci). Ma serve pure prestare attenzione ai semplici rumori di fondo del corpo: ai nostri piccoli movimenti respiratori e vaginali: una specie di yoga, giusto per non sentire il rumore del mondo (e in particolare quel che va salmodiano quella miniatura biancovestita che ci svolazza sulla spalla destra e ci fa no no col dito – molto meglio il suo compare rosso a sinistra!).
La fantasia erotica, ad ogni modo, è quasi sempre l’escamotage più gratificante. Nella maggior parte dei casi l’orgasmo che produce è di gran lunga più intenso di quello vissuto con il solo stimolo corporeo. Perciò le fantasie sono importanti. Nella fase dell’eccitazione, si capisce: perché poi la fase dell’orgasmo è autosufficiente (o autoalimentante, diciamo).

Certo, a sentire gli uomini a volte ci viene lo sconforto. Parlano di masturbazione e la praticano allegramente, con leggerezza si direbbe, cioè senza quel peso, quella gravità che molte donne proprio non sanno scrollarsi di dosso.
C’è da dire che hanno un vantaggio (gli uomini, intendo). Hanno una maggiore facilità a eccitarsi con gli occhi. Con gli stimoli visivi. Perché fin da piccoli imparano a essere più audaci (leggi, meno inibiti). Un uomo può spogliare con lo sguardo una donna senza imbarazzo e investire di significato erotico ogni parte del suo corpo. Sa eccitarsi con ciò che vede (con ciò che decide di vedere), e una volta eccitato, bè, di lì il passo è breve. Le donne invece sono per natura più riservate (leggi, più inibite): rarissime quelle che possono spogliare un uomo con lo sguardo, che sanno focalizzare la propria attenzione sui genitali di uno sconosciuto; mosche bianche quelle che da lì riescono trarre eccitamento.
Tuttavia, e con questo concludo, le donne possono non essere da meno (degli uomini, dico). Sì, perché hanno dalla loro un’altro senso, vista a parte. Piuttosto efficace. L’udito.
E’ un fatto che per molte di noi (quasi mai invece per gli uomini) la musica abbia una forte valenza erotica, più forte degli stimoli visivi (in linea di massima pornografici) tanto cari ai maschietti. Nelle donne certa musica pare inneschi una serie di stimoli emozionali e affettivi che non di rado si trasformano in eccitazione vera e propria.
Da cui in definitiva la nostra manifesta superiorità (quanto a classe, perlomeno). Possedere un proprio momento (per dirla come Guccini) è cosa da tutti: ma vuoi mettere farlo con Mozart, invece che con un giornaletto porno.

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Dols

Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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