La Figlia di Giulietta e Romeo

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Da Buckingham Palace al  Vaticano.

In una Calabria dai paesaggi assolati, aspri, ma bellissimi, troviamo un piccolo borgo medievale, che sopravvive immutato nei secoli, raccolto attorno ad un austero castello, dove due famiglie forti e fiere si sono giurate odio eterno e…  dove due giovani “nemici” si amano disperatamente a dispetto di tutto e di tutti.

La seconda guerra mondiale è appena terminata, alcuni giovani ancora non sono tornati dal fronte e forse non torneranno più. Parte da questo contesto storico il romanzo “La figlia di Giulietta e Romeo” scritto da Maria Principalli Lajacona, il cui titolo, in primis, ci riporta al capolavoro letterario di William Shakespeare. Se a Verona c’erano i Montecchi e i Capuleti, a Mirto Castello troviamo i De Albesi e i Tessarisi.

giulietta-e-romeo-copIl libro di Maria Principalli La Jacona  – Oceano edizioni – è un romanzo di formazione dal quale si evince un percorso fatto di grandi emozioni: odio, amore, coraggio, disperazione, riscatto. Man mano che si legge, la vicenda si arricchisce di nuovi personaggi e di risvolti inattesi. Il pathos narrativo, le drammatiche rivelazioni e i laceranti conflitti, catturano il lettore portandolo in un mondo fatto di commozione, trepidazione, turbamento… un mondo reale che ti tocca l’anima nel profondo. Qui si va oltre la nota vicenda dei Montecchi e dei Capuleti, perché quell’amore proibito darà i suoi frutti.

Il romanzo “La figlia di Giulietta e Romeo” viene pubblicato per la prima volta nel 1995 ottenendo ampi consensi letterari ed un premio internazionale. Nel corso del tempo è arrivato a Buckingham Palace e in Vaticano. Oggi a distanza di 23 anni dalla sua prima uscita sono lieta di poter intervistare l’autrice di questo romanzo: Maria Principalli La Jacona.

L’idea di scrivere questo libro, di stampo autobiografico, da cosa nasce?

Da una gita a Verona, fatta con mio marito, nel 1990.

Mi recai nella casa di Giulietta e qui accadde qualcosa di magico. Ripensai alla storia d’amore dei miei genitori, ormai deceduti, e iniziai a piangere commossa. Ebbi un “colloquio telepatico” con Shakespeare e nacque il mio romanzo: La figlia di Giulietta e Romeo. Tornata a casa, in 15 notti scrissi piangendo il manoscritto. Mi sentii sollevata come se avessi avuto un processo di purificazione catartica.

E poi cosa accadde?

Quattro anni dopo, era il 1994, il settimanale Grand Hotel pubblicò una mia poesia, molto toccante.

La redazione mi telefonò, volevano intervistarmi.  Così uscì una bellissima intervista, firmata da Franco Sammartino, corredata di foto e poesie.

Ero felice. Mi chiesero quale fosse il mio desiderio più grande. Riposi La pubblicazione del mio romanzo nel cassetto. Un editore di Milano lesse l’intervista e si mise in contatto con me. Pubblicai a Milano con grande gioia. Il mio romanzo era in tutte le librerie d’Italia. Un successo! Alla Feltrinelli di Genova feci un rinfresco e qui, ebbi la fortuna di conoscere una grande autrice: Dacia Maraini, mio idolo letterario.

So che il tuo romanzo ha avuto successo e riconoscimenti. Negli ultimi anni, poi, ha fatto un percorso internazionale molto particolare. La Figlia di Giulietta e Romeo, arrivò prima a Backingham Palace e poi in Vaticano. Ce ne vuoi parlare?

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Il mio editore inviò il romanzo ovunque. Arrivò anche nelle mani di personaggi famosi del cinema e della televisione. Poi mio marito mi consigliò di inviarlo a Sua MAESTÀ la Regina Elisabetta d’Inghilterra, nota per la sua immensa cultura e per il suo amore nei riguardi di Shakespeare. La Regina si fece tradurre il libro dalla sua dama di compagnia. Dopo averlo letto mi inviò una lettera di congratulazioni e auguri.

Poi scrissi a Papa Francesco anche lui uomo di cultura oceanica. Gli inviai sia le raccolte di poesie che i miei romanzi. Tre mesi dopo ricevetti una risposta con la Sua benedizione Apostolica.

Nel frattempo, il mio editore di Milano invio copie del mio romanzo ad associazioni culturali del Sud Italia e in Sicilia ottenni diversi premi internazionali come Nuova autrice esordiente. Vinsi il premio Vincenzo Bellini e il Premio Duomo di Catania. Altri premi mi giunsero da ogni parte d’Italia. Il mio romanzo piaceva. E continua il suo percorso, ancora oggi. Sono già alla terza edizione.

Oltre alla vicenda legata alle due famiglie, nel tuo libro c’è il tuo amore per la Calabria e una gran voglia di riscatto per questa terra. La tua protagonista, Lorianna, cita Pitagora, Platone, uomini che l’hanno visitata, vissuta e amata, tanti secoli fa. Poi fa riferimento ad oggi: alla politica, all’’ndrangheta, al menefreghismo e allo sfruttamento della Calabria e dei suoi abitanti. Si percepisce chiaramente un amore grande e viscerale nei confronti di questa terra. Ma tu ad un certo punto decidi di non tornarci più. Perché?

Sì sono molto legata alla mia terra. Non ci sono più andata dopo la morte dei miei nonni. Spero di ritornarci un giorno anche perché ci sono molti cugini che mi invitano spesso. Rivedere il castello dove sono nata mi riempie di tristezza. Ho scritto diverse poesie sulla Calabria e vorrei rivederla al suo antico splendore e magnificenza.

C’è un momento particolare in cui Lorianna, la protagonista del romanzo, vede davanti a sé il viso dei suoi cari che non ci sono più.  Per te, Maria: c’è vita oltre la morte?

Sì. Credo nella vita oltre la vita. I miei genitori mi sono apparsi molte volte in sogno e una volta dopo aver fatto yoga. In quell’occasione feci un viaggio astrale dove incontrai i miei genitori abbracciati e felici che mi dissero che la morte non esiste. Che ci si ritrova in un luogo incantevole con musiche e paesaggi meravigliosi.

castello-calabria

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Sei autrice di romanzi, ma hai scritto anche delle raccolte di poesie. Che cos’è per te la scrittura?

La scrittura è il mio rifugio spirituale, la mia gioia più grande. Mi ha consentito di risollevarmi dal dolore e dalla sofferenza. È un rimedio catartico per uscire dalla depressione. Purtroppo la morte dei miei genitori mi avevano portato ad una sofferenza nascosta, ma terribile. Li persi a 20 anni, uno dopo l’altro. Oggi sono una donna serena, ho una famiglia meravigliosa e due figli eccezionali. Inoltre grazie alla scrittura ho avuto ( ad oggi ho scritto circa trecento poesie e quattro romanzi) modo di entrare in contatto con personaggi del mondo letterario come Alda Merini, Edoardo Sanguineti, mio docente universitario, Gillo Dorfles, Giuseppe Conte, Fabrizio De Andrè e Bruno Lauzi.

Alla serenità raggiunta, manca ancora qualcosa? Hai un sogno nel cassetto?

Sì. La realizzazione di un film o di una fiction televisiva tratta dal mio romanzo autobiografico.

La Figlia di Giulietta e Romeo è in cerca di un produttore, che offra una visibilità diversa alla vicenda da me narrata.

Nel frattempo, sto ultimando il mio quinto romanzo e una nuova raccolta di poesie.

 

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Profilo Autore

Valeria Massenzi

Valeria Massenzi: vive a Roma, laureata in Lettere – Dams presso l’Università Statale Roma Tre, si occupa di scrittura. Ha collaborato con varie produzioni cinematografiche e televisive. Nel 2007 un suo progetto di mini serie, scritto insieme a Massimo De Pascale, si è classificato alla finale del Festival Internazionale della Fiction di Roma (Roma Fiction Fest). Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione del Corto Vite Parallele diretto da Fulvio Spagnoli, che ha vinto il primo premio al Festival del Cortometraggio di Roma. Nel 2010 esce il suo primo romanzo: Primavera a Novembre edito da Alpes Italia, andato poi in ristampa nel 2015. A Gennaio 2014, a 10 anni dalla fondazione del social network più conosciuto del mondo, Facebook, esce il suo secondo libro: Feisbuk – tra Vip e Svip, un’insieme di testimonianze che ci offre nuove prospettive su personaggi noti e meno noti al grande pubblico, che impariamo ad apprezzare anche attraverso il loro rapporto con la “realtà virtuale”. Attualmente sta lavorando al suo terzo libro, un romanzo ambientato negli anni ’40, in un paese dell’Agro Pontino. Contemporaneamente sta seguendo lo sviluppo di un progetto filmico, da lei ideato, sulla grande Anna Magnani.

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