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    Home»Pari opportunità»Donne e diritto»Assegnazione della casa coniugale in proprietà
    Donne e diritto

    Assegnazione della casa coniugale in proprietà

    Simona NapolitaniBy Simona Napolitani20/09/2016Nessun commento4 Mins Read
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    casa-di-proprieta
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    Uno dei profili più complessi della separazione riguarda la destinazione e l’utilizzo della casa coniugale, perché costituisce un costo assai rilevante nella riorganizzazione delle relazioni familiari.

    Ovviamente, c’è anche un aspetto di natura psicologica, perché la casa rappresenta quello che i coniugi hanno costruito durante il loro matrimonio, la casa rappresenta il nostro mondo, il posto dove ci ritroviamo, dove ci sono i nostri oggetti, le nostre abitudini e ricostruire un’alternativa, specialmente quando non si è giovani ed in un momento critico, quale quello della separazione, rappresenta certamente un grande trauma, un grande sforzo che si fa fatica ad affrontare.
    La legge prevede che la casa viene assegnata al genitore collocatario dei figli, per cui, di norma, specialmente quando i figli sono piccoli, è la madre che continua ad abitarla, sino a che resta convivente con la prole, sino a quando i figli restano economicamente a carico dei genitori, a meno che non ci siano variazioni che non è il caso di affrontare in questa sede.
    Ecco che la casa diventa spesso l’elemento di discordia tra i genitori in procinto di separarsi: nessuno dei due vuole lasciare l’appartamento.
    Qualora l’immobile sia grande, esiste la possibilità di dividere la casa coniugale, per consentire al coniuge non collocatario dei figli di continuare ad abitare in una porzione della casa familiare.
    Sul punto, la giurisprudenza si è espressa a più riprese, quasi sempre nel senso di negare tale possibilità, perché un frazionamento dell’appartamento in due unità determinerebbe un restringimento degli spazi vitali dei figli, relegandoli in ambienti più piccoli con conseguenti ricadute negative sulla loro quotidianità.
    Recentemente, la Cassazione si è pronunciata su tale questione ed ha affermato che “In tema di separazione personale dei coniugi, il giudice può limitare l’assegnazione della casa familiare ad una porzione dell’immobile di proprietà esclusiva del genitore non collocatario, anche nell’ipotesi di pregressa destinazione a casa familiare dell’intero fabbricato, ove tale soluzione, esperibile in relazione al lieve grado di conflittualità coniugale, agevoli in concreto la condivisione della genitorialità e la conservazione dell’habitat domestico dei figli minori.”. Nel caso specifico, i Giudici di merito, la cui decisione è stata confermata in sede di legittimità, hanno escluso la possibilità di un’assegnazione in porzione distinte perché tale soluzione non era funzionale al rispetto dell’interesse dei minori, anzi, al contrario avrebbe potuto “generare situazioni confusive e foriere di conflittualità”; in sintesi, tale soluzione andrebbe prevista solo quando tra marito e moglie esista un rapporto tale da poter consentire una forma di semi- coabitazione.
    Sicuramente, la valutazione sul “se” esista una relazione genitoriale tale da consentire una ipotesi di divisione della casa familiare non è di facile soluzione, specialmente quando pende una separazione giudiziale, dove i coniugi stanno litigando sull’assegno di mantenimento o altro, d’altronde se marito e moglie hanno scelto di separarsi consensualmente, saranno loro a decidere se continuare a vivere nello stesso appartamento, sia pur diviso in due unità.
    Inoltre, i Giudici dovrebbero valutare, nell‘ipotesi di richiesta divisione della casa coniugale, quale sarebbe la scelta più funzionale al rispetto dell’interesse del minore, concetto di difficile individuazione, specialmente con gli strumenti messi a punto dal nostro sistema giudiziario.
    Insomma, la soluzione scelta da ultimo dalla Suprema Corte non sembra di facile e sicuro risultato.
    Viceversa, c’è chi ha sostenuto che la divisione della casa coniugale potrebbe essere funzionale a migliorare sensibilmente la condizione economica della famiglia divisa. Essa, infatti, consentirebbe la contemporanea permanenza di entrambi i coniugi in unità immobiliari separate e contribuirebbe ad attuare l’interesse dei figli conviventi, sotto un duplice profilo: una maggiore disponibilità di risorse economiche della famiglia nel suo complesso consentirebbe anzitutto di liberare ricchezze che potrebbero essere destinate al mantenimento, e, in secondo luogo, una situazione di maggiore agiatezza potrebbe prevenire motivi di conflitto e di tensione tra i coniugi determinati dalla limitatezza delle risorse economiche a disposizione.
    Quanti modi diversi per esaminare e risolvere una medesima vicenda: ai magistrati la soluzione, certamente, per una materia così complessa e delicata, occorrono avvocati esperti e Giudici specializzati.

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    Simona Napolitani

    Avvocatessa, si dedica al diritto di famiglia da più di vent'anni per precisa scelta Ha voluto infatti conciliare lo studio delle norme giuridiche al benessere individuale,

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