Dai classici greci alle mandrie

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Carmelina Colantuono, 46 anni, dopo la maturità classica e alcuni esami di Economia, ha preferito dedicarsi all’azienda di famiglia e ai suoi 450 bovini di razza podolica e marchigiana

da tipitosti.it

“Da piccola sognavo di fare l’architetto. Crescendo, ho capito che non avrei dovuto lasciare sola la mia famiglia nella sua nobile battaglia. Seguendo I miei, mi sono appassionata ad allevare bovini e a continuare la tradizione della transumanza”.

Ha scelto di vivere così Carmelina Colantuono, 46 anni, molisana di Frosolone (2500 abitanti). Dopo la maturità classica e alcuni esami di Economia, ha preferito dedicarsi all’azienda di famiglia e ai suoi 450 bovini di razza podolica e marchigiana.

“are lGli animali mi impegnano tutti i giorni ed è abbastanza faticoso. Io seguo i bovini, mi occupo della lavorazione e produzione dei formaggi e gestisco la parte amministrativa e commerciale dell’azienda. Sono sempre superimpegnata. Per fortuna siamo una famiglia patriarcale, molto unita, composta da diciotto persone tra zii, cugini e fratelli e tutti ci impegniamo a far crescere l’azienda. Non mi sono sposata, però, non sento, come si può intuire, la solitudine. Ogni tanto mi concedo qualche distrazione. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, che inizia alle 6 e finisce molto tardi. Sono fiera di quello che faccio. Amo in particolare i quattro giorni della transumanza che sono un viaggio fantastico nella natura, fuori dai soliti orari che tutti rispettiamo. In quei giorni non si riesce a dormire e quando ci riusciamo, lo facciamo sotto il cielo. E poi attraversiamo posti incantevoli ed incontaminati, montagne, valli, guadiamo fiumi. La transumanza rappresenta la storia della mia famiglia, che sopravvive da cinque generazioni, è lo stile di vita con cui sono cresciuta e che rispetto molto. Sgnifica rispetto per gli animali che seguono i cicli naturali delle stagioni e che alimentiamo nel modo più naturale possibile, perchè li facciamo spostare da un pascolo all’altro quando arriva il troppo caldo o l’eccessivo freddo. La transumanza è un modo per mantenere la tradizione e farla conoscere, per riuscire a fare dei formaggi dalle caratteristiche uniche. E poi è un momento in cui ti senti una cosa sola con la natura, il suo profumo e il suo silenzio”.

Qual è l’aspetto più difficile da superare?

Problematico è organizzare tutto il viaggio. Non è facile riuscire ad avere le autorizzazioni da più Enti, due Regioni (Puglia e Molise), tre province (Foggia, Campobasso e Isernia) e circa venti Comuni.

Quanto è lungo il percorso?

E’ di circa 180 chilometri e segue le strade verdi della transumanza: i TRATTURI, antichissime piste larghe 111 metri. I tratturi sono antichi di millenni, quello moderno che abbiamo risale al periodo degli Aragonesi del 1400. Partiamo da San Marco in Lamis (FG), dalla nostra azienda in Puglia, che si trova a 200 metri sul livello del mare e, attraversando i territori di due regioni, arriviamo a Frosolone in provincia di Isernia, dove c’è l’altro sito aziendale, a 1400 metri di altezza.

In estate aspettiamo sempre la luna piena per muoverci.

In genere ti sposti in jeep?

Sì, vado in jeep per organizzare gli attraversamenti sulle strade con le forze dell’ordine, ma è bello fare il viaggio a piedi o a cavallo

E’ un’attività che rende?

Produciamo quello che occorre per vivere, il resto lo vendiamo. L’attività rende, sì, ma non tanto da ripagare i tanti sacrifici che facciamo. Riusciamo a vivere dignitosamente anche se negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i costi di produzione e ci ritroviamo con tasse come l’IMU agricola, che incide tanto. Ma andiamo avanti perché amiamo quello che facciamo. La terra e l’allevamento possono dare grandi soddisfazioni solo se si amano veramente, se si è disposti a fare sacrifici, se si punta sulla qualità e si cercano mercati giusti anche fuori dall’Italia. Non esiste più la possibilità di avere un posto fisso e il ritorno alla terra è una valida alternativa. Dura, ma può diventare molto gratificante. Occorrono, certo, risorse economiche, e capacità di innovare. Si possono avere agevolazioni, ma dopo lunghissimi periodi.

Mi parlavi di un progetto che la tua famiglia sta portando avanti.

Sì, la mia famiglia da decenni si sta battendo per salvare un pezzo di storia della millenaria civiltà della Transumanza. Alludo ai tratturi, che col passare dei millenni stanno scomparendo. Sto collaborando con l’Agenzia di Sviluppo rurale MOLI.GAL di Campobasso per portare a termine la candidatura Unesco dei Tratturi e della civiltà della Transumanza. Vogliamo difendere e rilanciare una pratica antica che ha coinvolto tutte le regioni meridionali. La storia, l’economia, la cultura, l’architettura, le produzioni agroalimentari e l’artigianato sono state segnate dalla transumanza. Al progetto hanno aderito oltre al Molise, le Regioni Abruzzo, Puglia, Campania e Basilicata e altre di Stati, quali: Spagna, Francia, Svezia e Grecia. Contiamo di farcela. La testardaggine non mi manca. E se lo dice una mandriana, c’è da fidarsi.

 

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Profilo Autore

Cinzia Ficco

Pugliese, classe ‘69, laureata in Scienze politiche, giornalista pubblicista, è responsabile del magazine www.tipitosti.it, il blog di chi non molla. Sposata, ha una bambina che si chiama Greta, si diverte a scrivere per lei racconti. Ha pubblicato Josuè e il filo della vita, Il re dalle calze puzzolenti, Tina e la Clessidra, con la casa editrice Edigiò. L’ultimo è Mimosa nel regno di sottosopra, pubblicato da Intermedia.

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