Zanardo e la Rai

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Sabina Ambrogi ha scritto su  Goleminformazione un articolo molto interessante sulle polemiche scaturite dalla candidatura dal basso, delle donne della Rete per Lorella Zanardo. Riportiamo l’intero articolo perchè lo riteniamo del tutto esplicativo delal situazione che si è creata.

Sosteniamo Lorella Zanardo

© foto Laura Albano

 

 

di Sabrina Ambrogi

Lorella Zanardo: Occupy Rai

Per la prima volta una candidatura al Cda della tv pubblica non viene dalla politica. Per la prima volta perfino Bersani si accorge che qualcosa è (potrebbe essere) cambiato. E il nome dell’autrice del web-documentario “Il corpo della donne” non arriva dalla rete ma attraverso la rete.

Perfino Bersani si è accorto di una società in cambiamento profondo. E quindi, anziché proporre per il Consiglio di Amministrazione Rai una rosa di nomi, magari anche femminili ma ben gestibili, si è lasciato convincere dalla “scelta dal basso” della società civile.
Sono partite nei giorni passati migliaia di lettere da Lettera 21 e Moveon. E la società civile avrebbe espresso le sue preferenze. Prima tra tutte Lorella Zanardo.

In realtà l’hanno scelta le donne in rete. Giacché moltissime donne non avendo appunto per sovrabbondanza di vallette uno spazio chiaro all’interno dei media, frequentano e si esprimono molto in rete. Che poi coincide anche con quello che sarebbe la vera comunicazione di oggi.
Si tratta di associazioni di vario genere e complessità, con delle differenze notevoli tra di esse, ma unitamente da anni ripetono: noi non siamo rappresentate da nessuna parte nei media, potreste per favore tenere conto dei cambiamenti sociali? E’ possibile che vediamo solo vallette e poche altre? Perché fate vedere sempre gli stessi ruoli?
Proteste che in genere sfociavano in un convegno e in una bella dichiarazione di una ministra e qualche articolo sul moralismo.

E questo fino al web documentario “Il corpo delle donne” Come è noto a molti, Lorella Zanardo, proposta come membro del Cda Rai, ne è l’autrice . Trenta minuti di montato veloce delle immagini più salienti della televisione italiana e del modo in cui la donna viene rappresentata. Il testo è efficace e soprattutto non assertivo. Il suo è un domandare continuo a chi guarda: ma le donne sono così come ce le fanno vedere da almeno una trentina di anni?

La benvenuta liberalizzazione dei costumi avvenuta negli anni’70 diventata mano a mano monopolio del marketing si è trasformata in una sorta di imposizione pornografica alla quale aderire in caso di vendita di qualsiasi prodotto. Figurarsi in caso di Grande Fratello o derivati, trasmissioni appunto pensate per vendere cose. Che a loro volta si devono vendere agli investitori. Ma se per il sovrano ricco e potente erano previste grandi libertà, mai come negli ultimi dieci anni si è assistito a tanto controllo dei corpi – in particolare quello delle donne – e della sessualità. Quindi: no all’eutanasia, no alle staminali, no ai matrimoni tra gay, no alla 194…Un controllo senza fine al quale fanno da sorprendente contraltare le indignazioni per il velo islamico considerato una forma di imposizione subita dalle musulmane. Il che potrebbe forse essere vero. Ma in realtà è diventata una scusa per ribadire l’intolleranza all’immigrazione. Altro fenomeno di controllo non indifferente esercitato sempre dal governo delle libertà.

<continua>

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