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    Home»Costume e società»Una notte… all’improvviso a Ferrara
    Costume e società

    Una notte… all’improvviso a Ferrara

    Maria Cristina Paselli lifecoachBy Maria Cristina Paselli lifecoach27/04/2012Updated:01/07/2014Nessun commento5 Mins Read
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    di Maria Cristina Paselli lifecoach

    La sera c’eravamo trattenute, io e mia figlia,a chiacchierare della giornata,dei suoi esami, degli impegni di tutte due per del giorno dopo, a considerare il profumo intenso del gelsomino che dalla siepe del giardinetto, inondava tutta la casa in modo indiscreto, piacevole e stordente, un’aromaterapia regalata dalla natura così benigna e materna nel maggio piovoso di quest’anno.

    Ci siamo messe a letto verso le tre, con i gatti accoccolati in modo democratico nei letti dell’una e dell’altra.

    Credo di non aver mai provato un terrore così forte e antico, atavico lontano ma presente quando alle quattro tre minuti e cinquanta tre secondi, non perfettamente cosciente di ciò che stava accadendo, ma presente al punto di ritrovarmi di scatto in piedi, a cercare nel buio, la luce della lampada poggiata sul tavolino accanto al letto, chiamando forte mia figlia e non sentendo rispondere poi la camera e la casa hanno cominciato a tremare ed ondeggiare per un tempo infinito, in realtà una ventina di secondi eterni.
    Il rumore del boato era così forte e minaccioso come di una forza cattiva che tiene tutti in scacco e vuol mostrarci quanto siamo privi di potere.

    La prima reazione, oltre alla fuga sulle scale ondeggianti, è stata quella di portare le mani agli orecchi per non sentire l’urlo di una natura divenuta improvvisamente, in un’ora, matrigna e feroce.

    Fuori sulla strada un vociare allarmato e urlante di gente, alcuni seduti o sdraiati a terra, altri a sorreggere in braccio bimbi inconsapevoli o a tenere vicino anziani spettinati tremanti e in pigiama.

    Altri accendono i motori per allontanarsi in tutta fretta verso la campagna o il mare, caricando familiari assonnati, sotto shock e spaventati a morte.

    Il silenzio post boato è spettrale, a terra in casa oggetti di vita spezzati e rotolati via dalla furia del sisma, libri gettati in disordine a terra insieme a piatti e bicchieri, abiti fuoriusciti dagli armadi,addossati e malmessi come a significare che la vita della casa è sotto scacco di una forza aliena e incombente.

    Ma come, da secoli sentiamo dire che la nostra zona non è sismica,che la pianura padana avendo un fondo sabbioso e acquoso allontana la paura del terremoto, che l’ultimo a Ferrara è stato cinquecento anni fa e se ne è perso il ricordo nella notte dei tempi?

    “Fra il novembre 1570 e la fine del 1574 Ferrara si trovò nell’area epi centrale di una lunga e forte sequenza sismica (con oltre duemila scosse, secondo i contemporanei), concentrate soprattutto fra il 17 novembre 1570 e la fine del febbraio 1571.

    Fu un disastro da cui la città e la dinastia dei suoi sovrani, gli Estensi, non si sarebbero più ripresi, non solo per i danni subiti (stimati intorno ai 300.000 scudi), ma anche per aver indotto un generale senso di disorientamento e di sfiducia nell’opera umana e nel destino stesso della città. Il terremoto fu infatti interpretato da un lato come segno dello sfavore divino nei confronti di Ferrara e dei suoi sovrani, dall’altro come un evento che metteva in crisi teorie consolidate, sollecitando i “filosofi naturali” (gli scienziati del tempo) a riflettere sulle cause dei terremoti in generale e di quello in particolare. Il terremoto era avvenuto in pianura e sul far dell’inverno, contraddicendo le teorie allora correnti sull’argomento. Sotto la pianura padana si sviluppa infatti la grande dorsale ferrarese, una sorta di catena sepolta da strati di depositi alluvionali, ma ben attiva.

    Nel 1571, dopo il terremoto, la popolazione si vide infatti costretta a cercare rifugio in ricoveri di fortuna, dove persone di ogni grado sociale si trovarono a coabitare fianco a fianco per mesi, in uno stato di promiscuità forzata che coinvolse persino i sovrani. Questa corte trasferita in tende di fortuna, e divenuta all’improvviso “cingana” (come si scrisse nelle corrispondenze diplomatiche), colpì profondamente l’immaginazione dei contemporanei.”

    Stiamo appena cercando di rimarginare la ferita dell’Aquila, abbiamo sofferto con quelle famiglie e per quei patrimoni d’arte distrutti che quasi inconsapevoli a noi tocca sorte simile.
    Si diffonde la notizia che l’epicentro è verso Modena, tra Finale Emilia, San Felice e Mirandola,che a Ferrara ci sono stati crolli di opere del Patrimonio artistico, di parti del Castello, di case antiche che hanno perso camini e fregi caduti rovinosamente sulle auto in sosta,ci sono tante famiglie che cercano riposo in auto.
    Il giorno dopo una pioggia fredda, insistente, autunnale, mi segue mentre vado a visitare alcune Aziende che si trovano in zone definite rosse dalla Protezione Civile.
    Imprese eccellenti non hanno più sede, lungo la strada capannoni crollati, alcuni operai morti schiacciati, durante il turno di notte, da costruzioni che non hanno retto la violenza del sisma.
    La strada provinciale e le campagne con ferite lunghe e profonde,da cui fuoriesce fango che seccandosi diviene duro e bianco come cemento.

    Dovunque aleggia un’atmosfera da dopoguerra bombardato: muretti,fienili, case , ville, giardini ridotti a mucchi informi di polvere e pietre, attorno gente attonita con in mano un badile.

    L’operoso e produttivo territorio emiliano sempre pronto a dare e portare soccorso agli altri ora ha bisogno di aiuto, deve credere nel futuro, deve aver voglia di ricominciare e anche togliendo pietre e fango da case e luoghi istituzionali e antiche pievi distrutte, deve trovare la forza e la solidarietà da tutto il Paese.

    Forza Emilia.

    Folin M., Rinascimento Estense. Politica, cultura, istituzioni di un antico stato italiano,
    Roma-Bari, Laterza, 2001;
    Guidoboni E. Riti di calamità: terremoti a Ferrara nel 1570-74, in Calamità Paure Risposte, numero monografico di “Quaderni Storici” a cura di A. Caracciolo e G.Calvi, 1994, n. 55 , pp. 107-135;
    Guidoboni E., An early project for an antiseismic house in Italy: Pirro Ligorio’s manuscript treatise
    of 1570-74, in «European Earthquake Engineering», 1997, n. 4, pp. 1-18;
    Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G., Catalogue of Strong Earthquakes in Italy from 461 BC. to 1997 and in the Mediterranean area, from 760 BC. to 1500,
    An Advanced Laboratory of Historical Seismology (2007-)

    emilia ferrara terremoto
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    Maria Cristina Paselli lifecoach
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    Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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