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    Home»I racconti di dols»La vita è uno stato mentale
    I racconti di dols

    La vita è uno stato mentale

    DolsBy Dols17/02/2012Updated:16/06/2014Nessun commento5 Mins Read
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    di Clementina Coppini

    Perché continuava a immaginare una vita senza figli? Le capitava sempre di sognare se stessa sotto la doccia mentre realizzava il concetto della propria sterilità ed era qualcosa di così lontano dalla sua esperienza che faticava a capirne il senso.

    L’acqua scendeva e le lavava via ogni pensiero di madre. Restava solo un vuoto, un senso di carenza.
    “È l’età, Amanda.” Le diceva suo marito. “Noi abbiamo cinque figli e questo è un dato di fatto. Posso aggiungere un purtroppo?”
    “Lo so, ma quell’incubo sotto la doccia mi angoscia. Mi rendo conto che è una cosa stupida, ma…”
    “Dai, Amanda, è semplicemente assurdo. Se i figli li hai, li hai. Smettila, una buona volta. Davvero non capisco cosa ti salta in mente, a . In più con un nipote in arrivo.”
    “Forse è per questo. Magari non sono pronta ad accettare di passare le consegne, non voglio diventare nonna.” Lo disse tanto per dire, ma non ci credeva neanche un po’. E Matteo nemmeno.
    “E allora è giusto che noi si debba arrivare tardi al ristorante perché dobbiamo affliggerci per il nulla.”
    “Mi dispiace che proprio il giorno del mio compleanno mi abbia preso questo umore nero.”prepararti.
    Fuori piovigginava e c’era un caldino così umido e calmante che Amanda si appisolò.
    Quando si svegliò, aveva la bocca amara e si sentiva confusa.
    Non aveva
    “Comunque ormai ho prenotato e non voglio rinunciare alla cena.Sbrigati prepararti.”
    Fuori piovigginava e c’era un caldino così umido e calmante che Amanda si appisolò.

    Quando si svegliò, aveva la bocca amara e si sentiva confusa. Non aveva sessant’anni.
    Aveva fatto un sogno strano, che non capiva. Chi era quella donna sotto la doccia?
    “Non preoccuparti, topolino. È l’anestesia. Le disse la mamma.

    Amanda era solo una bambina di undici anni e la madre ci mise sette anni per dirle che quell’intervento le avrebbe impedito per sempre di avere dei figli.
    Amanda ne fece un dramma, pianse, si chiuse in casa e poi iniziò a farsene una ragione. Poi incontrò Matteo, che volle Eliana, Michele, Marco, Fatima e Omar. Due arrivarono in carrozzina, piccoli piccoli, gli altri tre sulle loro gambine. Lui la spinse a seguire l’amore infantile per la chimica dell’organismo, e la chimica alla fine seguì lei, facendone una scienziata della genetica, oltre che una madre.
    “Svegliati, Amanda, siamo arrivati. Ma cosa ti succede stasera?” la strattonò Matteo. Amanda aprì gli occhi. Si ricordava quei cinque faccini e si ricordava anche il faccino suo, di quando si era svegliata in quella stanza d’ospedale. Per quanto uno possa ricordare la propria faccia di quando era bambino.
    “Tutto bene, Amanda?” le disse aprendole la portiera. Doveva essere agitato, perché quella era circa la seconda volta in trentadue anni che faceva una cosa del genere.
    “Sì, Matteo.”
    “Non preoccuparti, tesoro. È il caldo.”
    Problemi di essere nati a metà luglio.

    “Un po’ il caldo un po’ te che sei sempre stata un po’ balenga.” Rise Matteo spingendola dentro il locale.
    Lei entrò e dentro c’era una folla che si mise a urlare. “Auguri.”
    “Toh, una festa a sorpresa. Disse comprimendo un principio di commozione.
    Aveva sempre desiderato una festa a sorpresa, e ora aveva anche quella.

    Il mondo si allontanò all’improvviso. La gente, gli incubi, i desideri, i colpi incassati e le mancanze sostituite dalle presenze.
    Intuì l’innovativa serena grandezza di Matteo e come la gioia profluisca fortuita. Si mescolò ai suoi figi e agli amici e in generale a tutto ciò che vedeva, quella sera come aveva sempre fatto. Suo nipote, il primo, era in arrivo. Presto lo avrebbe conosciuto, e avrebbe preso in braccio l’espressione pulsante della chimica organica, che non è niente se non un insieme di cellule e diventa qualcosa solo per via del significato che le si dà. L’amaro in bocca dell’anestesia non era nemmeno un ricordo e qualche doccia da incubo la si può accettare senza drammi.

    La vita è uno stato mentale.

    Clementina Coppini  oltre a lavorare con immensa gioia per mondointasca.org, scrive per alcune riviste cartacee (I Viaggi del Sole, Gente Viaggi, Class, Vie del Gusto e una rivista brianzola che si chiama Vivere) e pubblica i suoi raccontini sulla rivista letteraria online El-Ghibli e su www.dols.net. Ogni tanto traduce libri per bambini per il Battello a Vapore (la sua serie preferita è Capitan Mutanda). Sta per pubblicare (dicembre 2007) con Eumeswil Edizioni il suo primo romanzo, che si intitola “Il complesso di Giano” ed è già a metà del secondo, perché è giusto portarsi avanti. Ha prodotto decine di libri per bambini per Dami Editore; ha fatto per anni la cassiera al supermercato, è laureata in lettere classiche. Scrivere è un ”vizio” che coltiva fin dall’infanzia ed è la sua più grande passione. Poi vengono il cinema e la cucina. Davanti a tutto, però, ci sono la famiglia e gli amici.

     

    anestesia donna figli
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    Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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