Come vogliono essere rappresentate le donne?

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di Serena Dinelli

Sebbene le donne siano oltre la meta’ dei gruppi autoriali

Incontro a Milano su La Rai ha la missione di rappresentare tutte le realtà. Come vogliono essere rappresentate le donne?, organizzato da CPO RAI Lombardia e Donne in Quota.

Sede RAI, 27 giugno 2011.
Qualche impressione generale: crisi della TV pubblica, per i motivi che fra poco dirò; dinamismo della situazione milanese, sia per la nuova situazione politica, sia per l’accordo che, faticosamente, è stato raggiunto tra i 7 atenei pubblici e privati a Milano; molteplicità di realtà associative e istituzionali presenti; infine, curiosa la presenza di qualche alto dirigente RAI, tra cui il direttore del marketing strategico internazionale, e il direttore della sede Lombarda.
E’ emersa la crisi della RAI, nel senso che ormai da tempo la maggior parte dei programmi viene ideata, prodotta, anche con scelta dei cast e dei team, tutta in esterno, dai vari service; processo che sta ormai impattando anche sulla struttura stessa dei palinsesti, per cui la RAI sta diventando sempre di più un luogo di emittenza piuttosto che di produzione in proprio. Peraltro le donne sono più della metà nei gruppi autoriali. Nonostante fin dal ’98 sia nata ”Donne nella comunicazione” con la Finocchiaro e nonostante nel 2006 si sia proposto un articolato progetto di format di magazine di comunicazione di genere, proposto a tutti, nulla è stato fatto. Anche poi ci sono state varie sollecitazioni, sulla base dei principi di Pechino e da parte della UE, ma non si riesce a sfondare.
Donne in Quota, data questa situazione, ha proprio nei gg scorsi fatto un intervento a Rovereto durante il convegno degli autori televisivi.
Marilisa D’Amico, Presidente onoraria di Donne in Quota, ha parlato dell’utilità di connettere l’area Donne e Media e Pubblicità con le università; a Milano si sta creando il centro interuniversitario con un suo statuto, che potrà fare un Osservatorio su stereotipi e pubblicità. Ha anche detto che in Italia, data la situazione specifica, pare necessario andare al di là della autoregolamentazione e passare invece a una legislazione che preveda aspetti repressivi.
Sono emersi vari spunti che potrebbero generare azioni legali. Per es. A. M. Spina ha rilevato che le donne come utenti che pagano il canone sono in qualche modo azioniste della RAI. Una avvocata della Lobby Europea donne ha detto che bisognerebbe sollevare la questione della parità nei CdA delle società partecipate, con ricorsi in giudizio rispetto alle nomine.

Sono state illustrate le funzioni dei Corecom, delegate dall’Agicom nazionale. Sono:
-vigilanza sul rispetto dell’accesso locale, anche con monitoraggio a campione su radio e Tv locali
-raccolta di denunce di violazioni della par condicio
-predisposizione calendari tribune politiche a livello locale
-sostegno allo sviluppo del sistema con graduatorie delle emittenti locali con contributi in base a punteggi
-gestione conciliazioni gratuite tra utenti (bollette, tariffe) e emittenti (ufficio legale)
 esercizio del diritto di rettifica
 tutela dei minori a livello emittenti locali e vigilanza sui sondaggi.
Alcuni Corecom (Puglia e Liguria) hanno fatto monitoraggi della rappresentazione di genere. La tutela dei diritti dei minori a un corretto sviluppo psicofisico dovrebbe includere anche il genere.
Spina ha ricordato la buona prassi fatta in Piemonte, dove si è ragionato insieme agli editori, premiando chi fa bene in termini di immagine di genere.
Rivitti (CPO Ministero Comunicazione) ha rilevato che esiste una legislazione che consentirebbe molte cose, ma che non viene applicata.
Barbara Spinelli (CEDAW) ha sottolienato che tutta la tematica rientra nell’ambito dei diritti umani, e quindi può consentire azioni internazionali a questo livello. Lorella Zanardo ha sottolineato l’importanza di lavorare con le aziende inserzioniste pubblicitarie perché chiedano cambiamenti nei programmi in cui le loro pubblicità sono inserite.
Sono anche intervenuti due docenti dello Iulm, che su queste tematiche terra’ un convegno a ottobre. Hanno insistito sull’importanza di fare formazione a monte su questi temi. Lo Iulm ha anche istituito un Master quadriennale, facendo patti con RAI e Mediaset anche per l’ideazione di nuovi format.
Vari interventi hanno sottolineato l’importanza dei linguaggi visivi nella perpetuazione degli stereotipi di genere.

Intervenendo per PoD ho portato i seguenti punti:
 Importanza che i dati di monitoraggio, previsto dagli emendamenti del contratto di servizio, siano pubblici e tempestivamente accessibili, per consentire azioni di feed back da parte del pubblico e delle associazioni. Questo era il motivo per cui come PoD avevano proposto un Osservatorio esterno alla RAI con dati accessibili
 Un programma di approfondimento su tematiche di genere sulle lineee degli indicatori europei in base ai quali siamo sempre i penultimi nelle statistiche sulla situazione di genere
 Ho rilevato le enormi difficoltà che incontriamo ad avere spazio in Rai su notizie che riguardano la metà della popolazione italiana, come quella della battaglia che stiamo facendo con altre 80 associazioni sulla destinazione dei fondi risparmiati con l’allungamento dell’età pensionabile.
 Ho spiegato in dettaglio l’azione che stiamo facendo col Manifesto pubblicità, invitando le partecipanti all’evento del 4 luglio.
 Hanche o rilevato che molto giustamente da più parti è stata richiamata la crucialità dei linguaggi visivi, infatti non si tratta solo di contenuti, ma anche del modo in cui si fanno le riprese a molti livelli. C’è anche un problema nella parte audio: gli stereotipi vengono costruiti anche dalle colonne sonore e dai repertori che tipicamente accompagnano la comparsa di figure femminili, importante collegarsi alle donne musiciste, che in Italia sono migliaia, e tra l’altro pesantemente sottopagate e sottoutilizzate nei media. Si tratta anche di promuovere i seminari di formazione per autori e creativi, emendamento che avevamo introdotto e che è stato recepito nel contratto di servizio, si tratta di trovare la via per metterli in atto, includendo i service.
Infine Donne in Quota e CPO RAI hanno chiesto di sottoscrivere una lettera, hanno letto solo rapidamente a voce. Per quello che ho potuto appuntare per sommissimi capi:
 richiesta di favorire la partecipazione delle donne per una miglior qualità nella ideazione, creazione, produzione e conduzione; allineamento agli standard europei rispetto alla rappresentazione di genere; avere un CDA paritario della RAI; istituire una figura di garanzia della qualità dei programmi in termini di genere; istituire un laboratorio per l’ideazione e progettazione di nuovi format.
Poiché nel corso dell’incontro è emerso che ci sono molte associazioni, università ecc che fanno monitoraggi ho proposto che tutte queste azioni e questi dati confluiscano intanto nel sito del centro interuniversitario per facilitare comunque una rapida accessibilità e azioni di protesta. Mi sono anche associata alla proposta, emersa alla fine, che in ogni notiziario ci sia un minuto e mezzo dedicato a notizie di genere, escluse quelle in cui le donne sono vittime. Questa idea è restata solo abbozzata, ma potrebbe valere la pena di lavorarci sopra.

Purtroppo non c’è stato di fatto il tempo per una discussione di nessuna delle proposte. Seguiranno altri incontri.

Serena Dinelli, è arrivata a occuparsi di Media e IT dalla psicologia clinica. Vive a Roma, Liceo Classico e educazione parallela alle arti (pittura, musica, danza), Laurea in Lettere moderne alla Sapienza (Roma) 110 e lode, Perfezionamento in Psicopedagogia (70 e lode), diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia (Roma 1973) e Training in terapia sistemico- relazionale (1976). Da allora ha svolto attività di psicologia clinica con famiglie, adolescenti, bambini. Dagli anni ’80, notando nel suo lavoro clinico un grande mutamento culturale, si è rivolta alle tecnologie della Comunicazione e Informazione e alle loro implicazioni psico-sociali e più in generale all’innovazione, anche con momenti di collaborazione con aziende nell’area della formazione e comunicazione. Tra l’altro, uno studio sull’esperienza televisiva come formazione affettiva, estetica e di stile attraverso i linguaggi e “arie di famiglia” (“La macchina degli affetti: dalla televisione ad altre tecnologie dell’emozione”, F. Angeli ’99); nel 2003 la condirezione della ricerca nazionale “La trasformazione silenziosa: donne e ICT in Italia”, CNEL Commissione Innovazione; nel 2008 un contributo al volume SdR “Un altro genere di tecnologia” a cura di T. Capitani, LuluCom. E’ infatti attiva da molti anni anche nell’area del movimento delle donne, attenta alle questioni psicosociali di genere, ed è Vicepresidente dell’Associazione “Aspettare stanca”. Conosce bene inglese, francese e spagnolo. Le piace disegnare, fare assemblaggi e collages. Nel ’78 un libro di storie disegnate con la libreria delle Donne di Roma, nell’ 84 il libro di cucina per single, “Robinson in cucina”.

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Dols

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