La città delle teste di pesce

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In questo lungo racconto, Teresa Petruzzelli ci offre un altro dei suoi personaggi femminili delicati, fragili all’apparenza e, tuttavia, resilienti nel loro dimesso desiderio di vita, che si ritagliano l’esistenza tenendo testa ai colpi della malasorte, senza chiedere troppo, a metà tra il candore di un’inconsapevolezza assoluta e la cura di minuscoli sogni da coltivare, con imbarazzo, nell’orto dei propri pensieri.

di Maria Grazia Tundo

https://www.aliberticompagniaeditoriale.it/libro/9788893231565

la-città-delle-teste-dipesceIn questo lungo racconto, Teresa Petruzzelli ci offre un altro dei suoi personaggi femminili delicati, fragili all’apparenza e, tuttavia, resilienti nel loro dimesso desiderio di vita, che si ritagliano l’esistenza tenendo testa ai colpi della malasorte, senza chiedere troppo, a metà tra il candore di un’inconsapevolezza assoluta e la cura di minuscoli sogni da coltivare, con imbarazzo, nell’orto dei propri pensieri. Si tratta di Anna, paziente come una pecora, il suo animale preferito, e “forte per resistere senza la libertà”.

Fuori pulsa una vita troppo complessa da capire, per chi si è fermata alla quinta elementare imparando poco perché la maestra la mandava in giro a comprare le uova nelle masserie vicine, per chi non può neanche cucire perché impresa troppo sofisticata per una brava ragazza di paese degli anni ’60.

Il libro è la narrazione del viaggio di Anna da una famiglia in cui non ci chiama per nome, dove si sta tutti zitti, dove la vita scorre contratta in spazi angusti e orizzonti limitati, verso una famiglia nuova, di città, con le sue promesse di una vita diversa, di una dignità riconquistata, di allegria e godimento, una famiglia in cui si respira la bellezza e le vengono fatti i complimenti a cui non è mai stata abituata.

Il capoluogo, la città delle teste di pesce (perfettamente riprodotta dalla scrittrice, grazie a dettagli significativi e apparentemente marginali), diventa la cifra simbolica del cambiamento, con la sua realtà pulsante – incomprensibile per la protagonista – vertiginosa nelle sue contraddizioni e stridori di suoni, odori, colori sgargianti, eccessi di abbracci, risate, grida, parole, ben diversa dal ritmo di un paese patriarcale immerso nel silenzio, dove tutto è vietato ad una donna e l’espressione dei sentimenti è un lusso che non ci si può concedere.

A cosa andrà incontro Anna durante il viaggio che inizia salendo su una corriera, carica di pane e friselle da portare in dono? Come sarà la sua nuova esistenza?

Immergendosi nella lettura non si potrà non amare il personaggio di Anna, nella sua distanza e differenza, nella sua semplice voglia di vivere, spesso scandita dal timore di essere inadeguata. Tramite lei ci è permesso un cambio di prospettiva sul mondo; immergendoci nel suo linguaggio semplice, scarno, frammentario, anche noi cominceremo a percepire la realtà in modo più immediato, fortemente sensoriale. Tutto ci apparirà confuso, sovrapposto e, nel contempo, soffuso da un alone di magia, simile alla meraviglia del bambino che si apre, curioso e intimorito, all’immenso brusio e brulicare di vita della realtà.

 

 

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