Scrivere con l’inchiostro bianco

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Scrivere con l’inchiostro bianco di Maria Rosa Cutrufelli è un  saggio atipico sulla scrittura femminile, dal sapore antiaccademico. 

di Loretta Junck

Non ricordo più dove ho letto che scrivere è un po’ come fare l’uovo. Non lo dico per sminuire l’arte del comporre (anche se, confesso, parole come “composizione” e “comporre” mi hanno sempre fatto pensare all’artificio e forse la grande scrittura ha davvero più a che fare con l’operazione di produrre un uovo – cioè creare un oggetto originale utilizzando il nutrimento che il corpo ha metabolizzato – che con quella meno implicante del comporre, che significa mettere insieme).
scivere-inchiostrocutrofelliLa metafora dell’uovo mi è tornata in mente leggendo l’agile ma denso saggio di Maria Rosa CutrufelliScrivere con l’inchiostro bianco”; è un libro originale e personalissimo (“uovo”, quindi, non “composizione”) sulla scrittura femminile, che si avverte nato dopo lunga incubazione dall’apporto di vaste e variegate letture ricordate nelle “Note minime” alla fine dei capitoli. Impossibile citarle tutte, basti dire che ci sono i capisaldi della riflessione femminista del Novecento, a partire da Simone de Beauvoir, ma anche tanti altri autori e autrici, in un ventaglio che va da Omero e Sofocle a Goethe, da Gaspara Stampa a Robert Graves e a Roberto Calasso. Gli inguaribili pedanti forse soffriranno un po’ per la mancanza delle citazioni classiche (quelle puntuali con l’opera l’edizione la pagina) ma in compenso avranno modo di riflettere sulle motivazioni di una scelta che si allontana, anche in ciò, dalle vie già tracciate.

Si tratta infatti di un saggio atipico, dal sapore antiaccademico, che ben si inserisce nell’elegante collana intitolata I leggendari, diretta da Anna Maria Crispino e pubblicata da Iacobelli. Atipico (e ardito) l’accostamento della rivisitazione dei miti classici e dell’opera poetica di Gaspara Stampa con l’analisi delle “scritture del sé” e con l’excursus sulla letteratura e l’arte afroamericana; argomenti accomunati non solo dalla focalizzazione femminile, ma dalla particolare intensità conferita a ognuno dal fatto che l’autrice, come persona fisica, non solo non si nasconde, non cerca di scomparire, ma è invece sempre presente sulla pagina con una voce ben distinguibile, ed è una voce inconfondibilmente femminile in questo suo “partire da sé”.
Si intuisce una testa pensante di donna nel valore forte che acquistano, nel testo, l’esperienza personale e la storia di chi scrive, in carne e ossa. Ed è una costellazione di esperienze personali, ma condivise con altre donne, a confermare all’autrice che misurarsi con la scrittura creativa, per le donne che scrivono, è sempre stato e forse continua a essere cosa diversa che per gli scrittori uomini. Perché narrare significa narrarsi, e «narrarsi significa esporsi, mostrarsi agli altri senza veli», ma soprattutto perché per farlo occorre «la capacità di pensarsi come soggetto libero e desiderante, cosa che tradizionalmente alle donne è stata negata». Non lo è più oggi (“forse”, aggiunge Cutrufelli) ma lo è stato fino a ieri e certamente per la generazione cui l’autrice appartiene. Tuttavia è un fatto che le esperienze per i due sessi sono diverse e «se il punto di partenza per uomini e donne non è lo stesso, è probabile che non lo sia nemmeno l’approdo…». Quale possa essere tale approdo, l’autrice dice di non sapere, ma confessa comunque di tentare, come altre scrittrici del nostro tempo, di raccontare una storia non ancora narrata, «cercando sempre qualcosa capace di filtrare le parole e di organizzarle in un ordine e in un senso “altro”».
Una lettura stimolante, anche per la presenza di una narrazione coinvolgente e di una scrittura scorrevole e limpida, talora sottilmente ironica e autoironica.

Maria Rosa Cutrufelli è nata a Messina, da padre siciliano e madre fiorentina, ha studiato a Bologna e ora risiede a Roma, ma quando ha dovuto scegliere tra le diverse radici della sua storia famigliare ha optato per l’isola paterna, la Sicilia, perché sente di appartenere al Sud, luogo «che ormai indica una condizione umana più che una posizione geografica».
Scrivere con l’inchiostro bianco è l’ultimo di una nutrita serie di saggi iniziata negli anni ’70, ma l’autrice si è misurata anche con la narrativa: suoi racconti e romanzi sono stati tradotti in numerose lingue. Tra questi ricordiamo La donna che visse per un sogno (2004), entrato a far parte della cinquina dello Strega e vincitore di numerosi altri premi, La briganta (2005), Complice il dubbio (2006), D’amore e d’odio (2008), I bambini della Ginestra (2012), Il giudice delle donne (2016), tutti editi da Frassinelli.

Maria Rosa Cutrufelli
Scrivere con l’inchiostro bianco
Roma, Iacobelli, 2018
Pagg. 161
€ 13

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