Un diario a quattro mani

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Un diario a quattro mani: storia di una struggente corrispondenza d’amorosi sensi. Clara Wieck e Robert Schumann.

di Francesca Bonaita

                                                          Mia amatissima … questo piccolo quaderno    
                                                        che oggi inauguro è destinato ad avere un significato profondo:  
                                                    diventerà il resoconto quotidiano di tutto quanto concerne la nostra casa e la nostra vita…
Ci è ormai difficile poter immaginare oggi, intossicati quali siamo dalla comunicazione digitalizzzata veloce, contratta fino all’inverosimile, quale potesse essere la sensazione sottesa a una proposta del genere: scrivere ciascuno, una settimana a turno e sulle pagine di un diario in comune, quanto di più significativo o apparentemente insignificante sarebbe accaduto da quel giorno in poi, nella loro vita di giovani sposi finalmente uniti tra quattro mura domestiche. Siamo a Lipsia, è il 13 settembre 1840.
Non semplici lettere dunque, ma la richiesta da parte dell’uomo di condividere un Haushaltbuch, un diario di casa in grado di conservare, più che l’espressione di sentimenti di nostalgia o il desiderio l’uno dell’altro, propri delle lettere tra innamorati, quell’intimo e personalissimo pensiero che emerge dal singolo individuo anche nell’esistenza in tandem. Una parte di sè affidata quotidianamente, e con cura, a carta, penna e calamaio, quali vettori di reciprocità e condivisione, quando la parola detta si sarà rivelata inefficace, e insieme espressione di individualità pura.
Come da accordi sottoscritti in calce alla prima pagina, ciascuno dei due innamorati avrebbe letto solo la settimana successiva le considerazioni di segretariato dell’altro, impossessandosi a sua volta del ruolo di redattore di casa la domenica mattina, durante il rituale del caffè. Un momento di condivisione e l’inizio di un capitolo nuovo.

Clara Schumann Engraving by Em. Raerentzen & Co. "Figaro," 1842 Portrait File Gilmore Music Library Yale University

Clara Schumann
Engraving by Em. Raerentzen & Co.
“Figaro,” 1842
Portrait File
Gilmore Music Library
Yale University

Accomuna i due giovani il palesato accordo di scrivere, oltre alle cronache delle rispettive attività professionali che permeano appassionatamente i loro giorni, le piacevolezze e persino le possibili incomprensioni della vita coniugale, ovviamente elaborate e proposte all’altro “a distanza”, con il proprio punto di vista, la sensibilità individuale e la lettura interpretativa personale. La stesura scritta sarebbe divenuta, in tal caso, un possibile intermediario delle riconciliazioni. Tuttavia, appare fin da subito l’intento di rivelare all’interlocutore le proprie aspettative e i desideri più reconditi, forse taciuti verbalmente al coniuge nel viver quotidiano. Lo scrivere nero su bianco, li avrebbe resi inevitabilmente manifesti.
E’ così, con una diario a quattro mani, consuetudine che verrà riproposta per i successivi quattro anni, in un susseguirsi di quadernetti colmi di testi, affermazioni, considerazioni, aneddoti, risposte e contro-risposte, cadenzate da un tempo lento e necessario alla riflessione personale, che il giovane Robert Schumann, trentun’anni, e la giovanissima Clara Wieck, di appena ventidue, suggellano l’inizio di una comunità di intenti e la corrispondenza scritta di amorosi sensi.
Colmi di premure, attenzioni e tenerezze l’uno per l’altro, gli scritti attestano un amore che si fonda su pattuite parole chiave, impegno, parsimonia e fedeltà. Per noi lettori, il diario non è solo la serratura da cui sbirciare un amore pieno e consapevole, ma una preziosa lente d’ingrandimento per comprendere a distanza quali siano state le idee primigenie, i motori e le istanze da cui è sorta l’ispirazione artistica nei protagonisti. Lui, inquieto musicista, che fino a pochi anni prima aveva considerato la possibilità di fare della letteratura la propria professione, forse già lacerato da una sensibilità patologica, è pienamente consapevole di appartenere a un mondo che vede la nascita di un movimento artistico nuovo, il romanticismo, pervaso da incredibile fecondità lirica e forza espressiva. É allievo pianista del padre di lei, Friedrick Wieck, che ne ha ostacolato, fino all’ultimo e in tutti i modi, il matrimonio. Lei è una talentuosissima pianista, compositrice e virtuosa della tastiera tanto da incantare le sale da concerto e i saloni delle corti di mezza Europa, ormai votata alla carriera più straordinaria dal padre. Wieck, fervido appassionato di musica, editore e fondatore di una fabbrica di pianoforti, divenuto docente di chiara fama sulle ali dei successi clamorosi della giovane figlia-allieva, ben altro avrebbe desiderato per Clara. Certamente una vita da star, su cui puntare tutto con disciplina ferrea e determinazione, piuttosto che vederla ossequiosa sposina, e futura madre di ben otto figli, accasata con un marito spiantato e ai suoi occhi mediocre compositore. Schumann scrive musica di “nuovo genere”, i lieder per voce e pianoforte.
Quel giovane, che a causa di un’infelice esperienza di studio per fortificare le articolazioni delle dita, si era ritrovato con una mano pressochè paralizzata, tanto da dovere ripiegare più sulla composizione che non sulla carriera pianistica, gli appare pieno di contraddizioni psicologiche. Anche a partire dai saggi di critica ed esegesi musicale pubblicati fin dall’età giovanile sulla rivista Neue Zeitschrift für Musik, in cui Schumann sdoppia la propria personalità firmandosi con due differenti pseudonimi, associati a due figure distinte e contrastanti. Florestano, dalla natura fantastica, capace di slanci appassionati, ed Eusebio, dai tratti più contemplativi e introversi, ripiegato entro un carattere sognante, fragile e meditativo.
Certo, Clara tutto sarà nel tempo fuorchè una moglie remissiva e rinunciataria delle proprie aspirazioni. Donna tenace e sodale, fervida ammiratrice della rara sensibilità intimistica musicale di Robert, ella intuisce fin da subito l’incredibile talento dell’uomo che ha fortemente desiderato, come compagno di vita e di interessi: Il tuo modo di scrivere musica per me è la cosa più bella e più cara.
Robert-SchumannNell’appartamento di Inselstrasse, la vita coniugale si alterna tra aspirazioni comuni e l’accudimento della prole, le preoccupazioni per la salute propria e quella dei figli, i momenti di studio intenso del pianoforte, la stesura di nuove partiture sulle quali confrontarsi, i timori sofferti per il proprio futuro artistico, le preoccupazioni economiche, l’insegnamento di Robert al Conservatorio di Lipsia, invitato dall’amico Mendelsshon; e ancora,  gli avvenimenti musicali della città e la lettura critica di testi poetici, le passeggiate, i preparativi per i viaggi e le lunghe tournée di Clara, le interpretazioni pianistiche, le sensazioni del dopo-concerto. Le giornate sono cadenzate dalle minuziose descrizioni del trascorrere delle stagioni e dei mutamenti delle condizioni atmosferiche. C’è posto anche per attimi di gioiosa complicità a due: Domenica scorsa, la sera, abbiamo festeggiato con una piccola bottiglia di champagne; sono ore felici trascorse quando fuori è ancora inverno e fa freddo.
La dimora dei coniugi Schumann viene movimentata anche dalle molte visite di amici, allievi e musicisti che vi soggiornano e costituiscono motivo di considerazioni scritte trai due coniugi, alternando giudizi entusiastici a critiche contrastanti. La giovane donna si dedica appieno all’accudimento della famiglia senza tuttavia mai rinunciare alla propria priorità intellettuale di raffinata musicista. La carriera pianistica, persino suo malgrado, a causa dell’estenuante logorio fisico del concertismo senza sosta, quasi divenuto insopportabile, diviene nel tempo una risorsa economica necessaria e irrinunciabile. Sono anni in cui la vita di Robert è caratterizzata dalla tensione alla felicità più pura e sognante che si dibatte tuttavia entro un’anima sofferta, che incarna l’inquietudine dello spirito romantico unitamente alla sofferenza della patologia psichica. Tanto che scrive: L’immagine di Clara si libra al di sopra di queste tenebre e mi aiuta a sopportare tutti i miei dolori.
Sono due anime in condivisione, difficile non provarne profonda empatia, anche a distanza di centinaia d’anni luce da quel mondo. Sono Twin spirits, e proprio così, tra le molte rivisitazioni teatrali e letterarie di quell’amore, viene intitolata un’accattivante performance teatrale diretta da John Caird e messa in scena alla Royal Opera House di Londra nel 2005. Protagoniste la voci narranti dell’io epistolare di Robert e Clara, interpretate dai coniugi Sting e Trudie Styler, accompagnati da un ensemble di strepitosi musicisti, tra cui spicca la voce del violino suadente di Sergej Krylov.
Nonostante il trasferimento della coppia da Lipsia, prima a Dresda, poi a Düsseldorf, la malattia di Schumann diviene una presenza incombente nell’equilibrio familiare, alternando momenti di benessere, che vedono il nascere di assoluti capolavori della letteratura pianistica, cameristica e sinfonica, con baratri emotivi sempre più cupi, caratterizzati da gravi inquietudini, persistenti amnesie e assenze psichiche che turbano non poco il compositore. Ma è proprio in quest’ultima città che si presenta a casa Schumann, nel 1853, il giovane musicista Brahms, appena ventenne. Appare subito desideroso di avere consigli e indicazioni da colui che egli ammira più di qualsiasi altro compositore. Ma l’incontro con Clara, affascinante e colta, si rivela deflagrante per la sensibilità del giovane che coltiva, insieme alla devozione incondizionata per Schumann, un tacito e conturbante sentimento amoroso per colei che sola rappresenta l’eterno femminino. E’ un amore che allaga il cuore, forse compreso e condiviso dalla donna, ma mai appagato. In preda alla follia del disturbo bipolare, fino al tentato suicidio nelle acque del Reno, e al conseguente ricovero nel manicomio di Endenich nel 1854, Schumann viene accudito per i due successivi anni che precedono la sua morte dal solo Brahms. Egli lo visita frequentemente in ospedale  – Clara non vi metterà mai piede – e si preoccupa dei figli della coppia durante i lunghi periodi di assenza della madre, impegnata strenuamente in tutta Europa per concerti. Perché una tale chiusura di Clara? Molti gli interrogativi e le risposte possibili. Il distacco forzato da Schumann per l’incapacità di sopportarne il dolore, la ribellione verso l’imponderabile crudeltà del destino che li vede separati o l’impossibilità di accettare la trasfigurazione dell’oggetto amato, ormai non più riconoscibile nell’essenza? Il turbamento dinnanzi al possibile amore di un uomo molto più giovane o gli impegni artistici che la tengono lontana da casa, con la necessità di sobbarcarsi lei sola il gravoso peso della famiglia? Forse, la percezione che l’unicità della condivisione è ormai perduta, per sempre.
Ci restano le future pagine musicali di Brahms, dense di desiderio e nostalgia cocente, rimpianto e struggimento appassionato per ciò che avrebbe potuto essere, e non è mai stato, l’amore per Clara. Le piace Brahms? Chiede Antony Perkins ad Ingrid Bergman nel film di Litvak, tratto dall’omonimo romanzo di Françoise Sagan del 1959. Nascita di un sentimento folle e impossibile e, per antonomasia, la traduzione in musica di quella Sehnsucht dello spirito romantico che due uomini, a distanza di poco tempo, hanno avuto un tempo per la stessa donna, amante fedele e musa ispiratrice.

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