Elena Guerrini, cantastorie del terzo Millennio

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Un vulcano, una maga, un sorriso, una grande determinazione, una toscana, una creativa, un’artista, Elena Guerrini, definita una cantastorie del Terzo Millennio.

Dopo tanti anni attrice di teatro e cinema, è tornata nella sua terra maremmana, a Manciano, barattando di casa in casa il suo spettacolo “Orti insorti” in cambio di zucchine, olio, pomodori e per due anni non ha avuto più bisogno di fare la spesa.

Da questa sua idea ha dato vita al “Festival a Veglia”, spingendo altri artisti a trovare il proprio palcoscenico lungo le vie del borgo maremmano. Ogni settembre tra Orbetello e Manciano , questo Festival oramai alla sua dodicesima edizione, ospita artisti eccellenti del teatro italiano contemporaneo, con la formula dell’ingresso a baratto e la sedia portata da casa.

Per lei il lavoro dell’artista è vicino alla terra, è la storia dei contadini dove il minestrone durava dieci giorni, è il sapore della vita di un tempo, è il ricordo di suo nonno Pompilio che vestiva gli alberi perché non prendessero freddo, è la cura della terra che si merita coccole.

Attrice di cinema e di teatro, già intervistata su Dol’s in passato, ha partecipato a numerosi film lavorando con registi come Pupi Avati, Giuseppe Bertolucci, Paolo Virzì. In teatro ha battuto un percorso autonomo di ricerca teatrale con performance -spettacoli dei quali cura drammaturgia, allestimento scenografico e regia. Da “La cucina erotica”, performance gastronomica per un solo spettatore alla volta, a monologhi di teatro civile, “Orti Insorti” , monologo sulla civiltà contadina, “Bella Tutta” sui canoni di bellezza imposti dai media, “Alluvioni” sulle “botte” che ci colpiscono all’improvviso. Ispirato a “Bella Tutta” ha pubblicato con Garzanti il libro “Bella tutta i miei grassi giorni felici”. Direttrice artistica dell’associazione Creature Creative propone spettacoli, laboratori, festival ad enti, associazioni, comuni e scuole e teatri.

Per Elena Guerrini la cultura e la sua fruizione sono un diritto e pertanto investire in cultura significa investire in crescita economica e intellettuale : cantastorie , teatro all’aperto, festival che fanno scoprire nuovi luoghi e nuovi paesaggi fanno camminare insieme cultura e politica culturale, amore per il paesaggio, la natura, l’ambiente.

Un’artista che rifiuta una recitazione impostata e artificiosa, e si rivolge al pubblico con monologhi diretti e spontanei e la sua marcata cadenza toscana. Fuori da ogni schema, trasporta metaforicamente nel suo teatro , nella scrittura e nella vita, tre parole magiche, seminare, coltivare e proteggere. Ogni sua creazione è un campo da coltivare cpn cura “Il seme è la parola, l’acqua che annaffia la creativita’ ,il frutto è l’azione fisica legata alla parola” .

Già solo intervistarla è stata un’ avventura divertente e molto interessante. Chissà se dovessimo lavorare insieme!

* Sei stata definita una cantastorie del terzo millennio..ti ritrov in questa definisizione?

La definizione è di Letizia Bernazza, critica teatrale e giornalista nel testo “ Frontiere di Teatro Civile” . Si, mi ci ritrovo appieno. Scrivo, recito e produco in modo indipendente, giro tutta l’Italia incontrando persone e storie nuove, il mio è un teatro viaggiante. Dialogo, parola e ascolto, la parola viaggiante in “Orti Insorti”  non è la parola dei drammi naturalistici ma una parola ricca di suggestioni che diventa essa stessa scenografia e costume, parola ricca di suggestioni fantastiche come le storie dei cantastorie e ogni volta il mio bagaglio di parole si ingrandisce. Abbiamo bisogno di incantare e lasciarsi incantare dalla parola.

* E’ corretto definire il tuo teatro  ecologico, civile, di denuncia?

Il mio teatro è un narrare clandestino dove contemplare ed essere anche in viaggio , dove cercare radici e lanciare semi. E’ la parola che diventa narrazione. E’ archeologia, è tutto un cercare dentro e portare fuori . Denunciare con il sorriso e non con rabbia. Per creare “Orti Insorti” ho raccolto le storie di casa in casa, di podere in podere e mi sentivo un po’ Omero. Usare l’oralita’ come trasmissione del sapere è stato l’inizio del mio lavoro di narr-attrice. Ma, narrando, anche raccolgo , in un baratto di parole, sentimenti  e storie.

Per” Bella Tutta”, dove si parla di accettazione del corpo, mi sono messa in ascolto della Polis perché il mio teatro è politico e la polis di riferimento sono state le adolescenti e il loro percepire il concetto di bellezza veicolato dai media

In “Alluvioni , dal fango alla luce”, ho ricreato un’ ‘agora’ con le persone che hanno subito l’alluvione e il dialogo con chi, oltre all’alluvione reale, ha subito altre alluvioni, metaforiche , ma ben piu ‘dolorose.

In “Vie delle donne” , narrazione che propongo per case, scuole e sale di consigli comunali, lo spettacolo stesso diventa creazione e discussione perché il pubblico interviene.

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foto di Fabio Tommasi

*C’è sempre presente nel tuo modo di fare spettacolo la convivialità. Perché, quale è suo senso all’interno della tua visione della vita?

Piacere, dialogo, cibo , parola. Penso ai cantastorie che si fermavano nei poderi , dopo la trebbiatura , o durante la vendemmia , nelle veglie , accanto al camino con tutta la comunità rurale , narravano storie , si parlava di attualità e poi venivano ripagati con cibo e biada per il cavallo , o con olio e vino . Ecco quel cerchio attorno al fuoco , con le parole e il cibo è l’origine della vita, e quello che vorrei ricreare nel mio teatro con le narrazioni . In Toscana ad Albinia, tra il Monte Argentario e Capalbio nell’ estate del 2018 aprirò una Casa Creattiva, che ospiterà seminari e spettacoli , ma anche cene a tema e mostre d’arte.

* Gli ingredienti del tuo teatro: baratto, condivisione, convivialità, ritorno alla terra. Ma anche denuncia, autoironia, abbattimento degli stereotipi: ci possiamo vedere una tua possibile di un modello di società in rinascita?

Mi raccontava mia nonna che durante le veglie contadine, ognuno portava qualcosa da mangiare, magari l’avanzo della cena, e tutto questo un pezzo di carne, un po’ di pane e verdura , del brodo , un paio di patate lesse e condito con l’ olio buono diventava una zuppa e veniva scaldata sul camino nel paiolo e condivisa, ascoltando i racconti . Mia nonna accendeva le candele , e quando le candele finivano era finita la veglia. Credo che stiamo andando verso un cambiamento , un ritorno alla terra , anche se non si accendono più le candele la sera. Con le repliche di Orti Insorti , in giro da 10 anni , incontro persone e realtà sostenibili , contadini produttori , insegnanti, sindaci di comuni virtuosi, realtà come civiltà contadina e genuino clandestino , associazioni per salvare il paesaggio, persone solidali e aperte, dedite all’ecologia e alla cultura. Credo che questo sia un vento nuovo che soffia e che parte dai piccoli luoghi ai margini per arrivare alle grandi città. C’è un gran fermento di persone verso la sostenibilità

*Come giudichi il tipo di investimento che oggi viene fatto sulla cultura?

Investire in cultura per i miei genitori era comprare un vestito di meno e un libro di più’, oppure andare una volta in meno al ristorante e pagare le rate dell’enciclopedia, che vedevo in libreria nello studio .Una fila di volumoni fermi come un totem di conoscenza . Ogni volta che sfogliavo le pagine di quei libri marroni per cercare qualcosa ,( era la Treccani edizione anni 80 ?) sentivo il peso della cultura e l’odore del sapere Cultura è trasmissione della conoscenza per formare l’identità’ individuale e l’identità’ collettiva   che, come matrioske, stanno l’una sta dentro l’altra . Credo che a partire dai piccoli paesi fin ad arrivare alle grandi metropoli sia importante non giudicare ma agire, alzarsi da soli.

*E come si può fare?

Si può fare unendo le forze tra le persone ed esercitandosi all’ascolto ,partendo da radici antiche ,per ritrovare i saperi del passato e valorizzarli e guardare al presente e al futuro in modo più consapevole perché la cultura crea integrazione . C’ è altro oltre ai nomi televisivi per coinvolgere e far crescere il pubblico. Con la cultura si mangia. Parlo della cultura orale da riscoprire, del teatro all’aperto , dei festival piccoli e grandi che oltre l’evento fanno scoprire nuovi luoghi ,nuovi cibi e nuovi paesaggi. Cultura e politica culturale devono andare a camminare insieme con l’amore per il paesaggio e per l’ambiente che li conduce. Ogni investimento culturale deve secondo me nascere da una passione , l’investimento passionale è il più’ grande investimento culturale. Una ri-evoluzione culturale può nascere da un grande sentimento d’amore per il luogo.

 

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foto di Sandro Mabellini

*E parlando di investimento culturale torniamo al tuo teatro e al tuo festival “Maremma a Veglia a teatro col baratto” Cosa significa “a Veglia?

Il festival “Maremma a Veglia a teatro col baratto “ esiste da 11 anni in Maremma , a Manciano. L’ho ideato pensando a una tradizione antica , La veglia contadina e rinnovandola. In epoche precedenti , dalla commedia dell’arte fino alle compagnie viaggianti del secolo scorso , l’incasso era tutto ciò che stava dentro a una cassa, perciò non solo moneta ma anche prodotti della terra :olio, vino , pane, formaggi, coperte, vestiti. La veglia era appunto la veglia contadina. Quando ero piccola mio nonno usciva di casa con una seggiolina in una mano e una bottiglia di vino nell’altra e diceva, “vo a veglia”. E andava in un podere o in una cantina a parlare e ascoltare, talvolta c’erano i cantastorie o i musicisti , o chi sapeva suonare prendeva una chitarra e cantava. La veglia , il contrar io del sonno , quel sonno a cui a me portano certi programmi televisivi e talk show e anche alcuni spettacoli teatrali.

*Gli artisti tornano a casa con il pagamento in olio, vino, prosciutto..?

Gli artisti sono pagati in natura cioè’ in baratto . Chi entra a vedere lo spettacolo non paga un biglietto ma porta una bottiglia di olio o vino buono , o un paio di barattoli di marmellata Gli artisti sono lieti di raccontare , narrazioni nuove o prove di spettacoli futuri nelle case, seduti vicini vicini al pubblico, affratellati da questa comunanza e felici dell’incasso .Marco Paolini , Ginevra di Marco e Iaia Forte , e molti altri sono tornati a casa con macchine cariche di prodotti genuini, e per un po’ di tempo non hanno fatto la spesa. Gli spettatori invece , sono di fronte ad artisti  che diventano subito amici , data la vicinanza, e si instaura subito un dialogo intimo , quasi impossibile a teatro.

Il biglietto non monetario fa si ‘ che il contadino produttore porti come biglietto di ingresso il proprio olio o vino e che il turista invece lo compri , conoscendo così un prodotto del territorio. Un esempio unico di economia circolare applicata all’arte .

In questo modo l’economia si rivitalizza attraverso l’arte. L’arte da’ da mangiare, non solo agli artisti ma anche ai produttori e al paese. Lo slogan del festival infatti è :“A veglia a teatro col baratto dove l’arte nutre il territorio   e il territorio nutre l’arte.”

 

 

 *La casa che vi ospita e le case dei singoli spettatori che si devono portare la loro sedia diventano il palcoscenico e il deposito per allestire la platea, i padroni di casa diventano addetti alle luci e fonici. Stai creando il modello di un teatro diffuso?

Adoro il teatro diffuso, dove un paese diventa teatro e un teatro diventa paese. Citando “ Per un teatro clandestino “ di Antonio Neiwiller , ti dico “ Una stalla può’ diventare un tempio restando magnificamente una stalla”. Ecco , una casa o una piccola piazzetta può diventare un teatro, ma senza luci e fonica , a volte basta davvero una lampada del salotto o un filo di lampadine. E’ una rivoluzione umana fatta in casa, un teatro dove non si va a mani vuote e dove per entrare si bussa con i piedi, perché le mani sono piene, in una c’è la sedia e nell’altra ci sono i doni da portare all’artista. Tutto diventa una architettura umana, ed è il padrone di casa che invita e accoglie e offre qualcosa da bere o da mangiare a fine spettacolo , ma non come una degustazione da fiera alimentare, ma con la generosità dell’ospitalità genuina , quindi vino o bruschetta fatta al momento , e mangiando e bevendo si instaura il dialogo.

* E partecipa tutta Manciano?

A Manciano , durante le sere del festival dalle 19 in poi vedi delle persone camminare con la sedia in mano e una bottiglia nell’altra ed è come una piccola processione simpatica e ridente , a cui la gente si aggrega. Anche se non ci sono cartelli con indicazioni , si capisce di essere nella direzione giusta e si arriva alla casa che per quella sera diventa teatro. Ormai da anni abbiamo case e piazzette diventati teatri stabili, come la casa di Aldo e Mietta Cavoli , o la piazzetta davanti alla casa di Elena Mazzieri, la sarta del paese.

*Come nasce un tuo spettacolo?

Le mie cre-azioni preferisco definirle narr- azioni , piu’ che spettacoli .Non scrivo a casa al computer, ma per strada , cogliendo l’attualità e le parole di chi mi circonda, cerco la genesi della parola anche nei laboratori di scrittura creativa e biografica che tengo in scuole e teatri . Insegno e insegnando imparo . In teatro sono attrice e autrice e la creazione per me è arte totale, mi occupo di costumi luci e scena, perché sia la luce che l’oggetto di scena che l’abito sono attori con me , e dialogano sul palco fondendosi l’uno nell’altro. Poi del teatro adoro lo spostarsi, il girare ,la tournée, dai piccoli paesi alle grandi città , gli incontri con il pubblico , il respiro che si sente , vivo , lo sguardo e l’applauso , la catarsi. Poi il buio , il silenzio, l’intimità del camerino , che adoro.. ci sono dei bellissimi camerini in alcuni teatri, come al Franco Parenti e al Piccolo a Milano. Per me i camerini sono case minime , dove c’è l’essenziale , il tutto nel piccolo . Il mio teatro è un parto , mi faccio ispirare dall’attualità e dall’incontro con il pubblico e dopo nove mesi nasce la creatura , o la creazione. Il mio narrare è come una medit-azione tra parola e gesto, allenamento quotidiano , disciplinato e costante, per arrivare a ciò che già c’era ma si è dimenticato, la naturalezza di voce e sguardo , la creazione di valore attraverso il lavoro e il richiamare alla vita i nostri avi con la voce e ciò’ che eravamo prima di nascere.

 

 

*Dal cinema al teatro: è cambiato qualcosa in te cambiando il contesto del tuo lavoro?

Per me il teatro è conoscenza e laboratorio permanente non intrattenimento . Il teatro ogni sera muore per rinascere la sera dopo diverso, rigenerandosi , e ogni giorno cambia. Il cinema è statico. Immortale. Una volta finito non cambia piu’.

Nel cinema   ho dei ruoli scritti da altri , personaggi che poi vivo e plasmo su di me come una seconda pelle, e mi lascio condurre dalla regia, sono più rilassata, più’ attrice , osservo molto e creo il personaggio da interpretare vivendolo. Nel film di Virzi’ “la pazza gioia “ mi sentivo cosi’ dentro il personaggio che avevo la gioia di essere pazza anche io nei giorni di set. .In questi mesi sto scrivendo la sceneggiatura del mio romanzo “ Bella Tutta” Edito da Garzanti, e sarà ancora un nuovo linguaggio dal teatro al romanzo, dal romanzo al film.

 

* Se tu dovessi riassumerti con delle parole chiave?

Determinazione e soddisfazione , ambedue sia nel teatro che nel cinema, poi empatia, immaginazione, facilita’ al contatto umano , ri- evoluzione, che vuol dire rivoluzione e cambiamento dei punti di vista insieme, ingredienti senza i quali sarebbe difficile qualsiasi creazione. Mi piace lavorare con persone con cui ho sintonia e provo stima ,spesso anche in produzioni indipendenti sia in teatro che in cinema, adoro i cortometraggi e le serie per il web . Ho lavorato on Pupi Avati, Giuseppe Bertolucci, Alfonso Arau, Pippo Delbono e Paolo Virzi’ ma è bello confrontarsi anche con emergenti e giovanissimi registi pieni di entusiasmo e passione anche se non famosi . Gli incontri felici e le amicizie che si creano in questi viaggi restano comunque la parte più bella di questo lavoro.

* I media ci fanno assuefare al CUBO ( Canone Unico Bellezza Omologata). Qual è la tua proposta alternativa?

Le donne si libereranno finalmente da questa assuefazione solo nel momento in cui si piaceranno per come sono affermando il canone estetico che più corrisponde alla propria intima identità. I canoni della bellezza stereotipata cadranno solo con autostima e felicità

Bella Tutta, i miei grassi giorni felici, parla di cubo , di rivoluzione e di felicità e si conclude con una preghiera al proprio corpo,, una preghiera di accettazione totale e gratitudine. Dopo una gravidanza e allattamento ho amato moltissimo il mio corpo morbido mi sentivo davvero felice, non avevo bisogno di nulla, e soprattutto non avevo bisogno di quelle creme e quelle diete sbagliate che avevano costellato la mia adolescenza. Allora ho iniziato a guardarmi intorno , notando che la TV e i giornali , i negozi di abbigliamento , sono tutti schiavi di quello che io definisco cubo, canone unico di bellezza omologata.

*E qual é la tua preghiera?

La mia preghiera   è : “ Bontà divina corpo mio ti amo , amo le mie braccia possenti, le mie cosce grosse, i mie piedi il destro e il sinistro e le mie piccole dita, le mie mani, la destra e la sinistra e le mie unghie piccole e tonde, amo la mia pancia rotonda che ha generato , e i miei seni grandi che hanno allattato, i miei fianchi larghi, i miei capelli ne riccioli ne lisci, le mie piccole rughe e la mia pelle tutta . Corpo mio, grazie, oggi è stato un giorno davvero felice. Mi sento Bella Tutta cosi’. Buonanotte

La recito struccandomi e spogliandomi nella penombra alla fine di bella tutta, e sono felice. Poi mi sveglio con gli applausi di tutte le donne e le ragazze che si sentono in sintonia con questa preghiera e la condividono. La cosa bella è che anche molti uomini e ragazzi condividono questo pensiero.

*Non è cambiato il peso, è cambiato lo sguardo e poi sentirsi morbidamente belle. Come ci sei arrivata?

Essendo felice per come ero senza desiderare altro. E non parlo di catalogazioni, tipo curvy o non curvy, adesso il curvy va di moda , ma solo noi donne ci cataloghiamo , gli uomini no, perché ? E sentendo profondamente la mia bellezza al di la ‘ del peso   al di là delle definizioni mi sono vista. splendidamente bella senza diete e creativa e capace di generare, oltre che un figlio anche storie e libri . Quando è cambiato il mio sguardo è cambiata anche la percezione che gli altri avevano di me , e sono apparsa su Vogue come donna dell’anno , nell’articolo “ Non è un paese per sole veline” per ben due volte , sia a dicembre che a gennaio. Non lo avrei mai immaginato di arrivare con foto della mia piacevole rotondità’ su un giornale di moda con scritto in titolo : I will no diet.

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* E cosa è il tuo spettacolo “La cucina erotica”?

Eros è la parola ,eros è il cibo , eros è condivisione. La mia cucina erotica è in realtà’ cucina poetica , dove si assaggiano parole insieme a vino e a cibi. Afrodisiaca è invece l’ironia. “ la cucina erotica” è uno spettacolo con ricette che ho scritto per uno spettatore alla volta che si siede a tavola con me e mi racconta una sua storia d’amore, bella, comica, erotica, lacrimevole, oppure una storia che sogna e che vorrebbe vivere, e io tra un bicchiere di vino, un sorriso e un poesia gli regalo una ricetta , da portare a casa e fare, dai morsetti d’amore, ai bacini di uva al miele, ai cuori di cacao e cocco. E’ uno spettacolo che da molto tempo ho fatto nei ristoranti, poi anche nei teatri e nei foyer, e in molti festival estivi . Il pubblico parla e diventa attore con me , lo spettacolo dura 7 minuti per spettatore, chi arriva si emoziona per questo incontro intimo di sguardi ,di cibo , vino e di parole e mi confida anche segreti. La ricetta che mi piace di più è il cavolfiore per la tristezza, che solo se la accetti vola via . un cavolfiore cotto a vapore e salato con lacrime che siano tue. A volte è anche bello piangere tutte le lacrime e poi rinascere.

*Come vieni accolta dalle varie generazioni, ci sono delle differenze tra le reazioni degli anziani, dei tuoi coetanei e degli adolescenti?

Ogni mia narrazione   suscita nel pubblico reazioni diverse, perché ogni narrazione è per me come una fase della vita. Orti Insorti è l’origine , gli avi , e’ radici e ali. Bella Tutta é colore ,rivoluzione e cambiamento di punti di vista . Alluvioni è fango e luce. Vie delle donne è   coraggio , istinto e determinazione. Quando racconto Orti Insorti sia gli anziani che sono vissuti per la terra sia i giovani che la stanno riscoprendo tornando a lavorarla si emozionano molto e con questo messaggio del ritorno alla terra anche metaforicamente mi confronto oltre che con il pubblico dei teatri anche con i numerosi gruppi di acquisto solidali che comprano lo spettacolo , unendosi in gruppo, come se fosse un buon pane, pane di parola. Bella Tutta è un urlo rosa per cambiare punto di vista sul corpo , ogni corpo e’ giusto e ogni corpo e’ sacro proprio grazie ai suoi difetti, e il messaggio che lancio è essere orgogliosi di ogni centimetro del proprio essere fisico e mentale , l’ultima replica in un istituto alberghiero davanti a 400 adolescenti c’è stato un boato di applausi ripetuti più’ volte a scena aperta e moltissime domande dopo e abbracci .

*Come reagiscono in genere gli adolescenti?

Gli adolescenti sono coraggiosi e vedere il coraggio in scena li aiuta a tirare fuori il loro . Adoro andare a raccontare nelle scuole superiori. Ma la cosa più’ bella è vedere che scrivono frasi degli spettacoli come citazioni sui loro diari. Tipo :” Il nero sfina , il rosa ingrassa” cit. “Bella Tutta” o  “ Di quello che abbiamo nulla ci manca” cit. “Orti Insorti”. “Alluvioni” e “Vie delle donne” , sono invece cre-azioni più’ politiche e contemporanee. E quando pongo alcuni quesiti in scena , tipo chiedo a i miei coetanei in che via abitavano da piccoli , e nessuno risponde con il nome di una via dedicata ad una donna , allora inizia la riflessione e il farsi delle domande. In genere le reazioni sono positive perché’ in scena mi metto a nudo con la parola ed è come se ti aprissi il mio diario segreto. E mi trovo in un agorà’ circondata da persone di ogni eta’ aperte al confronto come sono aperta io. Il pubblico è il mio ambiente e il mio specchio , e mi restituisce la mia generosità che dono , come in un flusso.

 

*Vedo in te intuizione, creatività, accoglienza..aspetti della energia femminile ptresente in ogni essere umano; e vedo anche una buona dose di determinazione, progettualità, discriminazione, aspetti energetici del maschile. Ti senti in armonia con le tue due energie?

Quando la mia energia femminile e maschile sono regolate ed equilibrate mi sento più’ connessa con l’universo, in armonia con me stessa e con il mondo esterno. So di possedere una energia femminile molto potente come intuizione e capacita’ quasi sciamanica di prevedere, di mettermi in contatto con mondi altri, di mettere il mio essere al centro della ricerca. Vedo in me consapevolezza di questa  energia, centratura e pertinenza, so esprimermi creando connessione con l’altro ma rimanendo fedele a me stessa.

*Ma qual è, secondo te, il potere del femminile?

Si pensa che il potere femminile sia il cuore , io penso sia la pancia, nella sua completezza e rotondità e nel suo collegamento al cuore e al cervello. Cerco ogni giorno di essere in contatto con il mio grembo, la mia pancia , la cura , la trasformazione del negativo, perché la pancia parla, e’ come una antenna e va ascoltata.

Sono stata fanciulla e fanciullo , donna e uomo in altre vite e animale e pesce e uccello e pietra, e la parte più maschile è forse in me quella più’ razionale, lo yin e lo yang , l’anima e l’animus . Vedo le due energie come due lati della stessa medaglia . Dell’energia maschile vedo nella mia arte l’azione verso l’esterno , la razionalità’, la fiducia e del femminile, la creatività , la sensibilità e il nutrimento, la voglia di donare .

Esprimere le due energie con equilibrio sarebbe mio desiderio.

*Qualche aneddoto a questo proposito?

Mia nonna materna  mi raccontava che durante la guerra lei aveva una trattoria dove cucinava in Istria , ogni mattina all’alba si vestiva da uomo per andare a fare la spesa al mercato al paese vicino con il cavallo bianco e il carro . Si travestiva per non essere infastidita, con i capelli infilati nel basco, e con la giacca addosso di mio nonno che era in guerra. Faceva la spesa, parlava poco, a gesti, trattava i prezzi , caricava sul carro e tornava al suo paese. Metteva il cavallo nella stalla , andava a cambiarsi e iniziava la giornata in cucina e in sala. Una volta mi raccontò che i tedeschi le misero sottosopra la casa, la stalla e la trattoria per ben due volte cercando, prima un ebreo poi un partigiano , convinti che lei nascondesse in casa l’uomo col cavallo bianco che al mattino andava a fare la spesa con il carro.

*Essere donna..come vedi le donne?

La donna è una creatura creativa, non solo perché’ ha la capacita’ di generare nuova vita ma anche perché’ ha capacita’ di adattamento . E poi di sognare e restare con i piedi per terra. Quando penso alle donne della mia famiglia, mamma , zie, nonne e cugine e anche a me stessa, ritrovo tutte queste caratteristiche. Aggiungerei anche la determinazione, quella che ci ha fatto arrivare dove siamo . Ringrazio le donne che ci sono state prima di me per le loro lotte

Ho sempre vicino molte donne, adoro il pensiero femminile. Credo che il parlare tra donne dia coraggio e confronto. Mi affascina la storia di Mokus, sindaco di Bogotà’ negli anni 90 che invento’ la notte rosa, una sera in cui per gli uomini c’era il coprifuoco, potevano uscire e incontrarsi soltanto le donne per parlare tra di loro , confrontarsi e confidarsi , in questo modo anche i casi di violenze, dentro e fuori casa diminuirono . Mi piace parlare, ascoltare e incoraggiare, e so che per qualsiasi problema una donna trova una soluzione . Mi manca non aver avuto sorelle per cui ogni donna che incontro è una sorella. Siamo tutte sorelle.

Grazie, sorella!

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La foto di copertina é di Laura Albano, quella a colori davanti allo specchio é di Fabio Tommasi, quella in bianco e nero a figura intera davanti a una porta é di Sandro Mabellini. I video sono di Andrea Bastogi, quello di Via delle Donne é di Dario Arrighi.

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Profilo Autore

susanna garavaglia

Susanna Garavaglia, da sempre attenta ad una visione Olistica della vita studia e diffonde la trasformazione del futuro, ora anche dal suo B&B nel bosco. Con Dede Riva ha dato vita al Manifesto Progetto Creatività, Via Femminile alla Trasformazione, firmato da esponenti della cultura di tutto il mondo. Ha pubblicato con Tecniche Nuove La Scrittura dell'Anima, Diario di Psicosomatica, L'anima del Successo, 365 Pensieri per l'Anima . Con Stazione Celeste Stavolta sarò Femmina, con ilmiolibro.it Senza radici dove voli? Con Anguana Edizioni insieme a Devana “Sciamane. Storie, canti e risvegli di anziane sedute in cerchio”, con Giovanna Tolio e altri autori “Amicizia (nuova energia di evoluzione)”, Leone Editore.

1 commento

  1. Ci sarebbero meno insicurezze sul corpo se si accettassero i dati di realtà: non c’è nessun canone unico, e le veline non centrano un tubo. certo che si è belli anche con qualche chilo di troppo purchè siano pochi chili di troppo (tra l’altro una donna in lieve sovrappeso è sicuramente più bella di un uomo che tende ad accumulare i chili solo sull’addome facendosi venire una panza esteticamente orrenda) ma tenendo presente la realtà: ci sono uomini che hanno un bel fisico e uomini che non ce l’hanno; donne che hanno un bel fisico e donne che non ce l’hanno. E donne e uomini che hanno un bel fisico non sono “omologati”, e non sono irreali, sono realissimi, hanno solo vinto la lotteria genetica (che facciano palestra o no). anche tralasciando la questione salute (che esiste), uomini e donne molto grassi non sono fisicamente belli come non lo sono uomini e donne scheletrici, non è stereotipo, è realtà: ci sono uomini e donne che per natura hanno corpi snelli non scheletrici o formosi non obesi e sono più belli e più attraenti di altri che sono troppo magri o obesi , anche chi non è bello/a (come il sottoscritto) può attrarre qualcuno, può piacersi, anche i brutti hanno storie d’amore e fanno sesso ma deve accettare che chi ha un bel corpo risulta più attraente in linea di massima, luca argentero e zac efron sono più attraenti fisicamente di Danny De Vito, Monica Bellucci e Gal Gadot sono più belle e attraenti fisicamente di Anna Mazzamauro o di Kathy Bates, non è uno stereotipo è un fatto. Io non sono bello fisicamente e se una ragazza che mi attrae non mi trova attraente e preferisce uomini con un corpo diverso dal mio io lo accetto, ha diritto ai suoi gusti come io ho i miei. E va da sè che per rispettare qualcuno non occorre trovarlo bello/a

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