Donne israeliane e palestinesi unite assieme per la pace

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Il bianco è il colore, che indossano alle loro iniziative pubbliche; la pace è l’anelito, che agognano: sono le donne del Wwp, Women Wage Peace, associazione nata in Israele e voluta sia dalle israeliane che dalle palestinesi, colpite da lutti familiari dai troppi conflitti. Impegnate per la ripresa dei negoziati con l’inclusione femminile, perché la pace non sia un’utopia per la vita dei due popoli in Medio-Oriente.

Dal 24 settembre fino al 10 ottobre in collaborazione anche con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), con la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia) ed il Movimento Internazionale “Uniti per Unire” si è svolta la marcia della pace delle donne del Wwp in Israele invocando un accordo politico per porre fine al conflitto israelo-palestinese. In coincidenza con il capodanno ebraico è partita da Sderot, nel deserto del Negev, attraversando i Territori, Israele, gli insediamenti beduini per raggiungere anche città della Galilea, come Nazareth e Tiberiade. Una tappa è stata svolta a Gush Etzion, un insediamento ebraico della Cisgiordania, nonostante il boicottaggio di alcune associazioni palestinesi, che di fatto non ha irretito le attiviste palestinesi decise a partecipare. La marcia ha incluso diverse attività fra momenti di incontro, di dialogo e di preghiera per concludersi a Gerusalemme, dove hanno poi eretto una ‘Tenda della pace’ che nei prossimi giorni ospiterà dei dibattiti e delle tavole rotonde. Il loro è un grido ed un impegno forgiato dal dolore per i propri cari feriti e deceduti in guerra, ma con la speranza, che le loro voci non restino inascoltate per un futuro di pace. In un periodo come questo di ristagno politico colmano il vuoto lasciato dall’assenza di partiti politici e dal disinteresse della comunità internazionale verso la questione palestinese. Con molto eco presso i media stranieri come l’emittente televisiva France24, che ha realizzato un ottimo servizio  L’iniziativa è stata promossa da Wwp, cioè “Women Wage Peace” letteralmente “le donne fanno la pace”, un’organizzazione non governativa, nata tre anni fa  come reazione al conflitto a Gaza, e conta al momento 24mila membri, fra cui migliaia di donne di destra, centro e sinistra, arabe ed ebree, religiose e laiche, ma tutte unite per chiedere un accordo politico per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Oggi le donne del Wwp sono mosse dalla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica per la ripresa dei negoziati e la fine delle ostilità, convinte che la pace non sia un’utopia e costituisca il fondamento necessario per la vita di due popoli in Medio-Oriente, in sicurezza e libertà. Per raggiungere questi obiettivi aspirano ad un ruolo da protagoniste, dove l’inclusione femminile dei negoziati sia auspicata e realizzata.

Un interessante servizio in lingua italiana è stato realizzato da Anastasia Basso per Telespace Holy Land tv . L’adesione di molte di loro è motivata dai lutti causati dalle perdite dei loro cari durante i vari conflitti e le guerre tra il governo israeliano e le autorità palestinesi. In qualche modo la loro attività si inserisce nel solco tracciato dalle “Donne in nero”, la rete internazionale contro la guerra sorta nel 1988, che una volta alla settimana manifestava contro l’occupazione dei Territori Palestinesi, poi però la loro presenza si è affievolita. Altri loro riferimenti di ispirazione  sono stati il “movimento delle quattro madri” del 1997, che determinò il ritiro delle truppe israeliane dal Libano; nonché l’attivismo delle donne dell’Irlanda del nord,  dove seppure di confessioni differenti, riuscirono assieme a risolvere dei conflitti violenti, modello replicato anche in Liberia, che, stremata dalla guerra civile tra il 1999 ed il 2003, vide assurgere un forte attivismo femminile compatto anche a causa degli stupri perpetrati massivamente in quel periodo.

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Emulando questi esempi ed oltre alla marcia della pace le donne israeliane e palestinesi del Wwp hanno realizzato molte altre iniziative: nel marzo del 2015 un sit-in davanti al parlamento israeliano per la priorità della pace nell’agenda del dibattito politico; altro sit-in stabile dinanzi alla residenza di Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, dall’8 luglio al 26 agosto 2015, a rievocare i cinquanta giorni dell’operazione militare “Protective Fast” a Gaza; nell’ottobre del 2016 la marcia dall’Irlanda del Nord fino in Israele, a Tel Aviv di fronte all’abitazione di Netanyahu, con la presenza anche di Leymah Gbowee, premio Nobel 2011 assieme a Ellen Johnson Sirleaf e Tawakkul Karman per la “loro lotta non-violenta a salvaguardia dei diritti delle donne per la piena realizzazione della pace in Liberia”; per l’8 marzo di quest’anno più di dodici donne delle ambasciate straniere hanno espresso il loro supporto al Wwp a Tel Aviv; il 18 maggio in occasione della visita di Donald Trump in Israele, le donne dell’associazione formarono una catena umana scandita dallo slogan “ready for peace”.

Per diffondere l’attività non hanno lesinato altri canali, come quello musicale con una compilation edm (electronic dance music) grazie all’impegno del network israeliano Constant Culture ed anche con Yael Deckelbaum, attivista, cantautrice e cantante israeliana-canadese molto popolare in Israele, che ha prestato la sua immagine e la sua voce ad un video, con oltre tre milioni di visitatori, della canzone “Prayer of the Mothers”, la preghiera delle madri. Invocando la pace nel mondo il testo è breve con un susseguirsi di voci femminili in ebraico ed in arabo, poche frasi per un messaggio di sorellanza universale. Il video molto curato propone anche alcuni dei momenti importanti dell’attività delle Wwp con una sorpresa da non anticipare: buona visione a tutte e con l’augurio che anche le nostre voci si uniscano a quelle delle donne israeliane e palestinesi all’unisono, per l’impegno comune di un solo anelito in armonia verso la pace ovunque.

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Profilo Autore

Patrizia Cordone

Patrizia Cordone- E' un'ex dirigente bancaria, che ha svolto una significativa esperienza anche nel settore librario in qualità di redattrice per testi di saggistica e narrativa presso l'Editrice Bibliografica, Garzanti, Sellerio, Baldini & Castoldi ed il gruppo Il Sole 24 Ore-Pirola. E' assidua lettrice di libri e coltiva le materie umanistiche,  tra cui l’arte e la letteratura, oltre che la storia del novecento, il tutto meglio se declinato al femminile. E' impegnata  in varie attività di volontariato dal genere filantropico a quello culturale".

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