Costruire una relazione sana: prima parte

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Su quali basi deve fondarsi un rapporto, perché sia sano e possa funzionare? Capirlo può aiutare a dir “basta” a relazioni malate e può prevenire situazioni di disagio e prevaricazione asfissianti .

Penso alle storie che spesso leggiamo e raccontiamo. Episodi di violenza sorti all’interno di relazioni tossiche, delle cui dinamiche molto si discute. Ma su quali basi deve fondarsi un rapporto, perché sia sano e possa funzionare? Capirlo può aiutare a dir “basta” a relazioni sbagliate  può prevenire situazioni di disagio e prevaricazione asfissianti

“Siamo diversi, ma uguali”
È evidente che vi sia una diversità di fondo, di tipo biologico, tra uomini e donne. Ma a tale differenza si è accompagnata una determinazione di ruoli che a lungo abbiamo vissuto come naturali, e che molte donne hanno cercato di scardinare con lotte e sacrificio. Il nostro tradizionale modello di organizzazione sociale – quello patriarcale – ha creato terreno fertile per discriminazioni e forme di sottomissione, che oggi sopravvivono anche e soprattutto all’interno delle relazioni amorose. Raramente culti e religioni possono essere un punto di partenza per riflessioni sulla parità nei rapporti uomo-donna, ma il taoismo sembra fare eccezione. Il suo testo più significativo, il “Tao Teh Ching”, è molto chiaro nel descrivere le dinamiche di convivenza degli opposti:  l’origine di ogni cosa è nel Tao, inesprimibile e indefinibile, somma di un elemento femminile (yin) e di uno maschiale (yang), che sono opposti ma complementari. Il loro fluire insieme produce armonia, e al Capitolo 42 del Libro si legge: “tutte le creature portano lo yin sulle spalle e lo yang tra le braccia; il soffio vuoto ne fa una miscela armoniosa”. Il taoismo non nega le differenze tra femminile e maschile, ma insegna la comprensione della diversità e la possibilità di una convivenza equilibrata. Potremmo dire che, alla base di una sana relazione, debba esserci consapevolezza dell’uguaglianza nella differenza, e al tempo stesso capacità di vivere insieme con rispetto e armonia.

“Entrambi possiamo produrre”
Espressione, questa, che descrive la fine di quell’era che vedeva la donna dedicarsi esclusivamente ad attività di cura mentre l’uomo andava a caccia: questa realtà è ancora oggi spesso rifiutata da coloro i quali ritengono erroneamente che “riprodurre” sia uguale a “produrre”. Estendendo il ragionamento alle dinamiche di coppia, è fondamentale costruire e mantenere un’autonomia all’interno della relazione. È assolutamente lecito scegliere di non lavorare per dedicarsi ad attività domestiche, ma deve essere sempre e solo una scelta della donna, non una condizione imposta e irreversibile. Avere un’autonomia vuol dire produrre da sé quello che serve per vivere, e poter liberamente attingere a risorse proprie, che consentano di coltivare in modo salutare un’individualità al di fuori della coppia e alimentare progetti all’interno della stessa.

“Confini non esclusivi”
La costruzione di una relazione sana implica, che si voglia ammetterlo o no, anche quella di confini precisi, che non definirei esclusivi poiché il loro compito non è lasciar fuori l’altro, ma renderlo conscio delle reciproche esigenze. Se una sera, ad esempio, si sentisse improvvisamente il bisogno di restare soli, che fosse per riflettere o per coltivare un hobby, quella scelta non dovrebbe essere vissuta dal partner come un allontanamento, bensì come una naturale necessità. Bisogna dunque in modo chiaro chiedere il rispetto del proprio spazio personale, fondamentale per non diventare un’unica entità e per mantenersi indipendenti.
I confini devono essere delineati nella fase conoscitiva, senza precludere nulla, ma in modo trasparente e netto. Si possono modificare, si possono ridiscutere, ma occorre conoscerli per evitare il soffocamento all’interno della relazione. Non resterebbe poi che la fuga.

continua 

 

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Profilo Autore

Nata in Puglia venticinque anni fa, vivo in provincia di Milano dal 2009. Conseguita la maturità classica, ho proseguito gli studi nel ramo delle Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 2014 al 2016 ho collaborato in veste di operatrice volontaria con un centro di primo ascolto per donne vittime di violenza nel sud di Milano. Mi occupo principalmente di diritti riproduttivi, in particolar modo di accesso all'aborto, e di violenza sulle donne.

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