INCONTRO CON CANDIDA FELICI

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Candida Felici musicista e musicologa. Come pianista si dedica soprattutto alla musica da camera e al repertorio contemporaneo. Ma fa molto di più

ARTEDIPARTE. INCONTRO CON CANDIDA FELICI

C andida Felici, artista e musicologa, sarà impegnata l’11 ottobre al Museo del Novecento di Milano.

Caratteristica della sua personalità è l’ampia gamma d’interessi e passioni. A una raffinata attività concertistica coniuga, infatti, la docenza e un’intensa riflessione teorica e musicologica. L’abbiamo conosciuta e apprezzata per la sua biografia della musicista romana Maria Rosa Coccia, la prima compositrice a potersi fregiare del titolo, ufficialmente riconosciuto, di Maestra di musica. Candida Felici ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune nostre domande e curiosità sul suo lavoro.

1) Candida, vorresti presentarti alle lettrici di Dol’s?

Sono musicista e musicologa. Come pianista mi dedico soprattutto alla musica da camera e al repertorio contemporaneo. Come musicologa i miei interessi spaziano dalla fine del Cinquecento, al Settecento e al secondo Novecento (soprattutto italiano). Tra i miei prossimi impegni posso citare un convegno sulla musica di Franco Donatoni presso il Conservatorio di Darfo Boario Terme dal 29 settembre al primo ottobre, al quale parteciperò con un intervento dal titolo Rizoma, frammento, intertestualità nelle opere della maturità di Franco Donatoni. Inoltre l’11 ottobre parteciperò a un incontro su Franco Donatoni presso il Museo del Novecento, dove sarò impegnata anche come interprete nell’ambito di un ciclo dedicato a Marino Zuccheri. Sto ultimando un saggio su Laborintus II di Luciano Berio ed Edoardo Sanguineti, nato in occasione di un Convegno su Dante e la musica, organizzato dall’Università di Torino, i cui atti saranno pubblicati prossimamente. Di prossima pubblicazione è anche la mia traduzione della Sociologia della musica di Max Weber per il Saggiatore.

2) Puoi parlarci dell’incontro previsto a Milano il prossimo 11 ottobre?

L’incontro sulla musica di Franco Donatoni si terrà presso il Museo del Novecento nell’ambito di una serie di eventi attorno alla figura di Marino Zuccheri organizzata dall’associazione NoMus. In questa occasione presenterò il libro su Franco Donatoni da me curato, Franco Donatoni. Gravità senza peso, pubblicato dalla LIM di Lucca nel 2015. Sarà anche un’occasione per ascoltare la musica di questo grande musicista, poiché insieme ai colleghi Birgit Nolte al flauto e Rocco Parisi al clarinetto basso eseguirò alcune composizioni di Donatoni: la meravigliosa Fili, Soft e l’umoristico Het. Prima di questo evento, alla fine di settembre parteciperò a un convegno sempre dedicato a Donatoni, organizzato dalla collega Marina Vaccarini del Conservatorio di Darfo Boario Terme. Quindi sarà un periodo veramente ricco di musica contemporanea.

candida-felici-intera3) Anni fa hai scritto un lavoro su Maria Rosa Coccia. Puoi parlarci di questa compositrice e di quello che ti ha lasciato l’esperienza di esserti occupata per un certo tempo di questa autrice ?

È stata un’esperienza fondamentale, era il mio primo lavoro importante dopo la laurea (Maria Rosa Coccia. Maestra Compositora Romana, Roma, 2004) e mi sono trovata con un’assenza quasi totale di bibliografia, con le fonti (quasi tutte manoscritte) sparpagliate nelle chiese romane e in biblioteche italiane ed europee. È stato molto difficile in questo senso, mi muovevo a tentoni, cercando nei luoghi che sapevo essere stati in qualche modo legati alla sua attività di compositrice. Fortunatamente Coccia non è stata del tutto isolata nella Roma del secondo Settecento; una delle tante accademie romane, quella dei Forti, l’ha incoraggiata e protetta, e uno dei suoi membri, Michele Mallio, ha pubblicato un originale e moderno opuscolo elogiativo, un vero manuale femminista ante litteram, riunendo, cosa che mi ha aiutata non poco, lettere scambiate tra la Coccia e personaggi illustri del tempo. Peccato che ancora oggi la sua musica non sia eseguita; le cantate profane (piccole opere da eseguirsi in forma di concerto) sono veramente composizioni di pregio, in particolare Il trionfo d’Enea.

4) Com’era nato il tuo interesse per la musica delle compositrici?

Ho sempre creduto che la storiografia musicale e la musicologia in generale abbiano fatto nel corso dell’Ottocento e poi del Novecento un torto terribile all’altra metà del cielo. Laddove nelle altre arti (pittura e letteratura in primis) il contributo femminile è stato considerato e valutato, nella musica la presenza femminile ha incontrato ostacoli maggiori. Paradossalmente, anche laddove brave musiciste si sono affermate nel loro tempo e hanno lasciato traccia della loro opera (soprattutto in epoca pre-borghese), la musicologia otto-novecentesca ha sistematicamente condotto una campagna di damnatio memoriae, semplicemente rimuovendole dalla narrazione, non citandole, non studiandole. È un torto gravissimo dal punto di vista della storia della cultura, le cui ragioni e le cui modalità andrebbero esse stesse studiate attentamente. Io non sono particolarmente vicina a certe posizioni della musicologia di genere (i cosiddetti gender studies); vorrei cercare solo di studiare e valutare le opere delle donne con la stessa attenzione e serietà che dedico a quelle dei loro colleghi uomini. Per tornare alla Coccia, si tratta di un personaggio storicamente interessante, perché non era nobile e non proveniva da una famiglia di musicisti: è un esempio raro di borghese, figlia di un farmacista, che decide di diventare musicista e lotta con forza per affermare questa sua vocazione in un contesto non facile quale la Roma della seconda metà del Settecento (ma, come ho detto, anche a Roma circolavano le idee illuministiche).

5) Parliamo della situazione delle Accademie italiane riguardo al riconoscimento delle professionalità femminili e alle pari opportunità. Quale ti sembra sia la situazione e quali gli interventi auspicabili?

I Conservatori italiani mostrano ancora una forte sperequazione tra personale maschile e femminile a discapito di quest’ultimo. Sembra quindi che la musica sia ancora roba da uomini. Sensibilizzare l’attenzione delle istituzioni artistiche e musicali su questo tema non mi parrebbe inutile, tenuto conto della situazione e del totale silenzio sull’argomento.

6) Cosa ne penseresti di una Legge sulle quote di genere su modello della 120/2011 che interviene temporaneamente nelle Spa e nelle controllate delle pubbliche amministrazioni per l’equità uomo/donna. Sarebbe un intervento positivo per riequilibrare la situazione delle Fondazioni, degli Enti lirici, insomma ovunque si ragioni di politiche culturali?

A mio avviso una norma di questo tipo sarebbe auspicabile in tutte le istituzioni della cultura.

7) Come docente di un Istituto di alta cultura, concertista e ricercatrice, quali sono i tuoi progetti e desideri per il futuro?

I miei desideri personali, continuare a fare ciò che faccio, scrivere, fare ricerca e suonare le musiche che amo; indagare il passato musicale ma anche le musiche delle ultime generazioni senza lasciare da parte il mio coinvolgimento come interprete. Un esempio del mio duplice rapporto con la musica (come artista e come studiosa) è dato dall’incontro con la musica del compositore inglese Jonathan Harvey; qualche anno fa ho inciso un cd con sue composizioni cameristiche (Jonathan Harvey. Run Before Lightning, Dynamis Ensemble, Javier Torres Maldonado direttore, Stradivarius, STR 33796, 2011) e continuo ad eseguirne la musica, come negli ultimi due concerti a Città del Messico alla fine di luglio di quest’anno; ebbene il prossimo anno in collaborazione con il collega musicologo Stefano Vallauri cureremo un numero monografico della rivista «Nuove Musiche» interamente dedicato proprio a questo compositore.

Come docente di Conservatorio auspico nei prossimi anni un maggiore interesse da parte del governo e della società in genere per il ruolo che le istituzioni dell’arte svolgono in questo paese; inoltre una maggiore integrazione tra formazione musicale, produzione artistica e ricerca. Attendo con ansia che il governo completi la riforma inaugurata dalla legge 508 del 1999 e introduca finalmente i dottorati di ricerca nelle Accademie di belle arti e nei Conservatori di musica, come accade ormai in numerosi paesi europei.

Proprio per stimolare l’informazione e il dialogo tra docenti dei diversi Conservatori italiani sulle tematiche che riguardano il mondo dell’Afam (Alta formazione artistica e musicale) ho creato insieme a due colleghi, Renato Principe e Bruno Dal Bon, un sito a quale si sono iscritti più di 800 colleghi:

Docenti Conservatorio

Auspicando che anche su questo sito possano trovare ampio spazio  la valorizzazione dei talenti musicali femminili, il superamento degli stereotipi che allontanano le donne da professioni ancora vissute come prevalentemente maschili, come la direzione d’orchestra, e la promozione dello studio delle principali figure di compositrici della nostra storia, vi lasciamo con alcuni spunti di approfondimento.

Ascolti e letture consigliate

Orior di Javier Torres Maldonado

Pianoforte, Candida Felici

Imagenes de la caida de Altazor di Javier Torres Maldonado

Per due pianoforti e percussioni, con Candida Felici, Silvia Leggio (pianoforte) e Sergio Armaroli, Luca Casiraghi (percussioni).

Articolo di Candida Felici, scaricabile dalla rivista online dell’Università di Torino «Gli spazi della musica», II/2 (2013)

Procedimenti intertestuali e articolazione della forma nell’opera di Luciano Berio

Notizie sulle attività di un gruppo diretto da Javier Torres Maldonado cui partecipano, fra gli altri, le musiciste Felici, Nolte, Leggio.

Dynamis Ensemble

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Profilo Autore

loredana metta

Loredana è una che da tutta la vita si ostina a definirsi musicista e lo è, o meglio, continua a desiderare di diventarlo con tutte le sue forze. Ama insegnare musica, nonostante i diplomi di Conservatorio e i numerosi corsi di specializzazione. Perché fare musica è trovare una via alla conoscenza di sé e il pianoforte è una palestra per la relazione con se stesse, con gli altri e le altre… Insegna Pratica e lettura pianistica al Conservatorio di Vicenza. La sua più grande emozione: vedere due mani inesperte toccare il pianoforte per la prima volta. Vive a Milano, con 9 piante, che hanno tutte un nome, e un certo numero di pupazzi, fra cui Fabio, il suo amato compagno. Adora il cinema, l’arte, la filosofia . É laureata a Bologna in discipline semiotiche.

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