Il cibo in rosa

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La popolazione mondiale continua ad aumentare, per la prima volta nella storia della terra la domanda di cibo e di acqua cresce in modo esponenziale.

di Marina Borghetti

Discorso per conferenza “Le donne nutrono il pianeta, sapere e saper fare” 27 ott 15 Expo Padiglione EU
“Un pane per tutti opera contro lo spreco alimentare con il ritiro delle eccedenze ed una ridistribuzione ad enti caritatevoli, con conferenze o dibattiti anche nelle scuole, con una mostra sullo spreco alimentare unica in Italia che analizza, come il Rapporto un pane per tutti 2014, la filiera agroalimentare, le criticità e le possibili soluzioni. Stiamo collaborando con l’assessorato alla pubblica istruzione di BS e abbiamo su Change.org una petizione sul tema.
La popolazione mondiale continua ad aumentare, per la prima volta nella storia della terra la domanda di cibo e di acqua cresce in modo esponenziale, mentre conosciamo bene i dati su obesità, povertà e spreco alimentare. Si sta affermando l’idea che nei prossimi anni la produzione di cibo debba aumentare del 60%. Eppure oggi secondo la FAO produciamo cibo per 12 miliardi di abitanti e la differenza con i 7 miliardi di abitanti, diventa scarto. E si scarta ovunque nel mondo, anche nei Paesi più poveri.

Cosa possiamo fare?
Si devono sviluppare accordi di filiera in modo capillare su tutta la penisola non solo al nord, tra coltivatori, produttori, ristoratori e distribuzione organizzata con tavoli di lavoro che vedano la presenza delle onlus, di Caritas, dei Comuni, di Asl e Finanza.
Attraverso una legge deve diventare illegale gettare cibo. Un chiaro segnale che ciò che è prodotto con consumo di suolo, energie, acqua e lavoro è sacro e non può diventare spazzatura.
Tutti i prodotti alimentari anche quelli non idonei alla vendita perché non rispondenti ai modelli di perfezione che richiede il mercato, devono subire la classificazione prima, seconda e terza scelta, riducendo i flussi di scarto e favorendo chi ha difficoltà economiche.

In un Paese fragile come il nostro dal punto di vista idrogeologico è importante poter avere una bank food, una dispensa sociale per ogni città o paese, una struttura antisismica, lontano da fonti d’acqua o terreni franosi, che nelle frequenti calamità che ci colpiscono, possa sopperire almeno al problema alimentare.
Le soluzioni ci sono ma va rovesciato il paradigma della concezione alimentare legata allo sfruttamento, al consumo sfrenato, all’ abbondanza intesa come benessere, alla scarsa conoscenza della composizione del cibo.
Attualmente sono tante le donne dotate di coscienza globale, eticità e lungimiranza, impegnate contro un’agricoltura “brevettata”, contro il land grabbing (l’accaparramento delle terre), per il diritto all’acqua, contro l’inquinamento, contro lo spreco di alimenti e per un’equa ridistribuzione, donne che dirigono progetti di sviluppo e diritto al cibo, altre che si spendono in difesa degli animali, degli alberi o dei profughi, donne nelle missioni dove operano in silenzio affrontando guerre ed estreme povertà. Donne che aiutano e che coinvolgono, che insegnano cosa mangiare, che insegnano come allattare.
Un dettaglio: nell’agricoltura femminile c’è minor uso di pesticidi.
Dobbiamo riuscire a mantenere la biodiversità, la chiave della vita sulla terra, quella ricchezza che ci fa mantenere il pianeta sano, preservandolo per le generazioni future.
Concludendo mi permetto di segnalarvi la seconda edizione del Pane Day, a Brescia il 12 novembre dal titolo “Il cibo in rosa”, con un convegno che vede numerose relatrici analizzare il filo rosso dell’alimentazione al femminile partendo dall’allattamento, i pasti cucinati in tutto il pianeta dalle donne per il nucleo familiare, il risparmio e il riciclo nelle difficoltà, l’agricoltura che le ricerche dicono nata dalle donne ed infine la Madre Terra.
C’è poi la presentazione del bel libro “Il cibo in rosa” e per abbinare le parole ai fatti, un pranzo solidale per 40 persone in difficoltà alla scuola alberghiera CFP Canossa oltre ad una raccolta di prodotti alimentari non deperibili per Bimbo chiama Bimbo.
Ringrazio per l’attenzione”

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Dols

Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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