Non tutti i gusti son gusti

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Quando il gusto di gelato dice tutto.

di Elena Vesnaver

Cioccolato Amsterdam, già il nome.
Un mondo, un universo, ci infili il cucchiaio e quello si stiracchia in una matassa di morbidezza e voluttà. Lo ficchi in bocca e con la lingua raccogli quella codina che vuole sfuggire al suo destino, chiudi gli occhi e scoppia qualcosa come un orgasmo fatto di ghiaccio, di fuoco, di lucidalabbra ingoiato. Poi ti lecchi le dita appiccicose e socchiudi gli occhi lasciandoti abbagliare dalla luce del mattino che trapassa gli alberi del viale.
Ora la giornata può incominciare.

Odio vendere case, trovo sia un modo stupido di guadagnarsi da vivere. Guarda caso, è il mio lavoro e sono brava.
Il mio sogno è aprire uno studio da arredatrice, ma ci vogliono un mucchio di soldi, cioè devo vendere un mucchio di case, ancora un paio d’anni di patimenti, direi e intanto mi consolo a modo mio.
Con il cioccolato, prima di tutto.
Ho il doccia schiuma al cioccolato, la crema per il corpo al cioccolato, ma sono i gelati al cioccolato che rendono la vita degna di questo nome e anche i fidanzati, che mi innamoro spesso e il vino bianco, ma questa è un’altra storia.
La mia amica Olga dice che non sono tutta giusta, ma che ne sa lei, che è un tipo Menta Glaciale, al massimo Melone e Pesca. Anzi, in un momento di follia me la ricordo con una coppa Anguria.
– Cioccolato Amsterdam? – chiede la ragazza della gelateria che conosce le mie passioni.
– E un poco di Bacio.
Non per altro, ma quando si devono incontrare dei clienti noiosi è meglio abbondare in gratificazioni.
La squinzia in fila dopo di me chiede un cono Fragola Limone.
Avevo un fidanzato Fragola Limone, una pena. Gli dicevo di provare almeno con la Stracciatella, ma lui sosteneva che il cioccolato gli faceva sete. Che bestemmia.
Che poi, se hai sete, bevi, dove sta il problema. Uno così mai più, che non era nemmeno granché.
Equilibrando il mio gelato, guardo di sbieco l’agenda. Dunque. Bilocale in centro cucina abitabile bagno piccolo con vasca. Vasca. Un catino alto, ma se gli dico che è trendy, mi credono. Mettiamola così, se riesco a vendere, mi prendo un altro gelato.
Quale? E chi lo sa, io adoro le sorprese.

– La vasca è piccola. Sull’annuncio c’era scritto bagno con vasca.
Le mogli bisognerebbe sopprimerle quando ci sono in ballo gli affari. Lo dico sempre a Olga, ma lei si arrabbia perché poi a suo marito vengono idee.
– Infatti c’è.
– È piccola.
– Signora mia, è la moda. Ormai tutte le case hanno una vasca così. Vada dai Marzotto, vada dai Montezemolo, vada vada. Ma ha visto che meraviglia di piastrelle – blu coi ghirigori oro. Fanno vomitare, ma questa cavallona col sedere grosso non credo abbia dei gran gusti a giudicare dal marito che si è portata dietro.
– Non so, devo chiedere. Achille, vieni un po’ qua!
Achille mi sta antipatico più di sua moglie, bancarietto da due soldi, modestamente rampante, gloriosamente mediocre, scommetto che è di quelli che gli piace il Pistacchio. Una noia da morire, probabilmente anche a letto. Ma lei potrà consolarsi facendo il pediluvio nella vasca e guardando le piastrelle coi ghirigori.
– Si parlava della vasca – la cavallona la indica con una smorfia.
Visto che loro puntano ad abbassare il prezzo e io punto ad alzarlo, sfodero la frase migliore del mio ricco repertorio.
– Comprendo che l’acquisto di una casa è qualcosa di importante, non vi faccio fretta – scruto l’orologio. – Sta per arrivare uno del Ministero, è interessato a questo gioiellino.

<<continua>>

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