Carolina style

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“Le principesse son caramelle son tutte rosa son tutte belle” canticchia una sigla di un noto programma Mediaset.

Ma è proprio così?
Dal successo che ha avuto l’ultima versione con cui Carolina di Monaco si è presentata recentemente ad alcuni eventi pubblici sembrerebbe di si.
Il suo caschetto di capelli grigi, che avrebbe fatto inorridire ognuna di noi,  è diventato virale al punto di trasformarlo in un must di eleganza.
Perché bella è bella, fortunata lei, e non c’è abito, colore di capelli, calvizie, costume o altro che lo possa negare, nulla che non diventi tendenza e stile per milioni di altre.
Diciamo la verità, questa principessa piace. E a dimostrare che oltre ad essere belle e ricche si può anche essere brave madri o soffrire per amore. Diciamo la verità, Carolina non può che piacerci.
Si fa perdonare anche di avere altrettanti figli insopportabilmente belli, ricchi, ben maritati, di avere splendidi nipoti (come poteva essere diversamente?) e tutto il resto che fa parte dei sogni di ogni casalinga e di ogni donna.
Per di più è una donna mediamente colta e intelligente.
Non importa se qualcuno la descrive come una principessa prepotente che determina molte delle scelte del Principato di Monaco, il cui regnante è suo fratello, che sia un’oculata e determinata accumulatrice di patrimoni.

Perché a lei si perdona tutto in nome di una sfortuna in amore, dei tradimenti del primo marito, alla vedovanza precoce, del secondo dedito all’alcol (lasciandole in cambio una figlia, titolo e  patrimonio), dal fatto di apparire sola in pubblico da tempo senza un cavaliere (almeno ufficialmente) al suo fianco.  Perché i suoi dolori somigliano ai nostri e cancellano tutto ciò che ci separa da lei.
La sua capacità di portare con orgoglio, quasi con spocchia, forse sicura che la sua bellezza non ne viene intaccata, i segni che i dolori lasciano, piangente prima ai funerali della madre, distrutta da quelli del marito e padre di 3 dei suoi 4 figli, mostrare una calvizie, una difficile relazione con l’ultimo marito, tutto ciò infine ha suscitato più ammirazione e compassione piuttosto che invidia.

Ne abbiamo ammirato la capacità di crescere quattro figli praticamente da sola, sia pure con l’enorme sostegno derivato da sostanziosa, principesca appunto, rendita.
Perché se a una come lei capitano tante dolorose vicissitudine può voler dire che la fortuna, la felicità, come la disgrazia e l’infelicità è per tutti e di tutti e non fa sconti.
Certo che, come diceva Marilyn Monroe  è meglio “ piangere  sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quelli di un vagone del Metrò”, ma il cuore duole allo stesso modo e questo ci rende più tolleranti ed empatiche.

Brava che una ne fa e cento ne pensa!
Mentre la cognata saluta stupidamente dall’Africa irritando per avere mollato i due figli piccoli per occuparsi, secondo fonti ufficiali, di rinoceronti, Carolina si presenta a noi ancora una volta come una di noi, con i capelli grigi, segno più o meno evidente dell’arrivo della mezza età.
Un traguardo che non rallegra nessuna/o.

Il suo messaggio piace perché vuole dire che non è necessario mascherare ogni difetto, cancellare ogni segno, ogni ruga, ogni traccia di vita vissuta. E lei ha scelto di presentarsi pubblicamente con un caschetto grigio in testa a dimostrazione che la classe non si cancella.
Per tutte quelle che hanno sofferto nel periodo pandemico, avendo ben altro cui pensare, per non potere fare la tinta e coprire i capelli bianchi ecco che arriva lei che non vuole apparire più giovane rispetto ai suoi 63 anni,  dimostrando che la bellezza, se c’è,  può convivere con la naturalezza.
Passando da soggetto visibile sotto i riflettori dei media, Carolina resta desiderabile, con un fascino che non sfuma nonostante una chioma grigia e uno stile personale da reinventare.

Ci vuole coraggio a mostrarsi così nelle apparizioni pubbliche per una principessa  che viene fotografata e rigirata come un calzino si direbbe, e questa principessa ci è riuscita ancora una volta stupendoci e conquistandoci.
Sappiamo che ci vuole una consapevolezza ed un equilibrio interiore non facile.
Per questo, ancora una volta e volentieri, ci accingiamo ad imitarla lasciando anche noi visibili fili d’argento o teste bianche. Forse illudendoci di avvicinarci ancora un po’ di più alla sua favola.

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Profilo Autore

Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista dal 1981 (tessera nr.69160). Fondatrice e direttrice del Portale delle Donne: www.donneierioggiedomani.it (2005/2017). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, raccontata in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978; ha curato “Matera 2019. Gli Stati Generali delle donne sono in movimento”, "Guida ai diritti delle donne immigrate", "Donna, Immigrazione, Lavoro - Il lavoro nel mezzogiorno tra marginalità e risorse", "Donne e Lavoro”. Nel 1997 ha progettato la realizzazione del primo sito web della "Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità" della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale è stata Editor/content manager fino al 2004. Dal 2000 al 2003, Project manager e direttrice responsabile del sito www.lantia.it, un portale di informazione cinematografica. Per la sua attività giornalistica e di scrittrice ha vinto diversi premi. Prima di passare al giornalismo è stata: Consigliere circoscrizionale del Comune di Roma, Vice Presidente del Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro, Presidente del Comitato di parità presso il Ministero degli Affari Esteri e Consigliere regionale di parità presso l'Ufficio del lavoro della Regione Lazio.

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