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    Home»Costume e società»Genitori e fragilità
    Costume e società

    Genitori e fragilità

    Maria Giovanna FarinaBy Maria Giovanna Farina29/12/2020Updated:29/12/2020Nessun commento6 Mins Read
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    L’eredità è un lascito da donare ai propri figli.Una casa, una cospicua somma di denaro. Probabilmente sono queste le prime immagini che vengono in mente.onfessione su quale sia il senso della vita stessa. Una rivelazione del limite insito nella natura umana: la fragilità. Svelare qual è la debolezza di ognuno di noi equivale a liberare i propri figli da ogni paura, ogni insicurezza che la vita porterà.

    Raccontare la vita sempre e solo come una favola a lieto fine è la più grossa bugia che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli. Esiste l’età delle favole, ma anche quella della consapevolezza.

    Cosa ci racconta l’autore? Ecco alcune domande che gli posto.

    Se l’amore tra genitori e figli è l’unico a non conoscere fragilità perché incondizionato, è anche vero che la vita insegna che l’amore può rompersi. Perché secondo te si soffre terribilmente da adulti anche quando i genitori hanno dato l’amore infrangibile?

    Parliamo di casi “fortunati” ma consapevoli dove i genitori riescono nel loro intento, giusto? 

    Perché purtroppo oggi l’Amore incondizionato è bersagliato da molte “distrazioni” e circostanze che spesso non consentono a un genitore, a un adulto, di seguire il proprio o i propri figli come davanti “all’Amore incondizionato” così come in relazione al termine, si dovrebbe o potrebbe agire. Ci si trova spesso davanti a un’Amore incondizionato apparente. 

    Voglio dire, che ci si invaghisce dell’idea dell’Amore incondizionato (come in un bel film) e si vuole provare questo sentimento ma senza riuscire a realizzare quanto si sta andando incontro. Quindi non mettendo sulla bilancia tutte le condizioni che si andranno a vivere nel bene o nel male. Davanti alle difficoltà, l’impegno e al sacrificio che vengono richiesti nel crescere un figlio, la persone cedono alla fatica e spesso lasciano andare la presa perché distratti da altri avvenimenti della propria vita e interessi personali di vario genere.  

    L’Amore non è infrangibile ma resiste e muta. 

    I miei genitori non mi hanno mai fatto capire che amando a dismisura non mi sarei mai fatto male. Anzi. 

    L’Amore è l’elemento ideologico del cuore con cui ci difendiamo nei momenti in cui accadono le cose e con cui riusciamo a spingerci sempre più in là.  

    Resistiamo alla sofferenza nella vita grazie all’Amore. Il mettersi in gioco comporta possibilità di sofferenza; sempre. E’ fondamentale nella vita farsi sempre una domanda in piena trasparenza: “vale la pena?” 

    Solo chi si mette in gioco e decide di dare tutto, grazie all’Amore, può arrivare lontano.  

     Raccontare le nostre fragilità per mostrare il vero volto è un’arma a doppio taglio. I figli hanno bisogno di sapere che i genitori hanno la forza di sorreggere la loro crescita… a che età è possibile mostrar loro le nostre fragilità?

    Credo che non ci sia un’età definita. La crescita è un percorso che, mano a mano, presenta domande e, passo per passo, il genitore impara a suo modo a rispondere a quanto espresso dai propri figli. Cercando di dare loro un input pieno di speranza e quindi sorreggendo la crescita del figlio ma confrontandosi con loro raccontando le proprie esperienze, delusioni, mettendosi al livello del bambina/o, della ragazza/o condividendo le proprio paure, fragilità immedesimandosi nel momento che stanno vivendo i figli esorcizzando le preoccupazioni e i dubbi e facendo capire loro che anche noi siamo passati da quella fase del percorso e che si sorpassano quelle difficoltà, crescendo e potendo contare sempre sul sostegno del genitore.  Bisogna vivere ogni momento come fosse l’ultimo per poter apprezzare a pieno la propria vita. Credo sia davvero un messaggio importante da tramandare. E a ragione della consapevolezza della nostra e della loro “tenera fragilità”, occorre essere attenti a dosare intelligentemente ciò che domandiamo loro ma anche ciò che dimostriamo con il nostro esempio. Ovvero proporre di assistere a qualcosa di cui siamo in grado di rispondere e non proporre scenari che non possono affrontare. (Non dobbiamo fare come quegli insegnanti che fanno eseguire compiti su cose che non hanno spiegato).

    Cosa ti ha spinto a trattare la fragilità umana?

    Mi ha spinto a scrivere “Fragile” proprio l’esperienza di genitore che sto vivendo. Credo che davanti ai propri figli a tutti vengano pensieri simili e ho voluto dare sfogo a quello stato d’animo tanto grande quanto spaventoso. Si vorrebbe il meglio per i propri figli, si vorrebbe loro sempre in salute e felici e la speranza interiore fa tremare. 

    “Fragile” vuole essere anche un Augurio di una buona vita alle mie figlie. Un messaggio indelebile che rimarrà nel tempo per dire loro che sarò sempre accanto a loro anche quando la vita non ci darà la possibilità di esserlo fisicamente. Questa canzone vuole essere anche un campanello d’allarme e un invito alla società di oggi che credo si stia smarrendo e stia perdendo molti valori grazie alle “distrazioni”. Una famiglia unita, salda costruita su principi onesti e di trasparenza, anche se i genitori sono separati, è fondamentale. 

    I figli sono il futuro e abbiamo il compito di cambiare rotta e cercare di crescere donne e uomini che sappiano costruire e non perdersi in futilità inutili.  

    Educare i figli è tirar fuori ciò che hanno dentro, oltre alla consapevole fragilità, su cosa è bene insistere?

    Almeno per la parte del mondo Occidentale, abbiamo davanti a noi una generazione in attesa/pretesa del “tutto e subito” cosa che non può e non deve essere così.  Creare delle fondamenta salde trasferendo loro Amore, cultura, regole, tanta forza di volontà per reagire e per investire, il rispetto proprio e quello altrui, la gentilezza, la trasparenza. 

    Si deve insistere nel coltivare la loro curiosità. Vero che oggi c’è poco da inventare, ma c’è tanto da migliorare e cambiare. Dobbiamo cavalcare un’onda generata in anni di evoluzione repentina e che ci trova in difficoltà perché vogliamo a tutti i costi rinnovarci ed inventare “la ruota” o qualcosa di altrettanto semplice e rivoluzionario. Bene quella “ruota” che gira vorticosamente deve essere perfezionata e gestita in modo diverso e questo è un compito delle nostre e delle future generazioni. Importante anche guidarli/le a scoprire le proprie passioni e non tagliare loro le ali. Diamo loro la possibilità di provare e scoprire. Sono le passioni e gli interessi che rendono speciale e dinamica la propria vita. 

    Passione che possa dare loro appagamento in termini emozionali ed esistenziali e contenere possibili sbandamenti. In un contesto dove l’errore è visto come qualcosa di irreparabile, è difficile essere creativo poiché per non sbagliare la strada più percorsa è quella del ripetere e omologarsi, del non distinguersi per paura di non riuscire.

    chitarra fragilità sauro
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    Maria Giovanna Farina
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    Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione, formatrice e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi saggi e romanzi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l’ottimismo, la libertà, la relazione con gli animali da compagnia e col cibo. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2001 ha fondato Heuristic Institution dove si è dedicata, in collaborazione con il filosofo Max Bonfanti, anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali attraverso il TFAR (trattamento fenomenologico delle aree relazionali) da loro ideato. È creatrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, scrive su varie riviste ed è intervenuta ed interviene in Radio e TV. Ha tenuto incontri e conferenze sulla violenza di genere a scuola e presso associazioni, taluni sponsorizzati da Regione Lombardia e patrocinati da vari Comuni italiani. Con un gruppo di studiosi ha chiesto, ottenendolo, alla Treccani.it di inserire la parola nonviolenza in un’unica forma verbale. Studiosa di relazioni, il suo sito è www.mariagiovannafarina.it

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