Angela Grignano avanti con la vita

0

Ai francesi dico: This is me! Parla Angela Grignano, ballerina siciliana che guarda alla vita

da : tipi tosti

“Ricordo che quel giorno non avevo voglia di andare a lavorare – fatto inconsueto – e che mi sentivo particolarmente stanca. Ero stata tutto il mese di dicembre a sbattermi tra il lavoro in hotel (dalle 5 la mattina alle 3 del pomeriggio) e quello con il bambino che seguivo come ragazza alla pari. Però, alla fine decisi di andarci e ricordo anche che erano le sei e un quarto, di un sabato mattina, quando venne a fare colazione un giornalista italiano, che chiedeva del latte. Nessuno lo capiva. Mi avvicinai al suo tavolo, perché ero addetta alla colazione, e gli portai la sua tazza. Cominciammo a chiacchierare. Ecco, di quel giorno mi vengono ancora in mente le battute di Claudio (giornalista di #Cartabianca) e l’ora e mezza trascorsa piacevolmente con lui, che di lì a poche ore sarebbe venuto a cercarmi sotto le macerie e a trovarmi nell’hotel accanto, non colpito dall’esplosione, dove mi trasferirono. Mi riconobbe subito. I miei occhi chiarissimi – mi ha sempre detto – spiccavano sul mio viso affumicato”.

Così Angela Grignano, 25 anni, di Xitta, nel Trapanese, ricorda quel 12 gennaio 2019 quando una esplosione a Parigi, nel quartiere dell’Opéra, provocò la morte di tre persone e il ferimento di altre trentasei. Lei si trovava all’Hotel Ibis vicino la panetteria che saltò per una fuga di gas. Quell’incidente le maciullò la gamba sinistra, e, stenta pure lei a riconoscerlo, “ ha rafforzato il mio grande amore per la vita, la mia sensibilità per le piccole gioie, come la carezza di mamma ad un nipotino e, soprattutto, la mia passione per la danza”.
Otto gli interventi subiti. E mesi di riabilitazione. “Eppure, sogno ancora di ballare” , dice con calma e qualche battuta. Dopo due mesi e mezzo dal primo intervento, Angela ha provato a mettere i primi passi di baciata, ma il suo chiodo fisso è la moderna, in cui si è specializzata .

“Spingendomi ancora più in là – aggiunge – sogno di danzare in quello che vorrei finalmente qualcuno si decidesse ad aprire a Trapani: un teatro, che è sulla bocca di tutti, come si dice qui da noi, ma che nessuno si muove a costruire. Non ho capito se manchi la volontà politica o ci sia un impedimento d’altra natura. Resta un fatto. Come ho scritto nella mia tesi di laurea (Angela si è laureata alla Sapienza di Roma in Arte e Spettacolo) Trapani, città di artisti, senza un Teatro, è costretta ad arrangiarsi con un Auditorium. Conto su questa amministrazione. Il sindaco è un amico e mi ha promesso il suo impegno. Se non riuscissi a realizzarlo? Beh, ho un piano B. Mi piacerebbe lavorare come direttore artistico in un altro teatro o occuparmi di animazione”.
In un posto come Disneyland? “E perché no? Parigi, che da ragazzina ho odiato, è diventata la mia seconda casa. Spero di non tornarci per l’ennesimo intervento, che mi auguro di scansare con la riabilitazione. Le operazioni alla gamba sono riusciti. L’hanno ricostruita con parti della schiena e della testa. Quello che ancora mi procura dolore è il piede. E’ ancora storto. Zoppico e sono costretta a camminare con scarpe ortopediche. Ma devo farcela. Lo devo ai due miei angeli, quello visibile, la mia mamma che è stata sempre con me a Parigi dopo quel giorno, e quello invisibile”.

Invisibile? E chi sarebbe? “Una idea ce l’avrei. Potrebbe essere stato mio nonno a fare un vero miracolo. Quando mi hanno soccorsa, i medici mi hanno detto che di arterie prima zampillanti di sangue, chiuse dopo pochi minuti, non ne avevano mai viste. Ero convinta di non farcela. Dopo quarantacinque minuti di dolore fortissimo, mi hanno iniettato morfina, senza avvisarmi. Ho iniziato a non sentire più il mio corpo e ad avere allucinazioni. Mi sono detta: E’ la fine. Sto morendo. Ho avuto tanta paura. Ma sono qui a raccontarlo. E la scienza non ha spiegazioni”.
Sì, ma cosa c’entra tuo nonno? “Ce l’ho tatuato come un albero di gelsi sul mio fianco sinistro. Sarà stata la forza del ricordo che ho di lui, del suo albero di gelsi, fitto fitto di rami – uno per ogni cugino- su cui mi arrampicavo d’estate da bambina – a non farmi mollare. Ma potrebbe esserci stato un altro tipo di angelo invisibile”.
E cioè? “Il desiderio di farla pagare a Versailles”. Come Versailles? “Sì, diciamo che la Francia mi ha tirato due bidoni. La prima volta, da ragazzina. Ero infatuata di Lady Oscar e volevo vedere Versailles. Ma impedirono a me e alla mia famiglia di visitare la reggia perché mancava una guida per gli italiani. In Francia devo tornare. Se non altro per prendermi la mia rivincita (sorride)”.

Da animatrice o da ballerina? “Si vedrà. Di passi…in avanti, comunque, ne ho già fatti. Per ora, anche se solo mentalmente, sto scaldando i muscoli. Come? Solo guardare Roberto Bolle in tv e spararmi This Is Me (colonna sonora del film The Greatest Showman https://www.youtube.com/watch?v=TqKbKp0ZoNI mi caricano. Ai miei sogni non voglio rinunciare”.

E a proposito di passi, Angela coglie l’occasione di questa chiacchierata per ringraziare Eleonora Abbagnato, che subito dopo l’incidente si è fatta viva con messaggi di auguri.

CONDIVIDI

Profilo Autore

Cinzia Ficco

Pugliese, classe ‘69, laureata in Scienze politiche, giornalista pubblicista, è responsabile del magazine www.tipitosti.it, il blog di chi non molla. Sposata, ha una bambina che si chiama Greta, si diverte a scrivere per lei racconti. Ha pubblicato Josuè e il filo della vita, Il re dalle calze puzzolenti, Tina e la Clessidra, con la casa editrice Edigiò. L’ultimo è Mimosa nel regno di sottosopra, pubblicato da Intermedia.

Lascia un commento


− tre = 3