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    Home»Donne digitali»Tecnologia»Il computer che pensa
    Tecnologia

    Il computer che pensa

    Caterina Della TorreBy Caterina Della Torre18/12/2014Updated:30/06/2015Nessun commento6 Mins Read
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    silvia-giacone-watson
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    Silvia Giacone, nostra ”vecchia” conoscenza, ci parla della sua nuova vita in US, del perchè  è più facile trovare buone opportunità di lavoro e soprattutto  di Watson, un programma di ”cognitive computing”

    Silvia perchè da IBM Italia ti sei trasferita negli USA? La tua famiglia è venuta con te? Non ha subito contraccolpi?

    Il mio legame con gli Stati Uniti e’ iniziato quando avevo 17 anni e con Intercultura/AFS ho passato un anno come foreign exchange student nel Wisconsin: un esperienza bellissima che mi e’ servita a capire i miei limiti e le mie capacita’.
    Poi con IBM ho sempre interagito con colleghi americani ed ad un certo punto mi e’ stata offerta un’assegnazione di due anni che ho rifiutato perche’ avrebbe creato problemi familiari. Con il passare degli anni in Italia gli stimoli calavano e le frustrazioni aumentavano, soprattutto vista la situazione economica, e cosi’ a casa abbiamo ripreso il discorso anche perche’ i miei capi in US avevano opportunita’ da offrirmi. E poi c’era anche il pensiero per il futuro di nostra figlia. Per due estati l’abbiamo portata in America ospiti di amici americani e capito che si sarebbe inserita piuttosto facilmente. Nel frattempo il lavoro di mio marito era cambiato ed avrebbe potuto lavorare in remoto.

    E cosi’ il 22 Giugno 2012 ci siamo trasferiti ad Austin, TX. In Agosto nostra figlia ha iniziato la 5a elementare: i primi mesi sono stati difficili in quanto il suo livello d’inglese non le consentiva di socializzare come avrebbe voluto, ma per Natale era tutto superato ed una notte nel sonno l’abbiamo sentita parlare in inglese.

    Anche mio marito si e’ gradatamente inserito: ha fatto amicizia con i papa’ dei compagni di nuoto di nostra figlia, collabora con la comunita’ Italiana di Austin e continua il suo lavoro remotamente.

    Com’è la vita per le donne americane? Più facile, più complessa, più opportunità?
    Di sicuro le donne americane si fanno meno problemi e non si preoccupano di cucinare tutte le sere .. ma non credo si possa generalizzare. Sono meno penalizzate al ritorno da una maternita’ ma lavorano fino al giorno del parto. I CV non hanno la data di nascita e se pensi di essere penalizzata per genere, eta’, etc. ci sono gli strumenti per fare appello. Per me personalmente, in US IBM ha l’headquarter e ci sono tantissime opportunita’ rispetto a quanto e’ disponibile in Italia sempre con IBM.

    Ci parli del progetto che stai seguendo?
    Da fine Giugno ho cambiato divisione rimanendo sempre all’interno di IBM e sono nel team Watson. Poter navigare in maniera efficace attraverso l’enorme quantita’ di dati non strutturati richiede una nuova era di computing, chiamata “cognitive computing”. Questi sistemi cognitivi apprendono ed interagiscono naturalmente con le persone ed estendono quello che gli umani o le macchine possono fare. Aiutano gli umani a prendere decisioni migliori penetrando la complessita’ dell’immensa quantita’ di dati.

    Il progetto Watson e’ ufficialmente partito come progetto di ricerca nel 2006. Dopo aver dimostrato quello che era possibile fare battendo i due super campioni di “Jeopardy! Grand Challenge”, IBM ha deciso di far partire un piccolo gruppo, una start up, ed infine nel Gennaio del 2014 si e’ formato ufficialmente il Watson Group. Pensiamo che Watson sara’ una delle innovazioni piu’ importati nella storia centenaria di IBM e che il valore che produrra’ per i nostri clienti sia elevatissimo.

    Nello specifico io lavoro nel team di “Product Management and Strategy” e mi occupo a livello business della trasformazione della divisione da start up a “full-fledge business”.

    Intelligenza artificiale? Pensi che un giorno le macchine riusciranno a superare l’intelligenza umana?
    Finche’ l’intelligenza artificiale non sara’ la combinazione di una parte razionale (il sistema cognitivo) e di quella emotiva, le macchine non riusciranno neanche a raggiungere l’intelligenza umana. Watson e le sue capacita’ cognitive cercano di riprodurre alcuni degli elementi chiave dell’expertise umano, ma non e’ una copia del cervello umano.

    Non ti sembra che l’uomo stia remando contro se stesso?
    La tecnologia deve essere vista come un alleato e “lavorare” per l’uomo e non il contrario – anche Watson non decide per il medico, e’ un “assistente” che aiuta a correlare i dati che servono a fare una diagnosi piu’ mirata, a individuare la cura piu’ efficace. Aiuta a correlare il volume di informazioni in modo da ottenerne valore, e lo fa velocemente, interpretando dati non strutturati (tweets, posts, rapporti di ricerca, articoli, etc. tutte cose che gli umani generano per altri umani da utilizzare) che ormai sono l’80% dei dati al giorno d’oggi. L’obiettivo della tecnologia deve essere di supplire a quello che gli umani non sanno fare, come per esempio leggere 50 milioni di passaggi letterali e ricordarne ogni parola!

    Credi sia possibile al giorno d’oggi fare a meno delle tecnologie?
    Io credo di no, troppo comode – soprattutto come moglie e mamma che lavora. L’ultima cosa che ho scoperto e’ che posso depositare un assegno in banca caricando la foto dallo smartphone senza dover andare in banca e fare la fila! L’importante e’ non diventarne schiavi. L’altro giorno stavo leggendo un articolo sul vivere nel 2014 senza wi-fi: c’e’ una zona ad Ovest di Washington dove vige la “Radio Quiet Zone” (stabilita nel 1959 dalla Commissione Federale per le Comunicazioni), ovvero non esistono segnali radio e wi-fi. Questo vuol dire niente internet, telefoni cellulari, telecomandi, forni a micro onde, radio sveglie a batteria, antenne TV, etc. La gente che ci vive e’ abituata, ma ci sono persone che vi si trasferiscono e dicono di non avere piu’ emicranie, nausea ed altri malesseri… e sono felici. Quindi c’e’ qualcuno che per scelta puo’ fare a meno delle tecnologie.

    Molte donne nelle tecnologie in USA?
    Ce ne sono parecchie ed in ruoli di leadership tecnica. C’e’ molto focus sul far avvicinare le ragazze alle scienze in genere. A partire dalle elementari ci sono iniziative per le bambine in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Math). Austin poi e’ diventata la “Silicon Valley” del Mid West e molte donne stanno trovando opportunita’ in ambito Information Technology. Attraverso LinkedIn tutte le settimane ricevo la notifica di opportunita’ lavorative ad Austin per il mio profilo professionale.

     

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    Caterina Della Torre
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    Proprietaria di www.dols.it di cui è direttrice editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

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