Il matriarcato Moso a Torino

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Per la prima volta in Italia, a  Torino, invitate dall’amministrazione a partecipare al convegno ”Culture indigene per le pace” (16-18 marzo)  ed accolte dal sindaco Fassino, le donne del popolo Moso (nella foto Dama e Najin Lacong ) testimonianza di una minoranza etnica matriarcale e matrilineare in cui la natura sacra e divina è percepita al femminile, le donne sono valorizzate ed esiste una grande armonia fra i due sessi.

L’esclusione del matrimonio e della convivenza, la spiritualità di un popolo in cui le donne sono valorizzate.

“Un insegnamento che le società matriarcali ci offrono: modelli di società altri che ci permetterebbero di vivere più armoniosamente. Purtroppo non possiamo importarli tali e quali ma possiamo bensì ispirarci ai loro valori”.
Francesca Rosati Freeman

I Moso sono una minoranza etnica matriarcale e matrilineare, che vive nello Yunnan» (yun = nuvola; nan = sud), il paese a “Sud delle Nuvole” provincia sudoccidentale della Cina situata ai piedi dell’ Himalaya,  ai confini con il Tibet,  in un paesaggio di valli e montagne attraversato dal fiume Yangtze. Un’unica strada conduce al lago Lugu, “lago Madre” nella lingua dei Moso, a 2.700 metri sul livello del mare. A 300 km vive la società dei Naxi (si pronuncia “nasci”), imparentata con i Moso, ma occorrono 7 ore di auto per arrivarci. Originariamente anche i Naxi erano una società matriarcale: non lo sono più da alcuni secoli, perchè, più esposti dei Moso all’influenza delle varie dinastie imperiali cinesi che si sono succedute, hanno subito l’imposizione delle loro leggi, compreso l’obbligo del matrimonio. Oggi sono riconosciuti dal governo cinese come minoranza etnica nazionale autonoma e i Moso per le loro origini in comune coi Naxi sono considerati come un ramo di questa etnia. Le due etnie però nell’arco dei secoli si sono così differenziate da sentirsi perfino reciprocamente offesi dall’accostamento.
Tutte le società matriarcali ancora viventi analizzate dal team la filosofa tedesca Heide Goettner Abendroth, presentano caratteristiche invidiabili: assenza di stupro e pedofilia, assenza di violenza domestica, assenza di guerra, sessualità libera, non vincolata da strutture di potere e assenza del concetto di fedeltà al partner. La spiritualità è immanente, connessa alla terra e non vincolata ad istituzioni e l’economia è basata sul dono e sulla ridistribuzione equa dei beni.

Per quanto riguarda i MOSO l’esclusione del matrimonio e della convivenza li distingue certamente dalle altre società non solo occidentali ma anche matriarcali. L’assenza non solo di violenza ma di qualunque implicazione strumentale nella relazione tra i sessi è frutto di un’organizzazione sociale che tiene rigorosamente distinti il piano della famiglia, che richiede una stabilità di affetti e di cure, da quello della relazione tra un uomo e una donna che si declina in una ricca gamma di sfumature (walking marriage, visiting marriage, visite furtive, in lingua Moso nana sese, ecc.): può essere la forte attrazione fisica che dura lo spazio di qualche notte, l’innamoramento che dura senz’altro di più, la costruzione di una relazione d’amore che può durare anche tutta la vita.

L’aspetto spirituale è forse quello che più di ogni altro contribuisce a creare e a mantenere l’armonia fra uomini e donne, adulti e bambini, giovani e anziani. Credere negli spiriti della natura e nella divinità delle montagne, considerare la natura sacra fa sì che i Moso la preservino dalla distruzione e la conservino intatta per le generazioni future. La natura è sacra e divina ed è percepita al femminile. La funzione della Grande Madre Creatrice viene riconosciuta anche alla donna che assicura la continuità della vita, una funzione creatrice che fa della dea, della natura e della donna una sola entità. Da qui scaturisce un grande rispetto per le donne e una grande armonia fra i due sessi.

 

Francesca Rosati Freeman
Francesca Rosati Freeman è nata a Trapani e laureata a Palermo in lingue straniere moderne. Vive da trent’anni fra la Francia e la Svizzera dove ha insegnato francese agli italiani e ha lavorato a Ginevra per l’Antiracism Information Service, una ONG che ha collaborato con il Centro dei Diritti Umani (OHCHR) contro la discriminazione razziale partecipando fra l’altro attivamente alla Conferenza Internazionale contro la Discriminazione Razziale (WCAR) nel 2001 a Durban. Il suo interesse per le donne e la società dei Moso l’ha portata cinque volte sul posto e ha intervistato, fotografato e filmato gli abitanti realizzando un piccolo documentario che è stato selezionato al Mosuo Film Festival in Cina nel 2006 e proiettato in Francia, in Svizzera e in Italia. Autrice del libro “Benvenuti nel paese delle donne” pubblicato nel 2010 : un viaggio straordinario alla scoperta della società matriarcale dei Moso, una società di pace, senza violenze né gelosie.

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