Un San Valentino senza preconcetti

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Sulla data del 14 febbraio, meglio conosciuta e celebrata come la festa degli innamorati in gran parte del mondo, si possono avere posizioni diverse fra le quali un certo scetticismo.

 

Per il modo in cui sempre più viene mercificata dalle major che si occupano di sfruttare questa come altre ricorrenze: bigliettini, fiori, regali ecc. Un insieme di aspettative che creano ansia da prestazione e delusioni.
Ma meglio non avere preconcetti.

La storia del nostro vissuto, come per tanti altri accadimenti di assai maggiore portata, rivela che nulla accade per caso ma ogni cosa ha un antefatto che va considerato.

La ritualità di questa festa si è modificata nel tempo e nel luogo, seguendo usi e costumi, né è sempre stata rappresentativa solo dell’amore cortese e romantico.
Amore nelle sue varie forme: istintivo, intuitivo, volto ad assicurare reciproca felicità, alla soddisfazione sul piano sessuale ma anche il risultato di una consapevolezza collettiva che solo “amando” il prossimo si può vivere la vita in pace ed armonia.
L’arte, maestra dei sentimenti, la scrittura, ogni forma visiva e tattile che lo racconta lo hanno reso luminoso e perenne.

Ma in questo millennio, che promette un futuro dinamico, nel quale si stanno attuando e verificando profonde modificazioni di stili di vita-usi-costumi, viene da pensare che forse anche le tradizioni e le feste possano assumere connotati differenti .
Certamente questa ricorrenza, alla quale la stragrande maggioranza delle popolazioni di ogni continente ha accettato di aderire non può essere liquidata con valutazioni ciniche o superficiali.

Sempre più il senso connaturato nella parola amore assume anche un valore di scambio. Tra persone, comunità, generi. Un valore che si dovrebbe tradurre in comportamenti idonei ad esprimerlo in ogni forma. In privato come nel sociale.
Quello che è certo, l’amore non potrà mai essere sostituito da un app o da robot o dal virtuale. Neanche i gonfiabili ad immagine e sembianza umane potranno riprodurre un cuore esplosivo d’amore, salvifico e rigenerante.

Perché alla fine di ogni fatto, inutile negarlo, di ogni azione, di ogni dolore, di ogni gioia gli esseri umani avvertono il bisogno d’amore.
Al contrario del male, che si può produrre con strumenti materiali o virtuali, l’amore universale-collettivo-familiare e tra individui è ancora al centro degli interessi umani.
Come festeggiare dunque un giorno così importante?

Se ci volessimo adeguare al racconto e ai suggerimenti indotti, nella stragrande maggioranza, se si tratta di un uomo, offrendo e consumando cene a lume di candela, regalando fasci di fiori, scatole di cioccolatini, ninnoli e altro alla persona del cuore che, inutile dirlo, dovrebbe offrire se stessa e una maggiore disponibilità al perdono.
Per fortuna i giovani oggi, che si cimentano con problemi di sopravvivenza anche futura, di mancanza di lavoro, della possibilità spesso negata di avere una famiglia, non si mostrano più prede di pubblicità mal poste.

Con il tempo, San Valentino ha allargato il significato di amore che si è esteso anche a familiari e amici. Ma siamo davvero tutti così buoni e ci amiamo?
Mancano all’appello i deboli e i meno fortunati, l’amore per la terra, per gli altri, per gli animali ecc. e la festa del cuore rischia di diventare privata ed egoistica. Infine un po’ ipocrita e bugiarda.
Quanti di questi innamorati, che hanno professato quel giorno i loro sentimenti e il loro amore sono poi diventati crudeli predatori, violentatori o assassini delle proprie donne? Quante donne hanno pensato di perdonare nella ricerca di un amore degno di questa definizione?
Davvero c’è bisogno di un giorno speciale per vivere momenti di speciale intimità o non diventa una sorta di trappola e di dovere?

Eppure le ricorrenze servono. Segnano tradizioni, affermano il vissuto, sensibilizzano l’opinione.
Dunque per la festa degli innamorati ci vorrebbe un segnale per cambiare l’idea che amore sia solo quel giorno, a ricordare che amore è rispetto e non violenza, scambio e non possesso.

Se questa ricorrenza incrinasse gli stereotipi su cui poggia la violenza di genere , nelle sue varie forme psicologica, fisica, economica, se venisse utilizzata, oltre che come business, per modificare e prevenire atteggiamenti e comportamenti che non tendono al progresso umano, se fosse utilizzata come obiettivo di sensibilizzazione ad un amore giusto sarebbe una vera festa a cui aderire senza se e senza ma, a dimostrare ciò che è amore e ciò che non lo è.

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Profilo Autore

Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista dal 1981 (tessera nr.69160). Fondatrice e direttrice del Portale delle Donne: www.donneierioggiedomani.it (2005/2017). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, raccontata in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978; ha curato “Matera 2019. Gli Stati Generali delle donne sono in movimento”, "Guida ai diritti delle donne immigrate", "Donna, Immigrazione, Lavoro - Il lavoro nel mezzogiorno tra marginalità e risorse", "Donne e Lavoro”. Nel 1997 ha progettato la realizzazione del primo sito web della "Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità" della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale è stata Editor/content manager fino al 2004. Dal 2000 al 2003, Project manager e direttrice responsabile del sito www.lantia.it, un portale di informazione cinematografica. Per la sua attività giornalistica e di scrittrice ha vinto diversi premi. Prima di passare al giornalismo è stata: Consigliere circoscrizionale del Comune di Roma, Vice Presidente del Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro, Presidente del Comitato di parità presso il Ministero degli Affari Esteri e Consigliere regionale di parità presso l'Ufficio del lavoro della Regione Lazio.

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