La denatalità infelice

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Un tempo la denatalità veniva bilanciata dal numero sempre più in aumento di famiglie di extracomunitari. Adesso nemmeno loro fanno più molti figli.

Questo è il titolo che ho letto su qualche quotidiano recentemente ed ho voluto appropriarmene perché riassume in poche parole (due) quello che sta accadendo e continuerà ad accadere in Italia se le cose non cambiano. Cioè se non si invertirà la tendenza a non procreare delle nuove famiglie (tradizionali, civili ed altro) .

Un tempo la denatalità veniva bilanciata dal numero sempre più grande di famiglie di extracomunitari. Adesso nemmeno loro fanno più molti figli, spesso si limitano al numero minimo di due.

Ricordo molti anni fa che un mio fidanzato norvegese (poi lasciato) mi propose di sposarci e di fare figli, più di due disse lui, perché se vogliamo mantenere la specie, dobbiamo sostituire quelli  che moriranno (cioè noi, i genitori). Non feci caso alle sue parole perché ero giovane, avevo appena finito l’università, volevo cominciare a lavorare e rendermi autonoma. Il tempo alla fine trascorse, lasciai il mio norvegese (che però nel frattempo si è sposato ed ha messo al mondo più figli anche se con compagne diverse)  e cercai la mia realizzazione professionale che arrivò, ma insieme a quella giunse anche il desiderio di farmi una famiglia e dei figli. Però questo arrivò perché avevo maturato l’età giusta, prospettive di lavoro ed economiche soddisfacenti, vicino ad un compagno che la pensava come me.

Per quale motivo vi ho raccontato questo angolo della mia vita? Prima di tutto perché ciò che vi narro è lecito e noto agli attori del racconto, secondo per dimostrarvi che una donna proprio perché lavora ed è soddisfatta di se stessa può donare alla società un nuova vita che sia anche un proseguo per la generazione futura.

Si dice che le donne italiane (ma non solo quelle, guardate il Giappone) non fanno figli perché occupate sul lavoro non hanno tempo per dedicarsi alla famiglia. Quindi donne non lavorate e fate figli? E se la parte più propositiva e creativa fosse proprio quella delle donne che finora sono state invisibili o silenti? Per quale motivo perdere queste nuove energie? Per non permettere loro di lavorare e fare le mamme magari non barcamenandosi con fatica tra lavoro, figli, casa, marito e cura dei genitori anziani  ma aiutandole socialmente con asili a prezzi non impossibili, un maggiore aiuto maritale ed eventualmente con lo smart working?

Invece purtroppo  sembra che spesso tutto ciò venga dimenticato e che se c’è qualche taglio da fare o modifica legislativa sono sempre le mamme, le donne ad essere penalizzate.

Chi farà i figli, li crescerà ed aiuterà quando è necessario farlo? Saranno i signori uomini, i ministri, i parlamentari o le parlamentari (non c’è un nome femminile che le si adatti) che hanno la tata a casa o che hanno  rinunciato alla carriera o soddisfazione lavorativa per mettere su famiglia ? Le grandi aziende soprattutto multinazionali lo hanno capito, quando lo faranno loro anche quelle italiane e soprattutto le istituzioni?

Aspettiamo di vedere di cosa sarete capaci di fare, ma ricordatevi che i figli se non li fate in provetta, li fanno le donne e se non li faranno gli ultraottantenni aumenteranno sempre di più e fine della nostra storia.

Per figliare ci vuole ottimismo per il mondo che verrà e condizioni di agio genitoriale. Non solo economico.

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Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

2 commenti

  1. Caterina Della Torre

    Annachiara Bergamo

    Penso che abbia centrato pienamente la questione e che in un futuro non lontano pagheremo lo scotto.
    Premetto che essere madre, per me, è stato il più bel regalo della vita, che non è, a prescindere, realizzazione o felicità.
    Al di là del contesto personale di ognuno di noi, è evidente che la società in cui viviamo non crei le condizioni oggettive per mettere al mondo dei figli: la vita, nella sua quotidianità (lavoro, casa, ritmi spossanti) è già difficile e pesante da gestire; avere dei figli richiede un’ energia inesauribile e non trova sostegni nel sociale. Penso ai paesi del Nord Europa, per esempio, dove il luogo di lavoro (ma anche l’ università) mette a disposizione della mamma lavoratrice e/o studente asili nido e scuole materne, servizio mensa, palestra.
    Penso al sussidio economico che viene erogato nei primi tre (forse anche oltre, non ne sono sicura) anni del bambino per poter affrontare tutte quelle spese che si rendono necessarie. Ecco, da noi, in Italia, è ancora fantascienza. Finché le aziende prediligono personale maschile perché non vogliono/possono farsi carico della maternità, finché ad un colloquio di lavoro ti chiedono se hai intenzione di fare figli, finché rischi di perdere il posto di lavoro a causa della maternità, significa che siamo indietro anni luce.
    Ci si aggiunga la precarietà del lavoro, il lavoro mal pagato, il costo della vita sempre più alto, una politica interna che vende fuffa e che accentua l’insicurezza la violenza e la discriminazione.
    In questo scenario, diventa arduo avere fiducia nell’umanità, perché , anche al di là delle possibilità economiche, ci si chiede se questo è il mondo a cui vogliamo consegnare i nostri figli.

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