Keytruda:una battaglia contro il cancro

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Arriva anche in Italia il farmaco Keytruda approvato dall’AIFA come “farmaco di prima linea”, in grado di aggredire solo ed esclusivamente le cellule neoplastiche, dando una spinta al sistema immunitario del paziente inducendolo a riconoscere e distruggere tutte le cellule maligne.

di Rita Garofalo

Arriva anche in Italia il farmaco Keytruda approvato dall’AIFA (Istituzione pubblica che autorizza e controlla i farmaci immessi sul mercato in Italia garantendone qualità e sicurezza) come “farmaco di prima linea”, cioè da usare come prima terapia in alcune neoplasie del polmone, incluse quelle inoperabili, per le quali fino ad ora esisteva solo la chemioterapia. L’effetto terapeutico che si avvale di un medicamento “biologico”, è in grado di aggredire solo ed esclusivamente le cellule neoplastiche, dando una spinta al sistema immunitario del paziente inducendolo a riconoscere e distruggere tutte le cellule maligne.
Il Pembrolizumab, (nome commerciale Keytruda) è un anticorpo monoclonale umanizzato (con struttura amminoacidica di origine murina pari al 5-10% del totale) usato nell’immunoterapia del cancro. Questo anticorpo, in monoterapia, è indicato nel trattamento del tumore non a piccole cellule del polmone (NSCLC), sovraespresso in PD-L1 (ligando del recettore PD-1) in assenza di tumore positivo per mutazione dei geni EGFR o per ALK. I pazienti con tumore positivo per mutazione di EGFR o per ALK devono aver ricevuto una terapia mirata prima di assumere Keytruda. Inoltre, l’anticorpo, blocca un meccanismo protettivo sulle cellule tumorali e permette al sistema immunitario di distruggere quelle cellule tumorali. Il Pembrolizumab è un anticorpo terapeutico che si lega e blocca la PD-1, ovvero la proteina 1 situata sui linfociti T. Questo recettore generalmente impedisce al sistema immunitario di attaccare tessuti dell’organismo; è un cosiddetto punto di controllo immunitario. Molti tumori creano proteine che si legano al recettore PD-1, arrestando così la capacità dell’organismo di eliminare il cancro. L’inibizione del PD-1 sui linfociti impedisce questo meccanismo permettendo così al sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali. Infatti, i tumori che presentano delle mutazioni (appaiamento errato delle basi nel DNA durante la replicazione) tendono a generare molte proteine mutate che potrebbero servire come antigeni tumorali; il pembrolizumab sembra localizzare questi siti e intervenire in un’azione di smascheramento di tale tumore da parte del sistema immunitario, impedendo così al sistema di autocontrollo di bloccare lo spazio. L’anticorpo monoclonale così, si lega unicamente alle cellule bersaglio per le quali è stato programmato, riattiva il sistema immunitario bloccato dal tumore, stimolandolo a riconoscere solo le cellule neoplastiche, ad attaccarle e a distruggerle. Gli anticorpi monoclonali si sono già dimostrati in grado non solo di curare, ma addirittura di guarire definitivamente molte neoplasie del sangue un tempo mortali (linfomi, mielomi e leucemie), e da circa 10 anni sono utilizzati anche per la cura dei tumori solidi. Si sono ottenuti ottimi risultati per gli adenocarcinomi, come per esempio nella cura del terribile melanoma (tumore maligno della pelle) una volta letale al 90% ed oggi curabile anche nella sua fase più avanzata.

Gli esiti sono stati così convincenti da spingere la Food and Drug Administration (FDA, l’agenzia governativa che regolamenta i medicinali negli Stati Uniti) ad approvare l’utilizzo del principio attivo del farmaco, il pembrolizumab, in quei pazienti malati di cancro e che hanno in comune una particolare anomalia genetica. Il Keytruda , infatti, come già evidenziato, non è efficace in tutte le persone, ma in quelle che hanno una particolare mutazione genetica che impedisce alle cellule di rimettere a posto il DNA danneggiato, durante la sua replicazione.
Un nutrito team di ricercatori e oncologi provenienti da vari istituti americani ha scoperto che l’ immunoterapico pembrolizumab, risulta essere particolarmente efficace in pazienti colpiti da una specifica anomalia genetica contro il cancro alla vescica, nel linfoma di Hodgkin e nel tumore al polmone come dimostrato da una recente ricerca pubblicata su un’autorevole rivista “The Lancet Oncology”. Tale ricerca ha avuto lo scopo di testare 300 pazienti con tumore polmonare in fase molto avanzata, dimostrando che dopo oltre un anno il 70% dei malati dichiarati incurabili, trattati con l’anticorpo monoclonale era vivo ed in buone condizioni, rispetto ai restanti pazienti trattati con la sola chemioterapia.

I risultati della ricerca condotta dagli studiosi americani e divulgata sulle pagine della American Association for the Advancement of Science (AAAS) hanno dimostrato che su 86 pazienti coinvolti in un trial clinico e colpiti da 12 differenti tipologie di tumori, tutti con deficit-MMR (geni che presentavano una mutazione), il pembrolizumab è riuscito a ridurre la dimensione della massa cancerosa e a bloccarne la proliferazione in 66 pazienti, mentre in 18 il cancro è totalmente scomparso. Di questi ultimi, 11 hanno smesso di assumere il farmaco e non hanno presentato evidenza di recidiva per una media di 8,3 mesi.

Gli studiosi, oggi, sono orientati oltre che allo studio del farmaco da utilizzare nei vari casi specifici, alle potenzialità del sistema immunitario per impedire ai tumori di proliferare. La battaglia è contro queste cellule tumorali che come già spiegato sopra, hanno la capacità di nascondersi dal sistema immunitario e per farlo utilizzano delle proteine sulle loro membrane cellulari rendendosi invisibili allo stesso. Il pembrolizumab ha la capacità di smascherare queste cellule tumorali, inducendo una risposta da parte del sistema immunitario allo scopo di distruggerle.
Gli studi sul pembrolizumab sono molto incoraggianti e oggetto di grande considerazione da parte della comunità scientifica sebbene presentino delle criticità in merito alla differente risposta al farmaco da parte dei pazienti con analoga anomalia genetica. I risultati e l’impiego del pembrolizumab in ulteriori pazienti, servirà a conoscere meglio gli effetti del farmaco sugli stessi e indicare così, al personale medico coinvolto le migliori terapie contro il cancro.
N.B. Le fonti da cui si è attinto per la stesura del seguente articolo sono: Wikipedia; Pubblicazione del Dipartimento Promozione della Salute, del Benessere e dello Sport per Tutti-Sezione Risorse Strumentali e Tecnologiche della Regione Puglia; Qui Finanza del 13 Settembre 2017; Scienza da il Post 13 Giugno 2017; Fanpage 13 giugno 2017.

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