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    Sotto le foglie

    Erica ArosioBy Erica Arosio12/04/2025Updated:12/04/2025Nessun commento3 Mins Read
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    Un film di François Ozon

    con  Hélène Vincent, Josiane Balasko, Ludivine Sagnier, Pierre Lottin

    François Ozon è un regista che ama le storie, sa inventarle e sa raccontarle, da abile narratore privo di ogni  spocchia. Ha in questo qualcosa in comune con Claude Chabrol e anche con Georges Simenon e come loro ha un debole per la provincia francese che sotto l’apparente calma nasconde conflitti infuocati. Prolifico fin dai tempi della scuola (ha diretto molti cortometraggi di successo), a lui si devono piccoli capolavori come Sotto la sabbia e Otto donne e un mistero più molto altro. Ha una spiccata predilezione per il mondo femminile che sa raccontare al di là di ogni moralismo. Come in quest’ultimo film che in Francia ha avuto uno strepitoso successo.

    Siamo in un piccolo villaggio della Borgogna. Michelle (Hélène Vincent, 81 anni, bravissima) e Marie-Claude (Josiane Balasko, 74) sono vecchie amiche e passano il tempo chiacchierando, passeggiando nei boschi, raccogliendo funghi, cucinando. Michelle ha una figlia e un nipotino. La ragazza è aggressiva con la madre e noi spettatori ignoriamo il perché (e io non ve lo rivelo, perché sarebbe un delitto). Marie-Claude ha un figlio che si caccia sempre nei guai ma che è molto affezionato alla madre.

    I legami fra tutti questi personaggi affiorano lentamente, come per caso e il regista (che meraviglia) non si sente in dovere di addentrarsi in ogni dettaglio psicologico, lasciando all’intuizione e alla creatività dello spettatore il compito di ricostruire il passato. Ci sono nodi irrisolti, affetti istintivi, affinità elettive che convergono nella edificazione di famiglie che si basano più sulle affinità che sui legami di sangue.

    E ci sono anche dei crimini. O forse no, si tratta solo di casualità, di capricci del destino che in qualche modo aggiustano gli equilibri. L’intreccio è appassionante nel suo essere incerto e lasciare lo spazio a interpretazioni diverse. In fondo anche nella vita vera le cose vanno così. Non tutto è sempre chiaro, le nostre azioni sono spesso d’impeto, senza che ci soffermiamo a valutarne tutte le conseguenze.

    O forse ogni catena di eventi è studiata esattamente e diabolicamente per portarci alla soluzione che agogniamo?

    Su questo si interroga Ozon, su questo chiede allo spettatore di schierarsi e di prendere posizione, colmando con la sua fantasia gli sliding doors della narrazione.

    In un’ora e mezzo, oggi che i film superano sempre più di frequente le due ore, il regista francese costruisce un film che inizia come una commedia per poi virare al dramma e infine svoltare bruscamente nel giallo e persino nel noir. Il tutto con colpi di scena inaspettati. E molto gustosi. Lo so, sto raccontando troppo poco della trama ma lo faccio solo per non rovinare la visione di un film che ha il suo cuore pulsante proprio sulla ricchezza articolata della storia. E datemi retta, vale la pena andare al cinema. Per godersi un film robusto che ha l’unica ambizione di far passare un’ora e mezza piacevole allo spettatore. Se poi vi spingerà a porvi anche qualche domanda etica, vorrà dire che avrete speso davvero bene il vostro tempo.

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leono. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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