Dogman

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di Adriana Moltedo

Dogman è un film sul DOLORE.
Scritto e diretto dal regista francese Luc Besson, 64 anni.

DOGMAN è un film sull’AMORE, quello vero non solo quello dei cani ma di alcuni umani come Douglas o Doug o Dog, cognome  Munrowche che suona come Monroe.

Duglas in realtà non ama i cani, piuttosto i cani amano lui. LI ama come un padre dovrebbe amare i propri figli e loro lo ricambiano è rispettano. E’ autorevole non autoritario e i cani obbediscono, lo liberano dalla prigione come lui ha liberato loro. My babies, i miei bambini li chiama. Li addestra a entrare indisturbati nelle ville dei ricchi per rubare. Fino a quando non si mette contro una pericolosa gang del quartiere…

Douglas amerà Evelyn la poliziotta che lo interroga alla quale racconterà tutto perché ha il dolore in comune, prima ancora ama la sua maestra di teatro  dalla quale apprende la bellezza della messa in scena, ama il teatro, ama William Shakespeare e lo impara tutto a memoria e lo recita ai suoi cani attenti. Ama Marilyn Monroe si traveste proprio da MM – in rosa con parrucca platino – e canta canzoni popolari come Diamonds Are a Girl’s Best Friend

Ama Marlene Dietrich, Edith Piaf che interpreta in maniera magistrale quando  diventa anche una drag queen, e canta travestito da donna e riesce a rimanere in piedi per il tempo di una canzone. Naturalmente ama i cani non come suo padre che non amava nessuno.

Lui Ama l’Amore.

Dogman è una  storia vera, quella di un ragazzo che dal padre fu costretto a vivere in una gabbia insieme ai cani. 

Caleb Landry Jones che è apparso nel suo primo film all’età di 16 anni, ora 33 anni, è l’interprete principale, straordinario nel trasmettere  dolore e amore.

La narrazione inizia con una frase di Alphonse de Lamartine: “Ovunque ci sia un infelice, Dio invia un cane.”

“L’ispirazione per questo film – ha commentato l’autore – è scaturita, in parte, da un articolo di giornale che ho letto, la storia di un bambino che i genitori avevano chiuso in gabbia. Ricordo che il mio primo pensiero fu: “E adesso? Cosa farà nella vita? Diventerà un terrorista o Madre Teresa di Calcutta?.”

Per questo film siamo arrivati ad avere anche 70/100 cani. Il processo di casting è stato lungo. Due, tre mesi. 

Quando abbiamo cominciato a girare avevamo  3 cani star con il loro addestratore e un camper solo per loro. Di questi 3 uno era la superstar, francese, arrivava solo per le sue scene e poi se ne andava. L’avevo chiamato Domen. Poi c’era il mio preferito: pesava 80 chili, arrivava e mi leccava tutto.

I cani obbediscono solo a una voce, quando dicevamo azione… beh potete immaginare! 25 voci in contemporanea, per la scena in cui Caleb/Douglas legge Shakespeare ai suoi amici a quattro zampe.

La sofferenza è uno stato che accomuna tutti noi – ha proseguito Besson – e il solo antidoto per contrastarla è l’amore. 


Le persone guardano i film per cogliere una sorta di verità dalla storia, anche se sanno che si tratta di finzione. Volevo essere il più onesto possibile nella realizzazione del film.- ha continuato – Voglio che proviate dei sentimenti nei confronti del protagonista, di ciò che fa, delle azioni che compie come reazione alla sofferenza che ha patito. Vorrete fare il tifo per lui.


Spero che il pubblico possa elaborare nella propria mente ciò che Dogman ha subito, il dolore che è davvero difficile da ingoiare. Ha sofferto più di quanto la maggior parte delle persone potrà mai soffrire, eppure possiede ancora una dignità.”

Con Dogman Luc Besson è tornato alla forza di Leon, uno dei suoi primi capolavori, di Nikita, dove solo l’amore vince i dolore.

“Se devo pensare a un riferimento cinematografico, non ne trovo. L’ispirazione mi viene camminando per la strada, guardando come cammina la gente e immaginandomi le loro storie.  Io invece amo assaggiare e masticare le vite allo stato puro.

Quello che ho imparato – ha concluso –  è che due sole cose ci salvano: l’amore e l’arte, certamente non i soldi. Se riesci poi ad avere amore e anche arte, allora sei davvero fortunato…”

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Adriana Moltedo

Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità.


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