Morte dei campi

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Paola Clemente sgobbava sette giorni su sette per due euro l’ora, sotto la schiavitù del caporalato.

di Daniela Tuscano

Come una Nedda cresciuta, un Rosso Malpelo al femminile. Sud verghiano, naturalista e spietato, di oltre cent’anni fa.  Invece siamo nel 2015. E Paola Clemente era italiana. Non un’immigrata. Ma proviamo a sentirla mormorare, mentre s’ammazza letteralmente di fatica, “che è quest’Italia?”. Sgobbava sette giorni su sette per due euro l’ora, sotto la schiavitù del caporalato. Alla fine è scoppiata, ma nelle fotografie lei, col suo nome da pontefice, riusciva ancora a sorridere. Un sorriso liquido e mansueto su un modesto vezzo di perle.

Perché la vita è fuori. È altro e di più e Paola l’ha sempre saputo. Voleva sentirsi umana e cercava di non mancare a una festa tra amici per restituirsi all’umanità. Quell’angolo d’esistenza, i nostri anni tecnologici e bestiali non erano riusciti a spegnerlo. E lei vi s’aggrappava tenacemente. Appesa a un pensiero, alla gioia della famiglia, come Rosso al ricordo del padre. La femminilità di Paola si sformava avvilita nel sole, ma lei insisteva a sentirsi bella, annotava scrupolosamente sul calendario le “giornate” che le restavano, la miseria largita. Lenta pure la grafia, così grottescamente infantile, ansante, inesorabile. E ci pare di sentirla: manca poco, ce la posso fare, solo per oggi, poi finalmente la pace…

La pace non è giunta. Il corpo s’è arreso. L’anima forse no. Ma quest’Italia divenuta repubblica e, almeno sulla carta, Stato di diritto, il paese di Paola e di tante vinte come lei, sul cui sangue questo diritto è nato, potrebbe  tradirla ancora. Dopo otto anni nessun colpevole per la sua morte: così ha sentenziato il tribunale di Trani. Il fatto “non sussiste”. E tuttavia esiste, l’inesorabilità non è più destino. La legge 199 sul caporalato dal 2016 è realtà, la vicenda di Paola è diventata patrimonio nazionale anche grazie al bel cortometraggio (“La giornata”, 2017) di Pippo Mezzapesa e Antonella Gaeta. Per Paola e le sue compagne – le donne costituiscono il 40% dei lavoranti stagionali – la giustizia deve, assolutamente deve tradursi in atto.Dietro l’aria da povera crista, il sorriso di Paola Clemente non cedeva alla rassegnazione. L’Italia neopositivista dell’intelligenza artificiale farebbe bene a non dimenticarsene. Noi, di certo, non lo faremo. Noi siamo Paola.


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