DA SEDUTTRICE A MADRE

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“Giuditta I. G.Klimt”

                      

Fin da piccole a molte femmine viene insegnato come essere composte, graziose, educate e sorridenti.

Esistono addirittura scuole per Piccole Principesse: prevedono corsi di bon ton, portamento, dizione, trucco e acconciatura, sono destinati a bambine dai sei a nove anni, il tutto per creare future donne attrattive.

La seduzione, da tempo, vira soprattutto al femminile, nell’intento di conquistare il maschio. 

Anche i maschi ricorrono a mezzi tecnologici per apprendere le arti seduttive.

Oggi le giovani generazioni imparano l’arte della seduzione sui media. Esistono guru di ogni tipo che insegnano l’arte del sedurre anche a puntate o dal vivo con teatrini motivazionali.

Propongono quindi esempi tecnici o duplicabili in situazioni in cui non si sa come agire con l’altro sesso.

Fior di siti educano ragazze e ragazzi alle prime armi nell’arte della conquista, offrendo tecniche seduttive che, a dir loro, sono di sicuro successo.

La domanda è: il sedotto sarà contento di essere stato conquistato da chi ha usato tecniche precise per attrarlo e non una sana spontanea emotività nell’approccio?

Vero è che i ragazzi alla rete chiedono tutto, è come un grande fratello sempre disponibile che li educa, li ammaestra su ogni tipo di arte, anche amatoria.

Ci sono corsi a pagamento per sedurre il partner in pochi giorni, con risultati garantiti, pena il rimborso del costo.

Anni fa il corso di seduzione lo tenevano gli amici più grandi o i compagni di scuola più fighi, esperti nell’arte dell’amare e del sedurre, ora sono sostituiti da maestri di seduzione on line. 

Esistono veri e propri training con e book e lezioni a costi anche elevati, che garantiscono ai naviganti della rete, soprattutto in siti non italiani, la piena trasformazione da corteggiatore imbranato ad amante perfetto. 

Il fascino esercitato dalle femmine seduttrici usa l’attrazione della sessualità, ma la sublima.

Il gioco pone il desiderio come un premio da conquistare, con provocazioni visive, stimolazioni verbali e gestuali, come il più famoso “gioco di sguardi” tanto usato in tempi passati.

Alle donne quindi si attribuisce l’abilità seduttiva che vince anche la peggiore brutalità maschile. 

La Giuditta di Gustav Klimt si pone come l’immagine dell’esaltazione della “femme fatale”, la seduttrice alla quale non è possibile resistere, ma anche tanto crudele da arrivare a distruggere l’amato. 

Pensiamo a Circe, la maga citata da Omero che col suo canto melodioso e le sue lunghe trecce, attirava i naviganti seducendoli e avvelenandoli come in un gioco perverso con una sola vincitrice.

Tutta questa fatica nel sedurre, perché di impegno affaticante si tratta, non è certo manifestazione di spontanea comunità d’intenti né di affinità elettive, derivate da un’attrazione profonda per l’altra persona, spesso ha come fine la conquista del sedotto, non necessariamente l’idea di una vita comune e della creazione di una famiglia.

Sempre al femminile e molto diverso è il ruolo della “madre”.

Esistono donne, madri totali, altre maggiormente indipendenti dagli affanni del maternage, ci sono poi le madri affidatarie, quelle surrogate, quelle adottive, quelle senza figli, anche se totalmente materne.

Essere madri significa cambiare la propria vita, anteporre i figli a sé stesse, mutare l’uso del proprio tempo e del proprio modo di pensare. 

Un amico mi diceva che tutte le madri hanno il loro cuore fuori perché le energie fisiche e mentali sono rivolte soprattutto al figlio, accettando che, per la vita, la prima motivazione all’esistere sia quella. 

Esistono però anche madri disfunzionali che possono distruggere anziché comporre i rapporti con i propri figli quindi limitarne lo sviluppo evolutivo.

Ovviamente ciò vale anche per i padri, ambedue figure di riferimento nelle dinamiche di crescita della prole

Nell’esperienza genitoriale ci si porta dietro il passato e la propria emotività spesso inconsapevolmente.

La psicologa Anna De Simone in un articolo pubblicato su Psicoadvisor descrive sei tipologie di maternità o paternità disfunzionale, proviamo ad analizzarle.R

                                        LA MADRE TOTALE

La madre totale è quella che rinuncia a tutto per i figli, ma che in cambio

pretende attenzioni continue, facendoli sentire in colpa attraverso il ricatto emotivo. Può arrivare a screditare l’altro genitore inducendo i figli a odiarlo o a provare rancore nei suoi confronti.

I figli crescendo alternano rabbia a sensi di colpa. Le femmine tendono a rimanere vittime della madre, idealizzandola o a fuggire via per non rischiare di assomigliarle, mentre i maschi tendono a riprodurre forme di dipendenza simili o ad avere difficoltà nell’organizzare la propria vita.

                                              LA MADRE NERA

La madre nera è una persona estremamente negativa, si lamenta spesso ed è molto critica e giudicante nei confronti dei figli. Non fa mai complimenti, ma cerca piuttosto di scoraggiarli. Questo atteggiamento provoca un profondo senso di inadeguatezza nei figli e una forte insicurezza anche in età adulta.

                                           LA MADRE VITTIMA

La madre vittima si lamenta spesso della propria vita e pur non criticando i figli, cerca il loro appoggio privandoli del senso di protezione di cui hanno bisogno.

I figli si ritrovano così costretti a fare da genitori della madre bisognosa. Talvolta madre vittima e madre totale convivono nella stessa persona.

In età adulta, possono diventarne succubi o particolarmente infastiditi, ma comunque insicuri e pieni di sensi di colpa nei suoi confronti.

                                          LA MADRE NARCISISTA

La madre narcisista si vanta dei propri figli ed è piena di aspettative nei loro confronti, dal momento che li vede come un’estensione di sé stessa. Pretende che siano come lei li desidera, precludendo loro la libertà di scelta. Nei figli si sviluppa una forte ferita narcisistica perché imparano presto che l’amore è condizionato.

LA MADRE ISTRIONICA

La madre istrionica ama attirare l’attenzione su di sé, vuole sembrare più giovane, e adotta spesso atteggiamenti eccessivi che mettono in imbarazzo i figli.

LA MADRE DEPRESSA

La madre depressa tende a non offrire protezione adeguata ai figli che, di conseguenza, si possono sentire abbandonati, inutili e non abbastanza importanti. Crescendo possono diventare apatici e privi di passioni, maturi prima del dovuto o al contrario, dipendenti dalla madre e profondamente immaturi a livello emotivo.

Questa interessante analisi deve fare riflettere ambedue le figure genitoriali in modo da offrire ai propri figli il meglio delle esperienze di vita e del supporto necessario a farli crescere liberi, autonomi e consapevoli.

“La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.”
                                        ( Frank A. Clark)

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Profilo Autore

Maria Cristina Paselli lifecoach

Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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