Il punto di Gräfenberg

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È allora il caso di spendere ancora due parole sul punto g, tanta la richiesta di notizie sull’argomento (stuzzicante, appunto perché così misterioso).

 

E’stato un tal signor Gräfenberg (G), nel 1950, a individuarlo. Ebbene, Gräfenberg ne parlò per la prima volta in uno scritto dal titolo “Il ruolo dell’uretra nell’orgasmo femminile”. Proio così, uretra, non vagina: è nell’uretra femminile (quel piccolo tubicino che sta sopra la parete anteriore della vagina) che si troverebbe a suo dire il punto G. Come negli uomini, così pure per le donne l’uretra saprebbe rispondere egregiamente agli stimoli del piacere, circondata com’è di tessuti irrorati spesso di sangue e resi perciò molto sensibili.

Passano 52 anni. E’ il 2002 quando il professor Emmanuele A. Jannini, dell’Università dell’Aquila pubblica su Urology uno studio che definisce l’esistenza del punto nevralgico dell’eros femminile. Insieme alla sua equipe, scopre e documenta come in un certo numero di donne in pre-menopausa, all’interno della vagina, vi siano in effetti numerose ghiandole di Skene, la cosiddetta prostata femminile: ne deduce che i meccanismi che regolano l’orgasmo maschile e femminile sono a loro modo affini.
Alcuni anni fa, lo stesso Jannini si è spinto ancora più in là. Una ricerca condotta su un gruppo di venti giovani donne ha osservato che quelle che dichiaravano di avere orgasmi vaginali avevano una conformazione più ispessita della parete fra uretra e vagina. Osservandone con l’ecografia transvaginale l’anatomia interna, Jannini ha concluso che il punto G è formato da diversi tipi di tessuti, che comprendono la parte interna del clitoride, corpi cavernosi come quelli del pene, le ghiandole di Skene e nervi che utilizzano gli stessi fattori biochimici dell’eiaculazione maschile.
Secondo queste ultime pubblicazioni, solo alcune donne presenterebbero questa variabile anatomica (quelle poche elette che a loro dire non hanno mai avuto problemi a raggiungere l’orgasmo vaginale), le altre dovrebbero dunque smettere di cercare e farsene un ragione.
Tuttavia, oltre a queste ultime (quelle cioè che secondo Jannini dovrebbero metterci una pietra sopra), bè, anche molti specialisti (uomini) continuano a dubitare dell’effettiva esistenza del punto G (qualcuno ancora oggi parla di “Ufo ginecologico”). Secondo alcuni detrattori, l’ispessimento nella parte anteriore della vagina “fotografato” da Jannini sarebbe da mettere in relazione con le dimensioni anomale del clitoride. Secondo altri, il punto G potrebbe esistere anche nelle donne che non provano l’orgasmo vaginale. Per altri ancora, la capacità di provare questo tipo di orgasmo sarebbe null’altro questione di allenamento.
Da parte nostra, possiamo solo fare tesoro di quanto detto, negato, supposto e proposto da quanti si sono dati così tanta pena per dirci come funzioniamo noi donne sotto le coperte. Perciò, ci sia o meno, sia parte del clitoride, della vagina o dell’uretra, badiamo almeno all’unica cosa riguardo il punto G su cui tutti quanti si dicono d’accordo: la sua posizione, a 5 o 6 centimetri nella parte anteriore della vagina. E se davvero si tratta di una questione di allenamento, allora alleniamoci. A scoprilo quel punto, là dove tutti ce lo indicano, con calma, da sole o con il partner, scegliendo le posizioni che più facilmente lo possano stimolare. Auguri, e ad ogni modo cercate di non farne una questione di stato.

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Profilo Autore

Aura Fede

Aura Fede. Siciliana ma ora abita a Treviso. A Padova ha fatto gli studi pre-universitari e universitari. Docente nel corso post-laurea (per psicologi e specialisti ginecologi) di psicoprofilassi ostetrica dell’Università di Padova E' sessuologa clinica (altre a consulente) e Formatore dell'istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze diretto dalla prof. Roberta Giommi. Ha frequentato il corso di Mindfulness presso l’AISPA di Milano, autrice di lavori scientifici su vari argomenti legati alla specializzazione. Coautore di volumi sul benessere delle donne e sul benessere dei ragazzi.

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