L’orgasmo femminile

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Dal punto di vista biologico, definire l’orgasmo è abbastanza semplice. Ma  l’orgasmo in una stessa donna può avere infiniti colori e sfumature.

E’ il risultato di 8-10 contrazioni ritmiche ogni 0,8 secondi dei muscoli che compongono il pavimento pelvico (clitoride, vagina, retto e utero), provocate dalla produzione di un ormone chiamato ossitocina stop.Sì, abbastanza semplice. Né la mia laurea e la mia specializzazione valgono ad aggiungere altro. Rispetto, s’intende, a quanto già ci dice così pragmaticamente quel magnifico onnisciente accessibilissimo democratico oracolo pagano che è google.
Allora, per chi non avesse voglia o tempo di derubricare una alla volta le circa 60.000 voci (solo italiane) che il motore di ricerca ci dispensa se digitiamo appunto orgasmo femminile (virgolettato, s’intende), vediamo che vi posso dire in poche righe.
Bè, ad esempio che l’orgasmo in una stessa donna può avere infiniti colori e sfumature, più di 60.000 certo, a seconda del momento che si vive. Che ogni donna poi lo racconta a modo suo: campane a festa, musica angelica, volo, caduta libera, arcobaleno, incendio, trip. A prendere appunti, ci si riempirebbe una credenza senza ripetere due volte lo stesso concetto. E’ chiaro perciò che non ci è dato di fissare alcunché in materia: e cioè non è possibile (né giusto) quantificare, metro e bilancia alla mano, il tempo e il peso del piacere. Tempo e peso che ciascuna donna più gestire a suo piacimento, mettendo in pratica tutta una serie di strategie fantasiose (scegliendole tra quelle che meglio si addicono alla sua natura).

Ci si può domandare se una donna sia davvero capace di riconoscere il proprio orgasmo. Solitamente la pratica (l’esperienza) dà un certo margine di sicurezza: impariamo presto a riconoscere quella sensazione che ci prende immediatamente prima, prima di quelle contrazioni ritmiche intendo, per cui possiamo dirci eccolo, eccolo che arriva. Le più sensibili (o le più ragioniere, fate voi) ne sanno cogliere le più impercettibili avvisaglie, i più piccoli meccanismi, col puntiglio di un orologiaio. Riconoscono (e catalogano) le differenti zone di contrazione: badano ai piccoli muscoli (bulbo cavernosi) sotto le piccole labbra, che si riempiono di sangue e si gonfiano durante l’eccitazione, al muscolo elevatore dell’ano, il cui spasmo (più profondo) è attivato dalla penetrazione e dalla stimolazione del punto g, e concertano il tutto con molta sapienza, sapendo bene quale sia la sequenza loro più congeniale per raggiungere il climax.
Punto g, abbiamo detto (ho detto, in effetti). Come non farne cenno, considerato che, se al posto di orgasmo femminile su google andiamo a cercare punto g (sempre virgolettato), allora i risultati (solo in Italia) da 60.000 schizzano a 987.000. Chiaro che la faccenda suscita un qualche interesse.

A opinione di Gräfenberg (da cui la g) si tratterebbe di un punto che si trova sulla parete anteriore della vagina, nel suo terzo inferiore. Una specie di manicotto, formato da tessuto erettile, che in un certo senso rappresenterebbe la proiezione vaginale della prostata maschile. Ciò dicendo a dispetto di quanto concluso dalle più comuni analisi dei tessuti, che mai nel tempo sono riuscite a definire (scientificamente) nella vagina una qualche zona di maggiore innervazione (o di maggior densità di innervazione). Secondo la ricercatrice australiana Helen O’Connel, il punto g sarebbe in realtà la parte terminale della struttura interna della clitoride, che può raggiungere, all’interno del corpo femminile, una lunghezza complessiva di 10 centimetri.
Possiamo dire insomma che il punto g c’è, non si sa bene cosa sia, ma c’è. E non è poi un concetto così astratto o dogmatico (come l’anima, per dire), dato che più o meno ci si è messi d’accordo, se non altro sulla sua posizione (seppure anche l’anima, per qualcuno si dice si trovi nell’ipofisi, o giù di lì, vabbè). Ad esempio, si è tutti d’accordo che nelle sue vicinanze, nelle vicinanze del punto g, si trovino quelle particolari ghiandole responsabili di quella che alcune donne chiamano eiaculazione femminile. Capita difatti che alcuni orgasmi si accompagnino a una sensazione di perdita liquida: liquido che appunto viene espulso dall’uretra a seguito dell’azione di queste ghiandole stipate giusto nei pressi del misterioso punto g.

Ebbene, a ripetermi, a dire che ogni donna vive e si procura il suo orgasmo a proprio incatalogabile piacimento, mi piacerebbe aggiungere una cosa (probabilmente impopolare). L’inclassificabilità degli orgasmi è a mio avviso un concetto che non ammette eccezioni: per questo motivo trovo superflua ogni distinzione, anche quella più comune e accettata, e cioè quella tra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo. Non c’è differenza. Di orgasmo, voglio dire: c’è solo differenza nella stimolazione che scegliamo di procurarci per raggiungerlo. Quando Freud diceva che le donne mature hanno solo orgasmi vaginali, lo diceva perché la faccenda, messa così, dava al pene un ruolo fondamentale (o più probabilmente perché così gli aveva intimato di dire sua madre).

L’orgasmo è un’esperienza individuale e non c’è un percorso corretto (o migliore) per raggiungerlo (chiaro che la clitoride, più sensibile e più facile alla stimolazione, risulta spesso la via più semplice, per circa il 70% delle donne, per essere precise).
Quanto infine all’altra balena bianca, l’altro assioma vaginale che insieme al punto g spopola sulle FAQ (frequently asked questions) dedicate al sesso su google (oltre 15.000 risultati solo in Italia), bè, sì, gli orgasmi multipli succedono, e sono una peculiarità tutta femminile (per cui molti uomini, a ragione, rosicano d’invidia). Le donne hanno la possibilità di ottenere una quantità indefinita di orgasmi, e il modo in cui li ottengono dipende solo dalla loro eccitazione e dalla situazione erotico-affettiva che stanno vivendo. Ma qualora non ci capitino, non bisogna dar loro la caccia (come a Moby Dick). Non v’è nulla di peggio delle crociate sessuali in cui molte coppie s’imbarcano, alla ricerca dei miti del sentito dire (vedi orgasmo simultaneo). Un orgasmo, seppure singolo, più essere mille volte più (perdonate l’aggettivo) bello di tanti messi in fila. E’ sempre, sempre una questione personale. Cioè a dire: per tre Scamarcio ci si mette la firma, ma a volte, un solo Brad Pitt… E con questo direi che basta, e vi rimando a google.

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Profilo Autore

Aura Fede

Aura Fede. Siciliana ma ora abita a Treviso. A Padova ha fatto gli studi pre-universitari e universitari. Docente nel corso post-laurea (per psicologi e specialisti ginecologi) di psicoprofilassi ostetrica dell’Università di Padova E' sessuologa clinica (altre a consulente) e Formatore dell'istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze diretto dalla prof. Roberta Giommi. Ha frequentato il corso di Mindfulness presso l’AISPA di Milano, autrice di lavori scientifici su vari argomenti legati alla specializzazione. Coautore di volumi sul benessere delle donne e sul benessere dei ragazzi.

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