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    Home»Costume e società»Non lasciamola morire
    Costume e società

    Non lasciamola morire

    DolsBy Dols09/06/2012Updated:24/06/2014Nessun commento3 Mins Read
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    di Rita Cugola

    Ha solo 18 anni, Lal Bibi. Un’età in cui il futuro viene normalmente concepito come una grande avventura da affrontare a viso aperto, con ottimismo e speranza. Una tappa della vita che racchiude contemporaneamente una fine e un inizio, il termine dell’adolescenza e l’ingresso ufficiale nel mondo degli adulti.
    A diciotto anni il futuro appare roseo, promettente; basta allungare una mano per afferrarlo e goderne appieno i benefici. Non esistono e non possono esistere ostacoli insormontabili per chi si sente padrone degli eventi, in virtù dell’incoscienza propria della giovinezza.

    Ma Lal Bibi è lontana da questa prospettiva. Nel paese dove è nata, l‘Afghanistan, ha conosciuto solo repressione, discriminazione, ingiustizia, crudeltà; un intricato insieme di fattori che ora stanno mettendo a repentaglio anche il suo stesso avvenire.
    Sequestrata e incatenata a un muro da alcuni influenti membri della polizia locale, è stata ripetutamente torturata e violentata per cinque lunghissimi giorni.
    Il suo non è purtroppo un caso isolato. Centinaia di donne e ragazze subiscono sistematicamente violenza nell’indifferenza generale delle istituzioni, in un territorio ancora schiavo della cosiddetta giustizia tribale che tende a ignorare vicende simili e persiste nella politica dell’impunità nei confronti di coloro che si sono resi colpevoli di stupro.
    Massima libertà d’azione per i violentatori, dunque, per i quali il gesto commesso potrà persino assumere i contorni sfocati di una semplice “bravata” commessa per una non meglio identificata forma di “leggerezza”.

    Diverso il discorso per le vittime di tali abusi, alle quali non è concesso neppure il beneficio della speranza. Se infatti i loro carnefici non verranno effettivamente individuati e arrestati queste donne, ragazze, talvolta bambine dovranno darsi la morte per restituire piena dignità alla loro stessa famiglia, in preda al disonore a causa del misfatto avvenuto.

    La vicenda di Lal Bibi è però anomala, almeno in tal senso. La ragazza infatti non vuole affatto cedere. Ha deciso di continuare a lottare ma (ecco l’eccezione) con il pieno appoggio dei suoi familiari, uniti nella decisione di rivolgere pubblica accusa ai torturatori della loro congiunta.
    Finora non si è verificato alcun arresto e ciò non depone certo a favore di Lal Bibi, sulla quale incombe sempre più pericolosamente lo spettro del suicidio indotto.
    La polizia afghana riceve sostanziosi fondi esteri e proprio il week-end tra il 7 e l’8 luglio 2012 – per ironia della sorte! – i paesi finanziatori (tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone) si sono ritrovati a Tokyo per deliberare lo stanziamento di ulteriori quattro miliardi di dollari. Denaro macchiato di sangue, che rafforzerà il potere degli aguzzini e indebolirà ulteriormente la resistenza delle donne.
    L’Occidente dovrebbe smettere di seguire il monito delle tre scimmiette (non vedo-non parlo-non sento) e cominciare invece a riflettere seriamente sui suoi errori, che, dettati da interessi più o meno occulti, sottraggono al genere femminile anche il legittimo diritto di vivere guardando al domani.

    Afghanistan Lal Biba tortura
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    Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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