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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»I Cattossessivi e il gender
    Costume e società

    I Cattossessivi e il gender

    Cristina ObberBy Cristina Obber16/09/2015Updated:16/09/2015Nessun commento11 Mins Read
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    I Cattossessivi furono un movimento integralista di matrice cattolica nato in Italia nella seconda decade del secondo millennio

    Non me ne voglia la Treccani, ma quella del 3015 la immagino così:

    I Cattossessivi furono un movimento integralista di matrice cattolica nato in Italia nella seconda decade del terzo millennio. Si caratterizzarono per il violento ostracismo al comune pensiero dell’epoca che riproponeva con forza il ritorno ai valori laici e cristiani di rispetto e accoglienza ripresi dalla lettura del Vangelo e della Costituzione.

    Durante la fine del Novecento in tutto il paese avevano imperversato individualismo e corruzione e solo il declino economico-finanziario dell’inizio secolo aveva stimolato una nuova ondata di attivismo sociale atto a rigettare il modello economico spregiudicato e autodistruttivo rivelatosi fallimentare, e riportare al centro dell’esistenza umana elementi come l’amore universale e il bene comune.

    Per i Cattossessivi tutto ciò era intollerabile, essendo i loro principi ispiratori la sottomissione della donna e dell’infanzia, la segregazione razziale di tutte le minoranze etniche (ad esclusione di quelle impiegate come badanti e braccianti), l’istigazione al suicidio delle persone omosessuali e transgender con particolare accanimento verso quelle adolescenti, l’apertura di luoghi istituzionalmente adibiti alla prostituzione dove poter riprendere a sfruttare le suddette categorie nel più totale anonimato e con la consueta impunibilità.

    Grazie ad alcuni di loro appartenenti all’alta gerarchia del clero i Cattossessivi riuscirono a costituire una vera e propria lobby destinataria di cospicui finanziamenti che gli permise di inserirsi in molte parrocchie in tutto il territorio, in particolare del centro e del nord Italia, fornendo di abiti dolce e gabbana i parroci più esigenti e plagiando anche a costo zero i sacerdoti più miti.

    Per realizzare i loro obiettivi di controllo e distruzione della Vitalità della popolazione minorile attaccarono la scuola, uno dei luoghi da cui maggiormente saliva la richiesta di modelli di vita più consoni alla realizzazione della felicità individuale e collettiva; nuovi progetti avevano infatti arricchito l’offerta formativa grazie anche ad un valido contributo dal campo dell’editoria con la pubblicazione di testi dedicati all’evoluzione della specie verso forme di convivenza sociale più pacifiche e costruttive.

    All’epoca non era raro infatti sentire un insegnante pronunciare in classe la parola Umanità, o un bambino di cinque anni la parola Felicità o un adolescente la parola Sentimento.
    Nei cortili delle scuole materne era frequente assistere a condivisione di secchielli senza spargimenti di sangue anche tra bambini appartenenti a diverse razze, ceti sociali o credi religiosi, mentre nelle biblioteche delle superiori si potevano trovare testi narranti l’amore senza uso di ansiolitici e con finali lieti.

    I Cattossessivi, ossessionati appunto dal ritorno di sentimenti pacifici e accoglienti nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado, si unirono per ossessionare dapprima i genitori -facendo leva sul naturale senso di protezione verso la prole- e di conseguenza gli insegnanti e i presidi, ossessionati appunto dalle ossessioni dei neo-ossessionanti genitori.

    Inventarono la cosiddetta “ideologia del Gender”, in cui raggrupparono qualsiasi attività didattica e formativa che riguardasse i sentimenti e la sessualità, affermando che dette attività fossero pericolose e causa di comportamenti depravati e inqualificabili.
    Forti sostenitori dei fondamenti del pensiero medievale, i Cattossessivi ritenevano infatti che la masturbazione fosse causa di cecità, l’orgasmo femminile altamente destabilizzante e l’omosessualità e la transessualità delle patologie curabili con trasfusioni di sangue somministrate con una sofisticata apparecchiatura medical-stereo in modalità play-repeat del brano musicale “Luca era gay”.

    Armati di slogan intimidatori e diffamanti, i Cattossessivi riuscirono inizialmente a catturare anche l’attenzione mediatica, forti dell’appartenenza alla setta di alcuni esponenti del mondo del giornalismo, in particolare televisivo e radiofonico, ottenendo inizialmente un crescente consenso di pubblico soprattutto nelle fasce della popolazione già maggiormente manipolate dalla propaganda politica di alcuni esponenti del movimento.

    La popolazione si convinse dell’esistenza dell’ideologia del Gender al punto che al pronunciare la parola Gender cominciarono a verificarsi attacchi di panico e scene di isterismo.
    Vanna Marchi brevettò uno spray antiGender ma fornendo un numero falso per richiedere le istruzioni di l’utilizzo.

    Per più di un anno l’Italia si ritrovò a vivere un periodo di forte oscurantismo; fu vietato l’uso del preservativo alla fragola e imposto quello alla liquirizia pura per renderne gli utilizzatori e le utilizzatrici riconoscibili. Le donne vittime di stupro vennero rinchiuse in carceri di massima sicurezza. L’8 marzo fu proclamata giornata nazionale del lavoro a maglia.
    Furono banditi gli innamoramenti. Gli anziani che ancora dichiaravano di essere vittime di desiderio sessuale furono rinchiusi in caseggiati di recupero dove vennero costretti a coltivare ortiche e guardare le repliche di tribuna politica in riedizione 3d.
    Vennero requisiti libri e film in tutte le abitazioni – sostituiti con souvenirs della #PadrePiomarketingCorporation – e le biblioteche furono riconvertite a luoghi di penitenza per donne che non praticavano il massaggio ai piedi ai mariti. Nei cortili delle scuole si organizzarono grandi falò.

    L’oscurantismo Cattossessivo entrò in crisi agli inizi del 2016, quando Papa Francesco I durante un soggiorno in Brasile si collegò con il Festival di Sanremo e supplicò in mondovisione i propri fedeli di non farlo tornare a Roma.

    Ma fu grazie alla diffusione dei social network – così si chiamavano al tempo le nostre attuali forme di relazione- che il movimento fu presto screditato anche all’interno del mondo scolastico, grazie alla mobilitazione nazionale promossa da alcune bambine di una scuola materna torinese che si ribellarono all’introduzione dei corsi intensivi di sottomissione al cucito imposti dalla maestra prevalente di religione.

    Il Cattossessivismo andò lentamente perdendo consenso ma non senza aver causato dei gravi danni ai singoli e agli equilibri socio-economici del paese. Moltissimi adolescenti omosessuali e transessuali ad esempio (per la questura diecimila) costretti a partecipare con i propri genitori a manifestazioni omofobe nelle piazze delle principali città italiane, una volta raggiunta la maggiore età diedero vita a quello che fu chiamato “l’ esodo degli eighteen”, una ingente emigrazione di massa di neo-diplomati tra la metà del 2015 e gli inizi del 2016.

    Ciò che segnò il declino definitivo dei Cattossessivi fu comunque il ritrovamento non casuale del diario virtuale di una sacerdote transessuale, all’anagrafe Cesira F. ma noto come Don Cecè, che vedeva coinvolti alcuni dei leader del movimento in pratiche sessuali la cui diffusione sconcertò non poco la popolazione tutta (che ricevette il diario virtuale da Facebook, a quel tempo appena inseritosi nella quotidiana privacy delle famiglie anche se non ancora in tutte le abitazioni).

    Non me ne voglia la Treccani, ma quella del 3015 la immagino così:

    I Cattossessivi furono un movimento integralista di matrice cattolica nato in Italia nella seconda decade del secondo millennio. Si caratterizzarono per il violento ostracismo al comune pensiero dell’epoca che riproponeva con forza il ritorno ai valori laici e cristiani di rispetto e accoglienza ripresi dalla lettura del Vangelo e della Costituzione.

    Durante la fine del Novecento in tutto il paese avevano imperversato individualismo e corruzione e solo Il declino economico-finanziario dell’inizio secolo aveva stimolato una nuova ondata di attivismo sociale atto a rigettare il modello economico spregiudicato e autodistruttivo rivelatosi fallimentare, e riportare al centro dell’esistenza umana elementi come l’amore universale e il bene comune.

    Per i Cattossessivi tutto ciò era intollerabile, essendo i loro principi ispiratori la sottomissione della donna e dell’infanzia, la segregazione razziale di tutte le minoranze etniche (ad esclusione di quelle impiegate come badanti e braccianti), l’istigazione al suicidio delle persone omosessuali e transgender con particolare accanimento verso quelle adolescenti, l’apertura di luoghi istituzionalmente adibiti alla prostituzione dove poter riprendere a sfruttare le suddette categorie nel più totale anonimato e con la consueta impunibilità.

    Grazie ad alcuni di loro appartenenti all’alta gerarchia del clero i Cattossessivi riuscirono a costituire una vera e propria lobby destinataria di cospicui finanziamenti che gli permise di inserirsi in molte parrocchie in tutto il territorio, in particolare del centro e del nord Italia, fornendo di abiti dolce e gabbana i parroci più esigenti e plagiando anche a costo zero i sacerdoti più miti.

    Per realizzare i loro obiettivi di controllo e distruzione della Vitalità della popolazione minorile attaccarono la scuola, uno dei luoghi da cui maggiormente saliva la richiesta di modelli di vita più consoni alla realizzazione della felicità individuale e collettiva; nuovi progetti avevano infatti arricchito l’offerta formativa grazie anche ad un valido contributo dal campo dell’editoria con la pubblicazione di testi dedicati all’evoluzione della specie verso forme di convivenza sociale più pacifiche e costruttive.

    All’epoca non era raro infatti sentire un insegnante pronunciare in classe la parola Umanità, o un bambino di cinque anni la parola Felicità o un adolescente la parola Sentimento.
    Nei cortili delle scuole materne era frequente assistere a condivisione di secchielli senza spargimenti di sangue anche tra bambini appartenenti a diverse razze, ceti sociali o credi religiosi, mentre nelle biblioteche delle superiori si potevano trovare testi narranti l’amore senza uso di ansiolitici e con finali lieti.

    I Cattossessivi, ossessionati appunto dal ritorno di sentimenti pacifici e accoglienti nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado, si unirono per ossessionare dapprima i genitori -facendo leva sul naturale senso di protezione verso la prole- e di conseguenza gli insegnanti e i presidi, ossessionati appunto dalle ossessioni dei neo-ossessionanti genitori.

    Inventarono la cosiddetta “ideologia del Gender”, in cui raggrupparono qualsiasi attività didattica e formativa che riguardasse i sentimenti e la sessualità, affermando che dette attività fossero pericolose e causa di comportamenti depravati e inqualificabili.
    Forti sostenitori dei fondamenti del pensiero medievale, i Cattossessivi ritenevano infatti che la masturbazione fosse causa di cecità, l’orgasmo femminile altamente destabilizzante e l’omosessualità e la transessualità delle patologie curabili con trasfusioni di sangue somministrate con una sofisticata apparecchiatura medical-stereo in modalità play-repeat del brano musicale “Luca era gay”.

    Armati di slogan intimidatori e diffamanti, i Cattossessivi riuscirono inizialmente a catturare anche l’attenzione mediatica, forti dell’appartenenza alla setta di alcuni esponenti del mondo del giornalismo, in particolare televisivo e radiofonico, ottenendo inizialmente un crescente consenso di pubblico soprattutto nelle fasce della popolazione già maggiormente manipolate dalla propaganda politica di alcuni esponenti del movimento.

    La popolazione si convinse dell’esistenza dell’ideologia del Gender al punto che al pronunciare la parola Gender cominciarono a verificarsi attacchi di panico e scene di isterismo.
    Vanna Marchi brevettò uno spray antiGender ma fornendo un numero falso per richiedere le istruzioni di l’utilizzo.

    Per più di un anno l’Italia si ritrovò a vivere un periodo di forte oscurantismo; fu vietato l’uso del preservativo alla fragola e imposto quello alla liquirizia pura per renderne gli utilizzatori e le utilizzatrici riconoscibili. Le donne vittime di stupro vennero rinchiuse in carceri di massima sicurezza. L’8 marzo fu proclamata giornata nazionale del lavoro a maglia.
    Furono banditi gli innamoramenti. Gli anziani che ancora dichiaravano di essere vittime di desiderio sessuale furono rinchiusi in caseggiati di recupero dove vennero costretti a coltivare ortiche e guardare le repliche di tribuna politica in riedizione 3d.
    Vennero requisiti libri e film in tutte le abitazioni – sostituiti con souvenirs della #PadrePiomarketingCorporation – e le biblioteche furono riconvertite a luoghi di penitenza per donne che non praticavano il massaggio ai piedi ai mariti. Nei cortili delle scuole si organizzarono grandi falò.

    L’oscurantismo Cattossessivo entrò in crisi agli inizi del 2016, quando Papa Francesco I durante un soggiorno in Brasile si collegò con il Festival di Sanremo e supplicò in mondovisione i propri fedeli di non farlo tornare a Roma.

    Ma fu grazie alla diffusione dei social network – così si chiamavano al tempo le nostre attuali forme di relazione- che il movimento fu presto screditato anche all’interno del mondo scolastico, grazie alla mobilitazione nazionale promossa da alcune bambine di una scuola materna torinese che si ribellarono all’introduzione dei corsi intensivi di sottomissione al cucito imposti dalla maestra prevalente di religione.

    Il Cattossessivismo andò lentamente perdendo consenso ma non senza aver causato dei gravi danni ai singoli e agli equilibri socio-economici del paese. Moltissimi adolescenti omosessuali e transessuali ad esempio (per la questura diecimila) costretti a partecipare con i propri genitori a manifestazioni omofobe nelle piazze delle principali città italiane, una volta raggiunta la maggiore età diedero vita a quello che fu chiamato “l’ esodo degli eighteen”, una ingente emigrazione di massa di neo-diplomati tra la metà del 2015 e gli inizi del 2016.

    Ciò che segnò il declino definitivo dei Cattossessivi fu comunque il ritrovamento non casuale del diario virtuale di una sacerdote transessuale, all’anagrafe Cesira F. ma noto come Don Cecè, che vedeva coinvolti alcuni dei leader del movimento in pratiche sessuali la cui diffusione sconcertò non poco la popolazione tutta (che ricevette il diario virtuale da Facebook, a quel tempo appena inseritosi nella quotidiana privacy delle famiglie anche se non ancora in tutte le abitazioni).

    Riacquistata la libertà, i cattolici scesero in piazza e chiesero le dimissioni dei vertici del ministero dell’istruzione che si ostinava a non introdurre l’educazione di genere nelle scuole; i vertici rimasero al proprio posto ma non si occuparono più né di scuola né di istruzione.
    Priva di un ministero operativo, la scuola italiana si posizionò da allora ai primi posti dell’eccellenza europea.
    I parroci si insediarono nel santuario al centro della Laguna e lo riconvertirono in luogo di accoglienza.
    Papa Francesco I primo rientrò in Vaticano per celebrare la messa del Natale 2016. Don Cecè ne divenne la portavoce.
    L’educazione di genere fu introdotta in tutte le scuole e in tutte le parrocchie.

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    Cristina Obber
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    Cristina Obber è nata a Bassano del Grappa il 9 novembre 1964. Iscritta all’ Ordine dei giornalisti, ha collaborato per cinque anni con un quotidiano vicentino. Nel 2008 ha pubblicato “Amiche e ortiche” con Baldini Castoldi Dalai, affresco dolce-amaro dell’amicizia al femminile. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla violenza sessuale, "Non lo faccio più" ed. Unicopli che ha dato vita ad un progetto scuole e al blog nonlofacciopiu.net. Nel 2013 ha pubblicato per Piemme editore il libro Siria mon amour, storia vera di una 16enne italo-siriana che si è ribellata ad un matrimonio combinato. Nel biennio 2009-2010 ha pubblicato con Attilio Fraccaro editore “Primi baci” e “Balilla e piccole italiane”, due libri in cui ha raccolto ricordi del primo bacio e ricordi del mondo della scuola nella prima metà del novecento. Collabora con Dol’s, il sito delle donne on line da svariati anni. Si occupa di tematiche legate ai diritti. Il 25 novembre 2011, giornata internazionale contro la violenza sulla donna, esce il suo primo e-book dal titolo La ricompensa (edito da Emma books), che si apre con una citazione di Lenny Bruce: La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere. Il suo ultimo libro è ''L'altra parte di me’’, edito da Piemme, una storia d’amore tra adolescenti lesbiche.

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