Vivere insieme

    • Caterina Della Torre
      Keymaster
      Caterina Della Torre on #29428

      Per poter vivere bene insieme è necessario abdicare ad una parte di se stessi. Altrimenti vivi da sola/o.
      Ma spesso chi abdica maggiormene è la donna. :(

    • Rita Cugola
      Moderator
      Rita Cugola on #29429

      Chiariamo una cosa: non accade mai che in una coppia entrambi i partner abdichino a una parte di se stessi in modo equo. Uno dei due ci rimette sempre e nella maggior parte dei casi si tratta della donna. Anzi, in genere è solo quest’ultima che sceglie di adottare il compromesso in nome della convivenza civile. È questo nn funziona, nn è giusto, è ipocrita. È il tacito trionfo della cultura patriarcale

    • Rita Cugola
      Moderator
      Rita Cugola on #29435

      Vorrei comunque ricordare che indipendentemente dalle circostanze e/o da eventuali rapporti di coppia siamo sempre soli. Soli con noi stessi, anche tra cento o mille persone. La solitudine è l’unica realtà effettiva dell’esistenza umana..

    • Francesca Lemmi
      Moderator
      Francesca Lemmi on #29461

      Più che parlare di “abdicare” ad una parte di se stessi, che comunque rimanda al concetto di rinuncia e di privazione e, quindi, a qualcosa di negativo, preferirei utilizzare il termine “andare incontro” all’altro. Infatti il concetto di coppia richiede una prospettiva diversa che ci chiede di uscire da una dimensione dell’io, inteso come singolo individuo, e ci chiede di concepire e di pensare in termini di “noi”. ciò implica che vi sia l’impegno da parte di entrambi di far sì che questa “danza a due” sia soddisfacente, appagante e che funzioni e come in un gioco di squadra, in cui non si guarda a chi fa punto, ma l’importante è che la squadra faccia un buon gioco, ugualmente nel rapporto di coppia non si può e non si deve misurare chi fa di più o chi fa di meno, bensì pensare nell’ottica in cui tutti e due, in virtù di quelle che sono le proprie risorse, possibilità e le proprie capacità, possono e devono fare qualcosa per la coppia e per la famiglia.

    • Chesters Simona
      Moderator
      Chesters Simona on #29481

      Sono d’accordo con Rita anche se fino a un certo punto… Nel senso che nel mio matrimonio io ho senz’altro dovuto rinunciare a più cose di mio marito ma messo tutto sul piatto della bilancia non siamo poi cosí lontani. Se non fossi sposata io avrei probabilmente dovuto rinunciare a studiare perchè avrei dovuto lavorare per sopravvivere (affitto, bollette, cibo, ecc) mentre adesso, quando lavoro, è solo per mettere soldi sul conto e comprare cose per me stessa. Allo stesso tempo mio marito ha dovuto rinunciare ad hobby ‘costosi’ da mantenere per ‘mettere su casa’. In questo mi ritrovo in ciò che dice Francesca, è come un venirsi incontro più che una serie di rinunce. D’altronde avere una relazione significa condivisione e compromessi, se non si è disponibili ad accettare ciò è meglio rimanere single.

      In quanto alla solitudine, io mi sento senz’altro meno sola adesso che quando ero single, ma concordo che di fronte a tante cose saremmo sempre soli, è la vita.

    • Graziamaria Pellecchia
      Participant
      Graziamaria Pellecchia on #29484

      Molto giusto l’intervento di Francesca che auspica un lavoro congiunto per raggiungere dei risultati soddisfacenti. E’ l’unica strada possibile, perchè nessuno si sottometta o si senta vessato dalla vita di coppia. Ma, questo presuppone che entrambi i componenti siano maturi, determinati e generosi. Non parlo volutamente di amore. Spesso l’amore in una coppia si intende come “passione” e si dice che questa al massimo resista tre anni…almeno per l’uomo. Così, non vorrei che parlando di amore si confonda quello che io immagino debba essere quel particolare sentimento che pervade le coppie coppie, e che le unisce per sempre, accada quel che accada, con una fragile egoistica passione. Ecco, entrambi i componenti devono essere maturi e coinvolti da questo sentimento particolare per vivere insieme. E questo è vivere…precisamente il contrario di sopravvivere nelle sale d’attesa della metropolitana, sempre sperando nell’arrivo del prossimo treno che si immagina meno affollato o più comodo, più colorato o più veloce di quello presente.

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