Digger, una eco-satira dai contorni noir che vede al centro della scena Tom Cruise che veste i panni di Digger Rockwell, ricco magnate del petrolio e uomo considerato “il più potente del mondo”, che si presenta con capelli ormai ingrigiti, stenmpiatura, corporatura appesantita e un marcato accento del sud degli Stati Uniti.
Non è più il nostro Tom di Top Gan.
Tom Cruise, o almeno il Tom Cruise a cui ci ha abituati, il divo coi capelli fonati e senza stuntman che si lancia, metaforicamente e non, verso la salvezza della sala cinematografica.
Un clamoroso attore, che compie un atto di decostruzione radicale del proprio storico divismo.
Il film, diretto dal messicano già premio Oscar, Alejandro G. Iñárritu di 63 anni, che ha co-scritto la sceneggiatura con Sabina Berman, Alexander Dinelaris Jr. e Nicolás Giacobone, che ci avvisa che questo vuole essere una commedia e che avrebbe potuto essere un musical.
“Questa è una storia di potere, di avidità, di responsabilità e di irresponsabilità”, ha dichiarato Cruise in un’intervista sul suo personaggio. “Sta cercando di controllare cose che semplicemente non si possono controllare. Non succederà”, ha aggiunto.
Al centro della vicenda c’è Digger Rockwell, la cui azienda potrebbe essere all’origine di una catastrofe ecologica dal costo stimato in mille miliardi di dollari.
Di fronte alle conseguenze del disastro che avrebbe contribuito a provocare, il magnate intraprende una corsa contro il tempo con l’obiettivo di convincere il mondo di poterlo salvare prima che la situazione diventi irreversibile.
Parallelamente alla frenetica missione per scongiurare la catastrofe, Digger trascorre parte del suo tempo occupandosi di un gatto malaticcio.
Tra gli aspetti più curiosi di Digger c’è innanzitutto il rapporto di lunga data tra Tom Cruise e Alejandro G. Iñárritu: l’attore aveva visto Amores perros al momento dell’uscita, nel 2000, e ha raccontato di aver atteso per circa 25 anni l’occasione di lavorare con il regista.
Digger Rockwell non nasce dalla rappresentazione di una persona realmente esistita, ma è un personaggio costruito attraverso un lungo lavoro di interpretazione. Per trasformarsi nel magnate del petrolio, Cruise ha dovuto sottoporsi a un articolato trucco.
Oltre alle protesi, l’attore ha indossato anche una speciale imbottitura per modificare la corporatura, tra le prove più complesse da lui affrontate figura poi un monologo della durata di circa 10 minuti, registrato in un’unica ripresa.
Sandra Hüller è Emma Rockwell, sorellastra di Digger e sua socia in affari. Cosmo Sheldrake autore della travolgente colonna sonora, Emmanuel Lubezki alla fotografia.
A un certo punto, su un muro compare il poster di Opening Night di John Cassavetes.
Digger è un’opera volutamente sgradevole e a tratti sfiancante, con alti e bassi, imperfetta ma potente e viscerale, con quel finale apocalittico che è già tra noi.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
