Santiago – Un cammino per ricominciare, del regista e sceneggiatore francese Yann Samuell di 61 anni, ormai saldo nel cinema popolare per le famiglie, in un road movie sentimentale, racconta di Fred e Adam, che condividono un cammino per rinascere.
Ispirato al romanzo Marche et invente ta vie, (Cammina e inventa la tua vita) di Bernard Ollivier, un’inchiesta su persone adolescenti “difficili” che hanno accettato la proposta dell’associazione Seuil, provando a isolarsi in un cammino ininterrotto di 110 giorni, senza musica, telefono o internet. e alle centinaia di storie vere di adolescenti francesi, Santiago – Un cammino per ricominciare è una cronaca diaristica del viaggio come crocevia del riscatto.
La distanza, la fatica e la quotidianità diventano strumenti per imparare a organizzarsi, affrontare le difficoltà, assumersi responsabilità e confrontarsi ogni giorno con il proprio accompagnatore.
Interpretato dai bravissimi Alexandra Lamy e Julien Le Berre, Fred e Adam sono ognuno impelagato nei suoi guai.

Il lungometraggio usa il percorso per toccare il tema generale della seconda possibilità, trasversale per le persone adulte e quelle più giovani. Non solo per Adam: anche Fred dovrà fare i conti con ciò che si è spezzato nella sua vita e con la possibilità di trovare una nuova direzione.
Fred è una professoressa di liceo che sta attraversando il momento più complicato del suo matrimonio, col marito Cédric non si amano più o forse si amano male, mentre sua figlia adolescente, Nina, la accusa continuamente di trascurarla.
Sospesa dalla scuola per aver schiaffeggiato un’alunna in gita, decide finalmente di raccogliere l’invito della sua amica Nadége, un cammino di transizione alla volta di Santiago de Compostela, e dovrà fare da accompagnatrice a un adolescente in difficoltà Adam – cui non resta che scegliere tra il castigo del carcere e il riscatto del cammino – lungo gli 800 chilometri che separano la Loira da Compostela.
Adam, minorenne disastrato senza padre e con una madre assente. Adulto prima del tempo, è una specie di rosso malpelo, il “caso disperato” dei fascicoli giuridici, circondato dalla violenza e violento di risposta.
Sogna di diventare un rapper sulle orme di Eminem e Jay-Z, ma la maggiore età è alle porte e la prospettiva del carcere per lui si fa sempre più concreta.
Adam ogni sera appunta i progressi sul suo diario di bordo, prosa scolastica quanto sincera del tragitto, la stessa di Yann Samuell mentre segue i suoi personaggi, con la sceneggiatura classica alla mano.
Il film non è che un gioco sull’assenza-presenza della madre.
Santiago. Un cammino per ricominciare, si configura come un film sulla paura di se stessi, sull’orribile timore che siano anzitutto i nostri errori o “scivoloni” a raccontare di noi.
Nei tanti chilometri i due si allontaneranno, si riavvicineranno, ma anche attraverso incontri inaspettati scopriranno lati di sé stessi che ignoravano. E si creerà un legame più forte di quanto Fred e Adam avrebbero mai immaginato.
Camminare significa avere tempo per parlare, ma anche per tacere; affrontare la fatica e scoprire di poter fare un passo in più proprio quando si pensa di non farcela. Il viaggio verso Santiago diventa così una metafora concreta della vita: non sempre sappiamo dove ci porterà il prossimo passo, ma continuare a muoversi può essere già un modo per ricominciare.
Un viaggio che diventa per entrambi l’occasione di affrontare le proprie fragilità e scoprire che, anche quando sembra di essere arrivati a un punto morto, è ancora possibile ricominciare.
Titolo originale del film “Compostela” che come dice Adam vuol dire “campo di stelle”.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
