Francesca Archibugi, 67 anni e 3 figli , regista e sceneggiatrice romana che ha vinto numerosi e prestigiosi riconoscimenti tra cui 3 David di Donatello, 4 Nastri d’argento, un Globo d’oro, un Premio Flaiano e il Premio Solinas per la sceneggiatura de Il sogno truffato, ha presentato a Venezia83, alle Giornate degli Autori, il documentario Carla Lonzi, Dentro e fuori dal mondo, dedicato a una delle figure più influenti del femminismo italiano e della critica d’arte del Novecento.
La regista ha raccontato il lavoro di ricerca che ha portato alla realizzazione del film e spiegato perché ha scelto di restituire il ritratto umano, intellettuale e personale di Carla Lonzi, andando oltre il simbolo e le semplificazioni che spesso accompagnano il dibattito sul femminismo.
Carla Lonzi, dentro e fuori del mondo è il primo documentario che racconta sullo schermo l’attivista e femminista fiorentina.
Il documentario di Archibugi lo fa con una scelta specifica, affidandosi soprattutto alla voce di Lonzi stessa, recuperata da materiale d’archivio inedito e da registrazioni originali, aiutata dall’intelligenza artificiale.
Lonzi si era dedicata all’organizzazione dei materiali per la raccolta Autoritratto, pubblicata da Di Donato nell’autunno 1969. Questo testo, considerato il suo più importante in ambito artistico, nasce dalle trascrizioni dei suoi colloqui con quattordici dei principali artisti italiani viventi. L’uso del registratore, all’epoca un’assoluta novità, consentì a Lonzi di restituire la voce autentica dell’artista, senza il filtro linguistico del critico.
Non è un dettaglio solo stilistico, dal momento che Lonzi registrava le proprie conversazioni diffidando di ogni mediazione che non fosse la propria voce diretta.
Lo stesso fa Francesca Archibugi ci ha restituito proprio quella voce, oggi, facendo la scelta più fedele ed è anche la parte in cui il film si rende interessante da un punto di vista teorico: Archibugi non racconta semplicemente Lonzi, la fa parlare.
Ha realizzato la sua voce con l’intelligenza artificiale, che le ha permesso di non tradire mai il suo pensiero.
Come ha dichiarato avrebbe potuto fare un film con un’attrice che interpretava Carla ma ha scelto il documentario, il suo primo, con grande fatica perché è molto diverso dal film di finzione.
È un metodo che, senza dichiararlo esplicitamente, dialoga con la pratica dell’autocoscienza teorizzata proprio da Rivolta Femminile: a partire da sè, dal vissuto personale, dalla voce diretta, per costruire un sapere che sia collettivo senza smettere di essere situato.
“Ho scoperto moltissime cose di lei che non sapevo” – ha affermato la regista – “Non solo proprio elementi biografici, ma anche certe sue sfumature, perché, non capita spesso di illuminare a giorno una persona leggendo tutte le lettere da quando era piccola, leggendo i diari; così ti fai un’idea… ma è stato bello immergermi. Il materiale d’archivio a volte di inediti, è stato fondamentale perché su di lei, dai suoi testi, avevo costruito io un testo, avevo fatto da subito la scelta che lei parlasse di se stessa, perché ha tanti scritti molto belli.”
Inoltre Francesca Archibugi è la moglie di Battista Lena figlio di Carla Lonzi, e lui è il cicerone di questo viaggio nei ricordi, negli affetti e nelle posizioni teoriche dell’autrice di La donna clitoridea e la donna vaginale, per assicurarsi un archivio di prima mano, come dimostra la visita della casa di Turicchi, suo rifugio intimo e lontano dai centri artistici più metropolitani.
La regista ha trattato i suoi drammi di vita (la malattia e la cecità da un occhio) con la stessa sensibilità che va da Mignon è partita fino a Il colibrì. Così anche la ribellione post-sessantottina di Sputiamo su Hegel e Taci, anzi parla confluisce naturalmente nel freudiano tradimento della sorella che le rubò il primo fidanzato.
Risaltano in questo documentario le evidenti affinità elettive che legano la regista e la femminista storica, a partire dal contesto in cui Lonzi mosse i suoi primi passi come apprezzatissima critica d’arte.
Accanto all’archivio, il film raccoglie testimonianze di chi ha conosciuta Lonzi da vicino, oltre al figlio Battista Lena, autore delle musiche originali, Nanni Moretti, la scrittrice e femminista Giulia Siviero che sviscera i nodi più cruciali del pensiero di Lonzi, l’artista Suzanne Santoro, la filosofa Maria Luisa Boccia.
Archibugi, costruisce un mosaico che tiene insieme la figura pubblica, intransigente, punto di riferimento per artisti e intellettuali, e quella privata, più fragile e contraddittoria. La regista non comincia dal femminismo. Comincia dall’infanzia.
“Carla Lonzi, è stata così importante per me, in un’epoca così formativa, _ ha dichiarato- che credo di aver avuto certi pensieri da sempre, o forse no ma mi sono venuti nella contiguità con lei, nella lettura dei suoi testi e soprattutto anche nella vicinanza con suo figlio, perché lui ha un modo di essere, e di vedere le cose, che dimostra una gigantesca apertura mentale; dirsi la verità, non tirarsi indietro nemmeno se ci sono dei momenti brutti, riuscire ad affrontarli e a parlarne. Questo penso mi abbia molto aiutata come scrittrice di film e come realizzatrice di film, senz’altro. -Ha concluso la regista.
Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, comincia con un filmato televisivo degli anni settanta in cui gli intervistati descrivono le femministe come donne pericolose, aggressive ed estremiste. Si chiude con la telecamera che si gira e inquadra chi di solito è fuori campo, cioè la stessa regista Francesca Archibugi, che per un attimo si mostra agli occhi degli spettatori, lasciando intravedere qualcosa di sé.
Francesca, ha spiegato di aver voluto far dialogare il pensiero contemporaneo con Carla Lonzi ‘come se fosse ancora qui’, credo si sarebbe molto interessata del presente, -ha dichiarato la Regista – Penso sarebbe stata molto inclusiva.
L’avrei voluta ascoltare – ha continuato – che cosa avesse da dire su questi nostri tempi, mi sarebbe molto piaciuto.
Il film accosta, alla Carla Lonzi pubblica, radicale e intransigente, una dimensione privata più contraddittoria: la fragilità, la maternità, il rapporto con il compagno, le relazioni anche difficili con le altre donne.”
Pe restituire la complessità della persona la regista ha costruito il film, come ha riferito, piano piano, pezzo per pezzo. Dentro di me ci sono delle cose narrative interiori e interiorizzate, che mi permettono di raccontare una persona senza né invadere con l’opinione presente, né avere timore. Quindi, è qualcosa che mentre lavori fai istintivamente…- ha concluso -.
”Sì, avevo dei ricordi molto forti e molto vividi, ma brevi. Mi sono ricordata anche molto bene il suo accento, la sua cadenza, il fatto che si sentisse sempre comunque la fiorentinità, quindi ho cercato di restituire tutto questo, anche se mi sono affidata poco alla mia memoria perché molto breve, nel senso che purtroppo Carla è morta molto giovane, a 51 anni.
Poi c’era Battista che aveva una sua visione, perché era sua madre. La mia idea di Carla, naturalmente è un’idea molto simile a quella che ha Battista, perché abbiamo una comunicazione anche emotiva, per cui non mi sono interrogata più che tanto, sono così riuscita a trovare la strada per raccontarla.” _Ha dichiarato la regista.
Il documentario è prodotto da Fandango e Luce Cinecittà, con Rai Cinema; produttori Domenico Procacci e Laura Paolucci.
Sempre a Venezia83 Jane Fonda a 89 anni, ha ricevuto il prestigioso DVF Awards organizzato dalla stilista Diane von Fustenberg per celebrare le donne che lottano per i diritti. Per l’occasione ha dichiarato:
“Una donna consapevole del proprio valore si vede, gran parte della nostra luminosità nasce da dentro”.
Commentando lo slogan di L’Oréal Paris “Perché io valgo” nato nel 1971, stesso anno in cui uscì Klute , per cui Jane vinse il primo Oscar, e lei aveva solo 20 anni.
Oggi 11 settembre 2026 è venuta a mancare Emma Bonino a 78 anni dopo una vita spesa bene.
“Perché io valgo”
Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo,
“Perché io valgo”
Dentro e fuori il cinema di Archibugi.
“Perché io valgo”
Abbiamo bisogno di queste donne anche così diverse tra loro, e di ciò che hanno detto e ancora hanno da dire.
“Perché io valgo”

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

