A Taranto si sta tenendo la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, la più ricca di sempre: 26 Paesi, 4.000 atleti, 33 discipline sportive, oltre 40 impianti di gara, 1.853 medaglie in palio, 3.000 volontari in campo e un investimento da 350 milioni di euro. L’Italia vanta la delegazione più numerosa: 498 atleti, a seguire la Turchia (332). Non a caso, gli azzurri stanno svettando nel medagliere: al momento in cui scriviamo (26 agosto) hanno vinto 81 medaglie, contro le 36 della Turchia e le 26 della Grecia.
Conosco e amo Taranto da tanti anni. Quando l’ho visitata per la prima volta, a vent’anni, non potevo immaginare che un decennio dopo mi sarei innamorata di un tarantino, lo scrittore Giuliano Pavone. Lui questa città l’ha ben raccontata nel romanzo “L’eroe dei due mari”, dove immagina che un grande calciatore vada a giocare nella squadra locale. Il libro, che illustra l’importanza dello sport per i tarantini, uscirà in autunno in una nuova edizione, “L’eroe dei tre mari”, arricchita di un seguito.
La scelta di Taranto come sede ha più di un significato. Detta la “Città dei due mari”, spicca per la sua conformazione geografica, a cavallo tra Mar Grande e il bacino interno di Mar Piccolo. Iconico il Ponte Girevole, che collega Città vecchia con il Borgo nuovo. Notevole il Castello Aragonese. Di spicco, oltre a tutti i resti archeologici, il MArTa, il museo che conserva, fra gli altri tesori, gli Ori di Taranto e il corredo funerario della Tomba dell’Atleta
Già uno dei principali centri della Magna Grecia, è stata una potenza navale e un importante snodo commerciale del Mediterraneo. Negli anni più recenti, la città ha vissuto i tempi d’oro dell’Arsenale e dell’Ilva e ora cerca nuove strade in grado di conciliare il diritto al lavoro con quello alla salute.

Ma Taranto ha un ruolo di primo piano anche in ambito sportivo. Ha dato i natali anche a due grandi campionesse dello sport italiano: Roberta Vinci, tra le migliori tenniste italiane di sempre, e Benedetta Pilato, protagonista del nuoto internazionale.
Per la prima volta, gli atleti non sono sulla terraferma, ma su due navi da crociera attraccate alla base navale della marina di Taranto.
Ho partecipato alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi, allo stadio appena rinnovato. L’impianto è intitolato a Erasmo Iacovone, talentuoso attaccante del Taranto, morto in un incidente stradale nel 1978. Questo campione resta tuttora nel cuore di Taranto, seconda città italiana più popolosa tra quelle che non hanno ancora avuto la squadra in Serie A.
La cerimonia è stata un successo. Il sistema di navette verso lo stadio ha funzionato bene. Impianto pieno, con circa 18mila spettatori presenti. Tribuna delle autorità ben presidiata con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (molto applaudito), il presidente del Senato Ignazio La Russa e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (per lei qualche fischio e conseguenti polemiche).

Il momento dell’alzabandiera ha visto protagonista Antonella Palmisano, tarantina e campionessa olimpica della marcia, mentre l’inno di Mameli è stato cantato dal giovanissimo Simone Grande, vincitore di “The Voice Kids”. È stato poi un altro atleta tarantino, il campione di tiro a volo Mauro De Filippis, a leggere il giuramento degli atleti.
Si sono susseguite poi sul campo esibizioni musicali: Mietta ha cantato l’inno della manifestazione “Sott’ u’ sole”, anche Al Bano (in sospetto playback) ha scelto di rendere omaggio al sole con uno dei suoi più grandi successi (“Nel sole”, appunto). Gran finale con Serena Brancale, che ha entusiasmato con un medley dei suoi successi e un coloratissimo corpo di ballo.
Nel frattempo, si sono visti giochi d’acqua, coreografie e un enorme “gonfiabile” che ha portato in campo una versione moderna dell’Atleta di Taranto. È stato dato anche spazio ai discorsi ufficiali.
Particolarmente d’impatto quello di Massimo Ferrarese, Commissario straordinario dei giochi: «Al centro di questa manifestazione vedo il sacrificio e il desiderio di migliorarsi, che possono riguardare non solo gli atleti, ma tutti noi. Il motto di questa edizione è “Embrace the future”. Noi pensiamo che il futuro si costruisca scegliendo il dialogo e non il conflitto. Il successo più grande sarà ritrovarsi, alla fine dei giochi, ancora più uniti dai valori dello sport, dell’amicizia e della pace».
Ma, alla fine, il cuore della manifestazione, nonché il momento più emozionante, è stato rappresentato dalla sfilata degli atleti di tutti i Paesi presenti: bandiere, costumi tipici, entusiasmo e selfie.
Il giorno dopo, sono andata a vedere le gare di nuoto nella piscina ufficiale Torre d’Ayala, una struttura d’eccellenza costruita appositamente sul Lungomare. Il pubblico numeroso si è goduto, oltre alle performance degli atleti, anche lo splendido panorama marino, oltre la vetrata.

Gli azzurri sono andati a medaglia in ogni gara, ma è stata la star locale Benedetta Pilato a conquistare il primo oro nei 100 metri rana, stabilendo anche il record della competizione. Un’affermazione che premia un’atleta di grande valore, felice di salire sul gradino più alto del podio proprio nella sua Taranto. Ori anche per Gabriele Mancini: primo posto e record nei 100 metri rana maschile. E per Noemi Cesarato, nei 1500 metri stile libero.
Che cosa mi ha colpito?
L’abnegazione degli atleti, ben rappresentata dalla nuotatrice slovena Špela Perše che, benché staccata dalla vincitrice da ben due vasche, è comunque arrivata al traguardo dei 1500 metri stile libero. Anche se 1 minuto e 39 secondi dopo la nostra Noemi.
E, anche in questo caso, l’ottimo funzionamento della macchina organizzativa, anche grazie alla presenza dei volontari di ogni età.

La mia terza giornata di gare mi ha portato nella vicina località di Martina Franca. Bel posticino, a dirla tutta. Da Taranto, si viene qui d’estate, perché fa più fresco. Per ammirare il Barocco martinese e l’incantevole centro storico. Per la cronaca, è molto attiva sul piano culturale e, benché abbia meno di 50mila abitanti, annovera fra i suoi cittadini uno scrittore che ha vinto il
Premio Strega (Mario Desiati) e due che hanno vinto il Premio Scerbanenco, il riconoscimento più prestigioso tra i giallisti: Donato Carrisi e Giorgia Lepore.
Ma torniamo alla lotta. Le gare si sono svolte in un interessante spazio multifunzionale, il PalaWojtyla. Qui l’Italia ha complessivamente guadagnato 6 medaglie (2 argenti e 4 bronzi). Noi abbiamo visto Riccardo Vito Dariozzi vincere la medaglia di bronzo e Nikoloz Kakhelashvili conquistare invece quella d’argento.
Ma da questo ad affermare di aver capito bene le regole di questo sport… ce ne corre! Ma è anche questo il regalo che fa alla cittadinanza una manifestazione di questo tipo. Permette di accostarsi a nuove discipline, a prezzi popolari (in questo caso, l’ingresso costava 5 euro; 10 per il nuoto e 25 per l’inaugurazione dei Giochi). È stato divertente provare a intuire le regole dalla semplice osservazione. Per scoprire, un po’ alla volta, i meccanismi che regolavano il gioco e i punteggi. Ci hanno poi colpito gli atleti, molti in arrivo dal Nord Africa e da Paesi come Siria e Turchia. Abbiamo immaginato le storie, di affermazione e riscatto di tanti ragazzi in cerca di un futuro migliore.
Poi, purtroppo, sono dovuta ripartire per Milano. Se fossi rimasta, mi sarebbe piaciuto continuare a scoprire nuovi sport, nuovi impianti sportivi e nuove storie. Alcune gare sono trasmesse dalla Rai. Anche se la manifestazione, per motivi ignoti, non sta ricevendo la copertura mediatica che meriterebbe.
Mi piace pensare che – al di là delle medaglie, dei risultati e delle classifiche – questi Giochi possano lasciare qualcosa a Taranto: nuovi impianti, entusiasmo, occasioni di incontro e magari anche un po’ di fiducia nel futuro.

