Skynet Technology, è un’ azienda di Montevarchi (AR), partecipata da Fondo Italiano d’Investimento e punto di riferimento internazionale nel supporto IT per il mondo retail, ha ottenuto la certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere.
Skynet considera la crescita della presenza femminile e la valorizzazione delle competenze delle persone un elemento strategico . Abbiamo voluto intervistare la responsabile, Risorse umane HR Director di Skynet Ilaria Rolandi
Skynet conta 188 dipendenti distribuiti nelle sedi di Montevarchi e Napoli, di cui 58 donne e 130 uomini, con una presenza femminile pari a circa il 31% dell’organico complessivo.
Un dato che si inserisce in un contesto settoriale ancora caratterizzato da una significativa sotto rappresentazione femminile: secondo l’ultima rilevazione di Eurostat, relativa al 2025, le donne rappresentano meno di un quinto degli specialisti ICT occupati nell’Unione Europea (19,5%).
Per quanto riguarda il nostro Paese, un’indagine di Hunters Group su dati Istat ha rilevato come lo scorso anno le donne nel settore ICT siano state soltanto il 17% degli specialisti.
In questo scenario, Skynet considera la crescita della presenza femminile e la valorizzazione delle competenze delle persone un elemento strategico per lo sviluppo dell’organizzazione, insieme al rispetto delle differenze e alla creazione di un ambiente di lavoro equo e sostenibile
Quante donne ricoprono in Skynet un ruolo di tipo “tecnologico”?
Tra l’area Operations e l’area ICT interna sono circa una sessantina le donne che ricoprono in Skynet ruoli che hanno a che fare con la tecnologia, ovvero circa il 31% dell’intera struttura.
E quante donne invece si occupano più della parte amministrativa o comunicativa?
Fra Marketing, Amministrazione, Commerciale e Risorse Umane sono otto, ovvero circa il 75% delle aree cosiddette di “staff”.
Perché solitamente c’è un numero maggiore di donne nella comunicazione e nell’amministrazione e un numero minore nella parte tecnica?
Credo che le ragioni siano soprattutto culturali e storiche. Per molto tempo i ruoli tecnologici e ingegneristici sono stati percepiti come professioni prevalentemente maschili, mentre alle donne sono state attribuite caratteristiche come empatia, ascolto, precisione organizzativa e capacità relazionali, considerate più coerenti con ambiti come la comunicazione, le risorse umane o l’amministrazione.
Questi stereotipi continuano a influenzare, spesso inconsapevolmente, le scelte educative e professionali delle nuove generazioni. Fin dall’età scolastica molte ragazze vengono ancora orientate meno frequentemente verso percorsi tecnico-scientifici rispetto ai loro coetanei maschi.
Fortunatamente questo scenario sta cambiando. Sempre più aziende e istituzioni lavorano per superare questi pregiudizi e per valorizzare le competenze delle persone indipendentemente dal genere. In Skynet siamo convinti che capacità tecniche, scientifiche e manageriali non siano prerogativa di un sesso o dell’altro, ma il risultato di talento, formazione e opportunità.
Le donne che si occupano di informatica o che sono donne ingegnere in Skynet sono ancora poche o sono già un numero sufficiente?
Ritengo che il percorso non sia ancora concluso. Negli ultimi anni abbiamo visto una crescita della presenza femminile e siamo soddisfatti dei progressi compiuti, ma crediamo che ci sia ancora margine per aumentare la rappresentanza delle donne sia nei ruoli tecnologici sia nelle posizioni direttive e di rappresentanza aziendale.
L’obiettivo non è raggiungere una quota numerica per principio, ma garantire che ogni persona abbia le stesse opportunità di accesso, crescita e sviluppo professionale. Quando questo accade, la diversità diventa un valore concreto per l’organizzazione perché porta punti di vista differenti, maggiore innovazione e una migliore capacità di rispondere alle esigenze del mercato.
Per questo in Skynet stiamo investendo nella costruzione di una cultura sempre più inclusiva, nella valorizzazione dei talenti femminili e nella promozione di percorsi di crescita professionale che consentano alle donne di esprimere pienamente il proprio potenziale. Questo approccio è coerente con il percorso aziendale sulla parità di genere e con l’impegno formalizzato attraverso la certificazione UNI/PdR 125:2022.
Qual è il motivo per cui nelle aziende ci sono poche donne che si occupano di informatica e/o di Stem?
Il mondo del lavoro riflette ciò che accade prima, nella scuola e nell’università. Se nei percorsi STEM le ragazze sono ancora meno numerose rispetto ai ragazzi, inevitabilmente il bacino di professioniste disponibili per le aziende sarà più limitato.
Le cause sono molteplici: stereotipi culturali, mancanza di modelli femminili di riferimento, orientamento scolastico non sempre neutrale e, in alcuni casi, la convinzione ancora diffusa che determinate professioni siano più adatte agli uomini.
La buona notizia è che questa situazione sta evolvendo. Le nuove generazioni mostrano una sensibilità diversa verso i temi dell’inclusione e della valorizzazione delle competenze individuali. Mi aspetto quindi che nei prossimi anni assisteremo a un progressivo riequilibrio, prima negli istituti tecnici e scientifici e successivamente nel mercato del lavoro. È un cambiamento che richiede tempo, ma che è già iniziato.

Negli ultimi anni è salito il numero di donne capaci di usare le nuove tecnologie? I motivi di un eventuale aumento sono da ricercare nel fatto che le tecnologie sono diventate più facili da utilizzare oppure nel fatto che le donne sono generalmente più giovani degli uomini?
Credo che l’aumento della familiarità con le nuove tecnologie riguardi l’intera popolazione e non sia legato al genere. Oggi gli strumenti digitali sono parte integrante della vita quotidiana e professionale di tutti, e questo ha certamente contribuito ad accrescere le competenze tecnologiche diffuse.
Tuttavia sarebbe riduttivo attribuire questo fenomeno soltanto alla maggiore semplicità d’uso delle tecnologie o a fattori anagrafici. A mio avviso il cambiamento più importante è culturale: sempre più donne scelgono percorsi formativi tecnico-scientifici, accedono a professioni digitali e trovano modelli di riferimento che in passato erano meno visibili.

La vera evoluzione consiste nel riconoscere che l’attitudine verso la tecnologia non dipende dal genere, ma dall’interesse, dalla formazione e dalle opportunità offerte. Se continueremo a promuovere una cultura inclusiva e rispettosa delle diversità, vedremo crescere ulteriormente la presenza femminile nei settori tecnologici e STEM, con benefici per le persone, per le aziende e per il sistema economico nel suo complesso.

