Regia di Fabien Gorgeart
Con Laura Calamy, Vincent Macaigne, Mélanie Thierry
Nella sale dal 25 giugno
Che cos’è l’amore? Alla domanda che sta alla base di questa romantica commedia francese penso si possa rispondere che l’amore è un legame. Che resta anche quando tutto è finito. Tracce nella memoria, momenti perfetti accantonati, forse dimenticati, ma che basta poco a far ritrovare. Se è stato vero amore, impossibile dimenticarlo.

Lo spunto di tutta la storia è curioso, ma realistico. Si parla di annullamento della Sacra Rota, una pratica poco frequente, perché non capita spesso che qualcuno voglia risposarsi in Chiesa. La Chiesa, è noto, non ammette il divorzio. L’unica “scappatoia” è dimostrare che quel matrimonio non è mai stato valido. Perché non c’era consapevolezza, perché non è stato consumato, perché le intenzioni dei coniugi non erano in linea con i dettami della Chiesa. Questioni esaminate da un tribunale ecclesiastico. Con una procedura che comporta domande degne della grande Inquisizione.
Inizia il film. Marguerite e Sofiane sono una coppia affiatata, con una vita sessuale ancora vivace e una figlia in piena tempesta adolescenziale che rende la vita impossibile ai genitori. Ma non così tanto da rovinare l’armonia famigliare.

Arriva una lettera. Una comunicazione inaspettata. Fred, l’ex marito di Marguerite, con cui i rapporti sono ancora buoni, vuole risposarsi. In Chiesa. Sono divorziati da anni, ma questo è irrilevante per la Chiesa Cattolica. Marguerite dovrebbe incontrare un sacerdote sottoporsi a un colloquio e tutto dovrebbe finire lì.
Dovrebbe, perché Marguerite alla fine è una sentimentale e una donna sincera a cui proprio non va di dichiarare che quella storia non c’è mai stata. La domanda viene respinta perché il colloquio col sacerdote a Rouen, molto divertente, mette in crisi la donna che non se la sente di rinnegare il passato.

Cosa fare? Incontri, discussioni, incomprensione, alla fine la soluzione sembra essere una sola: andare a Roma, in Vaticano. E affrontare lì “il giudizio di Dio”. Visto che le famiglie vanno d’accordo, partono tutti assieme, compresa la futura moglie di Fred e la figlia nata dal matrimonio di Marguerite con lui.
La compagnia di attori è vivace e molto affiatata ed è un piacere vedere Laura Calamy e Vincent Macaigne nel ruolo della ex coppia alle prese con l’annullamento. Hanno lavorato spesso assieme anche nella serie televisiva Chiami il mio agente. Sono naturali, simpatici, empatici.
Con leggerezza il film si addentra nei misteri dell’amore, c’è la tenera nostalgia di Marguerite quando riguarda dopo tanto tempo le foto del vecchio matrimonio, c’è il primo amore della figlia adolescente, c’è la velata gelosia degli attuali compagni a fronte del fantasma del primo matrimonio, c’è la vertigine esistenziale del fare i conti con i sentimenti. E un velo di malinconia per le occasioni perdute anche quando la felicità è dietro l’angolo.

Tutto accennato, in siparietti lievi, con il french touch che grazia tutte le commedie d’oltralpe.
Infine c’è Roma. Ed è curioso constatare come quasi sempre gli stranieri ci raccontino con uno sguardo in cui non ci riconosciamo fino in fondo: noi italiani siamo davvero così folkloristici?
