Nel dialogo De senectute Cicerone prende in esame alcune accuse fatte alla vecchiaia tra cui la decadenza fisica e afferma che “solo gli uomini stolti attribuiscono alla vecchiaia i propri vizi e le proprie mancanze attribuendo a quella la debolezza fisica”. Come dargli torto? La debolezza è anche dei giovani in certi momenti della vita e i vecchi spesso sono molto efficienti nonostante l’età, sia ai tempi dei Romani che ai nostri. Degno di nota è anche il convincimento per cui “gli anziani sarebbero un peso, essi invece possono insegnare ai giovani ciò che sanno e a loro volta essi stessi possono apprendere qualcosa di nuovo”. Cicerone da buon filosofo sa smontare i luoghi comuni, ma non ha potuto debellarli per sempre, essi ritornano e a forza cercano gli “ambienti” propizi dove insediarsi…
La nostra epoca ci spinge, da tempo ormai, ad apparire eternamente giovani senza rughe, senza capelli bianchi, senza alcun cedimento apparente. La vecchiaia è da rimuovere come qualcosa di cui vergognarsi e così dimentichiamo quanto sia una risorsa, un patrimonio di esperienze grazie alle quali ci siamo evoluti. La vecchiaia andrebbe salvata da una civiltà troppo dedita all’usa e getta per rimparare a vivere l’esistenza seguendo i tempi naturali.
Che fine ha fatto la nonna saggia capace di insegnarci i piccoli trucchi per vivere sereni? La nonna in grado di trasmetterci l’amore puro perché alla sua età ha capito come si ama davvero? La nonna paziente in grado di tollerare i nostri capricci perché per lei è giunto il tempo della saggezza? È scomparsa dalle pubblicità, ma vive ancora nella vita reale lontana dalla ribalta e vicina al nostro cuore. Quella nonna non possiamo perderla, dobbiamo salvarla ora e per sempre.
