Immagine generata con AI
Descrivere un luogo equivale, in un certo senso, a ricrearlo attraverso il nostro sguardo. Osservare significa scegliere cosa vedere, da dove guardare, quali dettagli mettere a fuoco. Ogni descrizione è quindi anche una forma di interpretazione della realtà.
Giulio Mozzi, nei suoi libri e nei suoi blog, approfondisce il tema della descrizione con esempi d’autore ed esercizi di scrittura creativa, mostrando come raccontare un luogo significhi non solo elencarne le caratteristiche, ma anche restituirne l’atmosfera, il ritmo, il significato per chi lo osserva.

Tocca a te! Riscalda la penna e gli occhi….
- Scegli un luogo che ti piace o che ti è abituale, un posto che conosci bene o che frequenti spesso.
- Rimani seduto per venti minuti in quel luogo e annota tutto ciò che vedi, che senti, che odori. Non giudicare, non interpretare: limitati a registrare ciò che percepisci.
- Scrivi una descrizione “fredda” e oggettiva del posto. Concentrati sugli elementi osservabili e condivisibili da tutti. Solo alla fine annota le sensazioni che il luogo ti trasmette.
- Concentrati su un particolare che ti colpisce in modo particolare: una persona, un gesto, un certo taglio della luce, un rumore. Scrivi i pensieri che questo dettaglio ti suscita, senza preoccuparti che siano “attinenti” o coerenti.
- Ripeti l’operazione in momenti diversi: in ore diverse della giornata, in stagioni differenti o in stati d’animo diversi (un giorno triste, uno allegro, uno in cui ti senti un fallito, il giorno di un grande successo).
- Rileggi le tue annotazioni.
- Trai le tue conclusioni.
Un esempio?
Ecco cosa scrive Georges Perec in Tentativo di esaurire un luogo parigino:
Il giorno: 19 ottobre 1974.
L’ora: 12 e 40.
Il luogo: bar del Municipio.
Passa un 96. Passa un 87. Passa un 96. Passa un 20.
Passa un furgone “Grenelle Interlinge”.
Momento di calma.
Non c’è nessuno alla fermata degli autobus.
Passa un 63. Passa un 96.
Una giovane donna è seduta su una panchina, di fronte al negozio di tappezzerie “La Demeure”; sta fumando una sigaretta.
Ci sono tre motorini parcheggiati sul marciapiede davanti al bar.
Georges Perec, Tentativo di esaurire un luogo parigino, Baskerville, Bologna, 1989.
Questo tipo di descrizione può essere definito una “istantanea fotografica”: una sequenza di frammenti che, accostati, restituiscono la vita di un luogo.
Hai visto il film Smoke di Wayne Wang? In quel film, scritto e co-diretto da PaulAuster,un tabaccaio fotografa lo stesso incrocio davanti al suo negozio in momenti diversi del giorno e dell’anno. Costruisce così una raccolta di immagini che, pur essendo statiche, viste una dopo l’altra raccontano la vita di quel posto, la sua storia.
I tuoi foglietti di “descrizioni istantanee” possono diventare non solo un album fotografico del luogo che ha un senso per te, ma anche un modo per raccontare la tua storia, la storia delle tue emozioni e dei tuoi pensieri.
PER SAPERNE DI PIÙ
Può essere difficile guardare e descrivere quando gli stimoli intorno a noi sono troppi. In questi casi può essere utile ricorrere a uno stratagemma, suggerito anche per il disegno dal vero nel libro Disegnare con la parte destra del cervello (Longanesi, 2004).
Prendi un foglio bianco e ritaglia una piccola finestra nel centro. Tieni il foglio davanti a te in modo che risulti “inquadrata” e visibile solo una piccola porzione della realtà circostante. Prova a descrivere nel modo più dettagliato possibile solo ciò che vedi all’interno di quella cornice.
Tieni anche presente che uomini e donne hanno modi diversi di percepire la realtà spaziale che li circonda. Se insegnate alla scuola primaria, può essere interessante osservare se e come queste differenze emergano anche nelle scritture dei bambini.
Una coppia di psicoterapeuti australiani, Allan e Barbara Pease, nel libro Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere (Sonzogno, Milano 2001), divenuto un best seller mondiale, analizza le differenze tra i sessi anche da questo punto di vista.
La tesi dei due studiosi è piuttosto semplice: la maggior parte delle differenze di comportamento deriverebbe dall’originaria divisione dei compiti, con l’uomo cacciatore e la donna madre.
In base alle ricerche condotte da Allan e Barbara Pease, il “segreto” degli uomini (al volante e non solo) sarebbe l’uso più efficace delle capacità di percezione spaziale. Conferme sperimentali di questa differenza sono state ottenute anche da Camilla Benbow, psicologa dell’Università dell’Iowa, attraverso studi condotti su bambini di appena quattro anni.
Le doti del “cacciatore” emergerebbero quindi già nella tenera età, sotto forma di un senso dell’orientamento più preciso e di un campo visivo più profondo.
Altre ricerche hanno dimostrato che le donne colgono più particolari all’interno di una scena e, quando devono spostarsi in un ambiente, fanno riferimento a punti di riferimento concreti e dettagliati (ad esempio: “arrivo fino alla targa gialla, giro a destra, proseguo fino al negozio di giocattoli…”), mentre gli uomini tendono a utilizzare un orientamento più vettoriale, legato allo spazio e al tempo (“vado dritto per circa cinque minuti, poi giro a destra…”).
In generale, gli uomini eseguono meglio i test sulle abilità spaziali, mentre le donne eccellono in quelli legati alla percezione.
Hai mai notato queste differenze nei tuoi allievi?
Ora si fa sul serio! Scrivi…
Scegli uno o più dei seguenti spunti e sviluppa una descrizione:
- di un luogo che ti è familiare;
- di un posto che non hai mai visitato, ma che immagini;
- delle sensazioni che un luogo particolare ti trasmette;
- di un paesaggio (di mare, di montagna o di campagna);
- di un luogo che ha il potere di calmarti;
- di un luogo che ti angoscia;
- dei luoghi visitati durante i tuoi viaggi;
- di un posto che vorresti trasformare;
- del luogo che, da piccolo, ti dava sicurezza;
- di un luogo che hai avuto il coraggio di esplorare;
- del tuo posto preferito e del significato che ha per te;
- di qualcosa che ti è rimasto “dentro”.
Nel descrivere, prova a coinvolgere tutti i tuoi sensi.
Ricordi di un luogo dell’infanzia
Da piccolo, per sentirmi meno solo, mi mettevo nello spazio tra le tende del salotto e le finestre. Stando in piedi, appiccicato ai vetri, i tendoni che sapevano di amido mi abbracciavano come una mamma che sa di fresco.
(R. B.)
Il quartiere
Noi eravamo contenti del nostro quartiere. Posto al limite del centro della città, il quartiere si estendeva fino alle prime case della periferia, là dove cominciava la via Aretina, con i suoi orti e la sua strada ferrata, le prime case borghesi e i villini.
Via Pietrapiana era la strada che tagliava diritto il quartiere, come sezionandolo, fra Santa Croce e l’Arno sulla destra, i Giardini e l’Annunziata sulla sinistra. Ma su questo versante era già un luogo signorile, isolato nel silenzio, gravitante verso San Marco e l’Università, disertato dalla gente popolana che lasciava i figli scorrazzare sulle proprie strade dai nomi d’angeli, di santi e di mestieri, nomi antichi di famiglie “grasse” del Trecento.
Via dei Malcontenti ne era un’arteria e un monito; via dell’Agnolo la suburra, sulla quale immetteva Borgo Allegri, ove in un’età lontana un’immagine della Madonna, dipinta da un concittadino immortale e portata in processione, si degnò di operare un miracolo in mezzo al popolo, “rallegrandolo”.
Panni alle finestre, donne discinte. Ma anche povertà patita con orgoglio, affetti difesi con i denti. Operai e, più propriamente, falegnami, calzolai, maniscalchi, meccanici, mosaicisti. E bettole, botteghe affumicate e lucenti, caffè novecento.
La strada. Firenze. Quartiere di Santa Croce.
Il fanciullo poteva innocentemente contare le sue palline di terracotta, seduto sul gradino della casa di tolleranza, nel vicolo chiamato via Rosa; il popolano orinare senza rimorso al muro sotto la lapide che ricordava la casa abitata da Giacomo Leopardi; la bella ragazza inorgoglirsi di abitare in via delle Pinzochere, che era una delle strade più pulite del nostro quartiere.
Eravamo creature comuni. Ci bastava un gesto per sollevarci o abbatterci. La nostra vita scorreva su quelle strade e piazze come nell’alveo di un fiume; la più pensata delle nostre ribellioni era quale un mulinello che ci portasse a fondo.
(V. Pratolini, Il quartiere, Mondadori, Milano 1979)
Un ricordo
C’era una giostra di quelle che chiamavamo “calcio‑in‑culo”, dove ci si spingeva a vicenda per arrivare a prendere una specie di coda d’animale fissata in cima al pennone e vincere così un giro gratis.
Accanto al tendone si spandeva l’odore selvaggio che veniva dalle gabbie degli animali. Era un piccolo circo familiare, con quattro animali spelacchiati e puzzolenti in una gabbia, stretto da quel paesaggio di periferia grigia e di grattacieli per operai.
Bighellonavo lì intorno tutto il pomeriggio, pensando a cosa avrei detto a mia madre quando sarei partita con loro per iniziare la mia carriera da contorsionista.
(R. B.)
Della mia vita fino a oggi raccontata ai miei lettori stranieri
Siracusa è una città di marinai e di contadini costruita su un isolotto che un lungo ponte congiunge alla Sicilia. Io vi sono nato il 23 luglio 1908, in una casa da cui ho visto naufragare, quando avevo sette anni, un piroscafo carico di cinesi.
C’erano bastioni a picco sugli scogli dietro la casa e, da una parte, un centinaio di metri più in là, il piazzale dove i contadini del rione, tornando la sera dal lavoro dei campi, lasciavano a stanghe per aria i loro carretti.
Essi si portavano le bestie in casa, chi l’asino, chi il mulo, chi il cavallo, tornando ogni sera tra le sette e le nove per ripartire alle tre del mattino. In ogni casa c’era un cortiletto con un chiuso di legno per le bestie e una vasca di pietra per fare il bucato.
Uomini che tornavano la sera con le bestie nella nostra casa e donne che lavavano nella vasca di pietra del nostro cortile erano miei congiunti per parte di madre: zii e cugini. Dei miei congiunti per parte di padre, invece, ho solo sentito parlare: erano marinai.
Ma mio padre era ferroviere e noi abitavamo nella casa di Siracusa con la famiglia di mia madre solo quando lui prendeva le ferie; per il resto si stava in piccole stazioni ferroviarie, con reti metalliche alle finestre e il deserto intorno.
(E. Vittorini, Della mia vita fino a oggi raccontata ai miei lettori stranieri, in Gli anni del “Politecnico”. Lettere 1945‑1951, Einaudi, Torino 1977)
Mare
La spiaggia è lunga. Rumore assordante. Sabbia chiara sotto la luna bianca. I piedi che scivolano sull’arena creano scintillii di minerali nascosti.
Il fosforo dell’acqua scende luminoso mentre le onde s’infrangono. Pesci minuscoli, fosforescenti. Nuvole illuminate, candide, che inghiottono l’orizzonte.
Odore di salsedine. Odore appiccicoso di salsedine.
(R. B.)
PER APPROFONDIRE: La descrizione
Generalmente si distingue tra descrizione soggettiva e descrizione oggettiva.
La descrizione soggettiva è quella in cui l’autore presenta l’ambiente dal proprio punto di vista, esprimendo emozioni, sentimenti e sensazioni personali.
La descrizione oggettiva, invece, si concentra sugli aspetti osservabili e condivisibili da tutti.
In entrambi i casi si usano frequentemente nomi (spesso specifici) e aggettivi.
Le descrizioni, soprattutto quelle oggettive, seguono in genere un ordine preciso e si articolano in sottotemi.
L’ordine può essere:
- logico (dal generale al particolare o viceversa);
- spaziale (dall’alto in basso, da destra a sinistra, dall’interno all’esterno, ecc.).
Nelle descrizioni soggettive il lessico è in genere meno specifico e le indicazioni meno precise. Vengono usate molte similitudini e aggettivi che permettono di esprimere lo stato d’animo di chi scrive.
Nelle descrizioni compaiono spesso i verbi essere e avere, che indicano le proprietà di ciò che stiamo osservando. Per evitare ripetizioni, si può ricorrere anche a frasi nominali, come ad esempio: “panni alle finestre, donne discinte”.
Attività
- Pensa a un luogo che vuoi descrivere.
- Fanne una descrizione oggettiva, usando un linguaggio il più possibile specifico e seguendo un ordine logico o spaziale.
- Annota poi le sensazioni, i sentimenti e le emozioni che quel luogo ti suscita.
- Cerca di integrare le due descrizioni.
- Ricorda che una buona descrizione colpisce per i particolari.
- Nel descrivere un ambiente utilizza tutti e cinque i sensi.
Nomenclature utili
Per aiutarti, ecco alcune nomenclature (gruppi di parole che si riferiscono a uno stesso ambito). Potrai ampliarle con una ricerca personale su dizionari o enciclopedie, oppure arricchirle man mano con i termini che incontri nelle tue letture.
Vista
Verbi: vedere, osservare, guardare, ammirare, contemplare, notare, distinguere, intravedere, avvistare, esaminare, leggere, rivedere.
Aggettivi per i colori: bianco, nero, verde, marrone, ceruleo, violetto, acquamarina, verde bottiglia, granata, rubino, grigio ferro; caldo, freddo, luminoso, spento, chiaro, acceso, intenso, sfumato, tenue, sbiadito, scuro.
Aggettivi per la forma: quadrato, triangolare, piramidale; piccolo, grande, imponente, ondulato, stretto, concavo, convesso, bizzarro.
Aggettivi per il movimento: lento, svelto, rapido, scoordinato, brusco, involontario, impacciato, pigro, agile.
Aggettivi per la luce: fredda, calda, debole, tenue, forte, accecante, soffusa, pallida, fioca, incerta, abbagliante, intermittente, languida, artificiale, mattutina, crepuscolare, diffusa, diretta, indiretta.
Udito
Verbi: udire, ascoltare, sentire, percepire, avvertire, origliare, intercettare, captare.
Nomi: suono, rumore, tonfo, cigolio, squillo, voce, sussurro, fischio, frastuono, rimbombo, baccano, colpo, bisbiglio, brontolio, grido, calpestio, schiamazzo, fruscio, fracasso.
Aggettivi: forte, debole, acuto, stridente, irritante, monotono, melodioso, armonioso, argentino, aspro, confuso, incerto, profondo, sordo, impercettibile, smorzato, infernale, metallico.
Olfatto
Verbi: odorare, annusare, sniffare, fiutare.
Nomi: odore, puzzo, afrore, aroma, profumo, miasma, olezzo, tanfo, fragranza.
Aggettivi: profumato, puzzolente, nauseante, gradevole, sgradevole, intenso, acuto, persistente, aromatico, dolce, delicato, ripugnante, acre, inebriante, fetido, penetrante, pungente, balsamico.
Gusto
Verbi: gustare, assaporare, assaggiare, degustare.
Aggettivi: dolce, salato, amaro, piccante, aspro, gradevole, sgradevole, stomachevole, nauseante, squisito, pessimo, acido, rancido, prelibato, gustoso, insipido, disgustoso, buono, cattivo.
Tatto
Verbi: toccare, sfiorare, accarezzare, stringere, lisciare, stuzzicare, brancicare, palpare, picchiare, premere, spiaccicare, strizzare, urtare.
Aggettivi: duro, morbido, soffice, ruvido, liscio, compatto, gelido, caldo, freddo, umido, pesante, leggero, elastico, flessibile, tiepido, levigato, untuoso, scivoloso, appiccicoso, molle.
Per i più piccoli: percezione e punti di vista
- Proponi ai bambini di descrivere tutti uno stesso luogo: l’aula, il cortile o il giardino della scuola, la palestra, ecc.
- Invitali a farlo scrivendo le percezioni che ricevono da tutti i sensi (puoi preparare con loro, in precedenza, delle nomenclature adatte alla loro età).
- Leggi ad alta voce le varie descrizioni. È interessante discutere sui punti di vista e sulla percezione che persone diverse hanno dello stesso luogo: un posto che per alcuni può sembrare in una penombra riposante, per altri potrà risultare tetro; il rumore ritmico di un orologio potrà non essere percepito da qualcuno e, per altri, potrà essere musicale, fastidioso o inquietante. Viva le differenze!
Buone osservazioni e buona scrittura!
