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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»Cultura»teatro»Quentin Crisp – La speranza è nuda
    teatro

    Quentin Crisp – La speranza è nuda

    Erica ArosioBy Erica Arosio04/06/2026Nessun commento3 Mins Read
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    con Luca Toracca

    In scena al Teatro dell’Elfo fino al  19 giugno

    Abituati all’esibizionismo sopra le righe degli ultimi Pride si resta inteneriti di fronte alla figura di Denis Charles Pratt che diventa presto, anzi subito, Quentin Crisp.

    Portato in scena con totale empatia da Luca Toracca, Quentin Crisp, icona gay del mondo anglosassone,  

    nato nel 1908, scomparso nel 1999, potrebbe ricordare Paolo Poli se il grande attore fosse stato anche un attivista dei diritti civili.

    In un’epoca dove l’omosessualità è punita col carcere, Quentin non si nasconde, ma neppure ostenta, passa attraverso la prostituzione, si mantiene poi posando come modello per le scuole d’arte, sopporta umiliazioni, arresti, pestaggi e sopravvive a tutto grazie a una costante ironia e battute degne di Oscar Wilde. O di Alan Bennet se vogliamo essere più contemporanei.

    Mise fiammeggianti, parrucche vistose rosso intenso, famoso nei locali gay, ispiratore di spettacoli e film, vede crescere la sua fama nel tempo. John Hurt lo incarna in The Naked Civil Servant, un film per la televisione nel 1975, facendolo conoscere al grande pubblico, mentre Sally Potter nel 1991 lo vuole per il ruolo della regina Elisabetta per il suo film molto premiato Orlando che lanciò Tilda Swinton.

    Passata la mezza età, Quentin emigra negli Stati Uniti, restando fedele a se stesso. Ispira a Sting Englishman in New York, anima serate di successo con monologhi e one men show.

    Per raccontare tutto di lui ci vorrebbe un’enciclopedia, Mark Farrelly ne racchiude la verve mescolando arguzia e malinconia in poco più di un’ora per una pièce brillante, dove Luca Toracca danza più che muoversi in una scenografia che è camerino teatrale, monolocale eccentrico e disordinato, zeppo di cianfrusaglie degne di nonna Speranza, ma anche palcoscenico con tanto di specchio teatrale. Le battute sono veloci, le situazioni fulminanti fermi immagine, la tenerezza costante e soave.

    E colpisce il contrasto fra la vita di Quentin, in anni in cui ogni vittoria era individuale e sudata, e il grande movimento queer-pop che ha iniziato ad affacciarsi nel mondo degli anni Ottanta. Sempre garbati i racconti di Quentin che si autodefinisce “effeminato” colto nella saggezza mai doma della vecchiaia quando ancora di più è concesso dire, raccontare, fare.

    E gli crediamo quando dice che guardare il cavallo dei pantaloni di un maschio etero, di quelli grossi forti e virili che per forza ti odiano, risulta alla fine molto più noioso che guardare il suddetto ragazzone negli occhi. A vincere ancora una volta e fino alla fine è la tenerezza.

    Quentin Crisp – La speranza è nuda

    di  Mark Farrelly

    traduzione di  Matteo Colombo

    a cura di Ferdinando Bruni

    con Luca Toracca

    luci e suono di Roberto Faiolo e Lorenzo Crippa

    assistente scene e costumi Roberta Monopoli

    Produzione Teatro dell’Elfo

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leone. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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