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    Home»Costume e società»Cultura»Film»Tuner – L’Accordatore
    Film

    Tuner – L’Accordatore

    DolsBy Dols29/05/2026Updated:29/05/2026Nessun commento4 Mins Read
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    Tuner è un Thriller romantico.

    di Adriana Moltedo

    L’accordatore, opera prima di Daniel Roher, canadese, già apprezzato documentarista vincitore di un Oscar per Navalny(2022), è un intrattenimento classico con sfumature da feel good movie. Formidabili Dustin Hoffman e Jean Reno che sostengono con la loro ironia il protagonista Leo Woodall.

    Un lungometraggio di finzione con un’opera che è innanzitutto espressione di un cinema materico, percettivo, dove il suono diventa tangibile grazie al contributo fondamentale del comparto tecnico. 

    Una proposta come questa, troverà di che abbandonarsi a un discreto divertimento: Roher e il cosceneggiatore Robert Ramsey sanno mettere il protagonista nei guai come si deve nel terzo atto, e anzi forse dietro questa centrata suspense il film  si costruisce sull’ambiguità di Niki. 

    Niki (Leo Woodall), abbandona una carriera da pianista enfant prodige, affetto da un disturbo all’udito che lo rende ipersensibile ai rumori. per diventare accordatore di pianoforti, aiutando il vecchio amico di famiglia Harry (Dustin Hoffman), praticamente un secondo padre.

    Proprio quando incontra sulla sua strada la compositrice Ruthie (Havana Rose Liu) e i due s’innamorano, s’imbatte in una banda di criminali che realizza un vantaggio inaspettato del suo problema: è in grado di aprire le casseforti, cogliendo i movimenti delle loro serrature.

    E’ il racconto di un uomo che si reinventa attraverso le sue disabilità. 

    Muovendosi agilmente tra il noir, la commedia e il film musicale, il regista canadese confeziona un’opera che non stanca mai lo spettatore, dove il suono diventa a tutti gli effetti protagonista.

    Reso magnificamente dal lavoro del sound designer Johnnie Burn (Under The Skin, La zona d’interesse), il sonoro del film restituisce tutte le sensazioni provate dall’udito del protagonista – dotato di un apparecchio acustico – che amplificano od ovattano la sua percezione del dolore a seconda del tipo di suono ricevuto.

    Un cinema dell’orecchio, prima ancora che dello sguardo.

    Leo ci aveva stregato tutti in The White lotus e in Bridget Jones: mad about a boy (e lui era il boy…). Ebbene, ora si è calato nei panni del protagonista di Tuner, ragazzo il cui talento è la sua più grande condanna. Vanta un orecchio assoluto senza eguali tanto che deve girare con le cuffie indosso. Tutto cambia quando scoprirà che è in grado non solo di accordare pianoforti, ma anche di aprire qualunque cassaforte. 

    Hoffman porta nel film un corpo stanco, slabbrato, eppure attraversato da frequenti lampi d’ironia che sembra continuamente sul punto di disgregarsi. 

    Anche la banda criminale che ingaggia Niki per le proprie operazioni di scasso resta ancorata a un immaginario piuttosto convenzionale. I gangster interpretati da Lior Raz e i suoi compari sembrano provenire da un heist-movie generico, privo di quella specificità ambientale o psicologica che invece caratterizza la relazione tra Niki e Harry.

    Ruthie è una giovane pianista ossessionata dalla possibilità di collaborare con il celebre compositore Marius Maissner, figura che incarna una concezione quasi aristocratica della musica e del talento. Il rapporto tra Ruthie e Niki diventa allora anche uno scontro silenzioso tra due modi opposti di abitare il suono: per lei la musica è aspirazione, elevazione sociale, riconoscimento artistico, per lui è ormai soltanto sopravvivenza materiale, dolore fisico, necessità economica.

    Tuner – L’accordatore mantiene una buona capacità di coinvolgimento. 

    La macchina da presa entra dentro i pianoforti così come penetra nei sistemi di chiusura delle casseforti, creando una corrispondenza visiva piuttosto esplicita tra armonia musicale e architettura criminale. È un’intuizione forte, quasi teorica, che restituisce al cinema di rapina una dimensione artigianale ormai piuttosto rara nel thriller contemporaneo.

    Il film sembra appartenere a quel cinema di medio budget americano degli anni Novanta oggi quasi scomparso: racconti urbani, sentimentali e criminali insieme, interessati più ai personaggi che all’ipercinesia dell’azione. 

    moltedo-film

    Adriana Moltedo

    Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

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