di Maria Aprile
Il 16 e 17 maggio e si è svolto il convegno della rete femminista Dichiariamo dal titolo : Femminismo Fortemente Sconsigliato ma necessario. Che ha coinvolto circa duecento partecipanti.
Il convegno, nato dalla necessità di confrontarsi tra donne che vedono il femminismo come luogo d’impegno e dialogo tra anime ed esperienze diverse, si è sviluppato attraverso quattro panel tematici: La libertà non è in vendita – Ritratto di giovani in fiamme – Disarmare arsenali e parole: pratiche di conflitto generativo – La libertà è sempre di chi la pensa diversamente.
Il primo panel,“La libertà non è in vendita” è stato introdotto da Silvia Baratella, Valentina Pazè e Nora Vira che hanno evidenziato le evoluzioni della realtà femminile e i rischi di un sistema tutt’oggi misogino, fondato sul rifiuto del corpo materno che non solo danneggia le donne, ma le istituzioni e tutta la società.
La misoginia profonda oggi si collega con il neo-liberismo che Valentina Pazè definisce Ordoliberismo,
Anche se dalla metà del ‘900 il privato è diventato politico, il patriarcato da ordine naturale ha assunto un’accezione negativa e le donne hanno conquistato spazi e visibilità sociale, ma non ha cessato di esistere, ha assunto un carattere più sfuggente, allargando e modificando le molte forme di sfruttamento e alienazione, il corpo oggi e nello specifico quello femminile, è diventano capitale umano che va investito in un regime di concorrenza, prostituzione,
GPA e vendita degli ovociti, naturalmente in favore di uomini e donne ricche, soprattutto alle nuove generazioni, come opportunità di lavoro e libertà, ma anche atto di generosità, guarda caso richiesto alle donne, generosità stranamente mai richiesta ai committenti, riguardo al non utilizzare il corpo delle donne per soddisfare i propri desideri.
Chi si oppone all’idea, che alcune pratiche possano essere considerate forme di libertà e diritti, e chiede che lo stato garantisca i diritti principali contro il mercato viene percepita/o come reazionario/a. Ma se la libertà di voto non può trasformarsi in vendita del voto, così non è accettabile che la donna possa rinunciare ai diritti sessuali, di aborto in caso di superfetazione e della maternità, e che sia un giudice a dirimere, eventuali conflitti con i committenti.
Anche la legge Varchi non ci rappresenta perchè punisce la donna alla stessa stregua dei committenti. I corpi sono anche diventati oggetti passibili di trasformazioni attraverso modalità che non tengono conto delle fragilità di persone che attraversando momenti difficili possono trovarsi a manifestare istanze che possono esprimere più disagi e sintomi di malessere che istanze proprie riguardo alla identità di genere.
È quanto è stato denunciato da Nora di Generazione D attraverso la sua esperienza di madre di una ragazza 14enne che durante il lockdown ha manifestato disforia di genere, evidenziando i rischi connessi al diffuso indirizzo affermativo tra psicologi e personale scolastico che, aderendo a quel principio, non prendono in adeguata considerazione l’ipotesi che la disforia sia un sintomo di problemi più profondi con il corpo in fase di sviluppo e la relazione con un mondo.
Rispondendo nell’immediato al dolore della ragazza, accettano senza approfondire, la sua dichiarazione. Con ciò non si vuole negare l’esistenza di persone con un identità di genere non corrispondente al sesso, che è un dato esistente e reale, ma la superficialità degli approcci, perchè le/ gli adolescenti a disagio con il proprio corpo non vanno illuse/i.
Nella seconda sessione: Ritratto di Giovani in fiamme sei giovani femministe: Francesca Muresan, Francesca della Valle, Martina Persenico, Martina Albuzzi, Raffaella Silvestre, Stella Zaltieri Pirola, hanno evidenziato il peso del porno, dalla predominanza della proposta eterosessuale, dei modelli di genere proposti dalla società, ma anche dai social, in particolar modo dalle influencer e dalla difficoltà di incontrare un femminismo che supporti la voglia e l’impegno a cambiare se stesse e la società.
Il porno, illusoriamente liberante e trasgressivo è parte integrante del dispositivo conservatore. È ormai accessibile ai bambini, estremamente diffuso, pervasivo e violento, al punto che molte donne lo hanno interiorizzato fino a pensare che, l’adesione a pratiche che procurano sofferenza possano essere vissute come una libera scelta. Le bambine di oggi si interfacceranno con uomini che hanno assorbito quella cultura misogina e da ragazze alla scoperta del sesso, si troveranno a confrontarsi con relazioni in cui la violenza è istituzionalizzata, e la linea che separa il sesso dalla violenza è valicata attraverso termini, come kink, che la neutralizzano.
È necessario parlare con gli uomini degli effetti della pornografia perchè la la liberazione passa attraverso la scoperta della propria sessualità e del proprio desiderio superando modelli assorbiti.
Intrusivi e conformanti sono anche i modelli di genere a cui i bambini e le bambine sono sottoposti; modelli che richiedono alle donne un grande investimento sull’apparenza del proprio corpo, e l’adesione a schemi precostituiti, che comporta il non essere più considerata donna se si esce dagli stereotipi femminili. Le ragazze che hanno partecipato all’incontro, riscontrano la necessità di aggregarsi creando gruppi impegnati in un attività duratura e approfondita, attività oggi è molto difficile perchè il patriarcato è meno evidente ed è più facile esprimere dissenso aderendo ad un estetica della radicalità che si manifesta attraverso l’abbigliamento ribelle, che trovare vie credibili al cambiamento.
L’incontro con il femminismo per le giovani inizialmente è avvenuto attraverso NUDM, lontana dal femminismo della differenza, considerato borghese ed essenzialista, l’approdo a quello della differenza è arrivato dall’insoddisfazione delle risposte trovate. Inoltre le ragazze lesbiche lamentano la scomposizione di genere e orientamento sessuale in realtà sempre più piccole, mentre l’ideologa queer soffoca l’associazionismo lesbico che da diversi anni ha visto scomparire i propri spazi.
Nella sessione: Disarmare arsenali e parole. Pratiche di Conflitto Generativo aperto da Daniela Dioguardi e Monica Lanfranco, si denuncia il ritorno della naturalità della guerra, l’insorgere anche del disprezzo verso il pacifismo, mentre si assiste al crollo degli organismi che dovrebbero contenerla. L’esperienza delle 10-100-1000 piazze per la pace ha visto la collaborazione di moltissime donne di diversa provenienza nel tessere trame di resistenza alla guerra e alla violenza.
È necessario cambiare il linguaggio e le parole per essere capaci di confliggere senza distruggersi. Oggi tutto ciò che possiamo fare è disarmare le parole per interrogare la logica della distruzione che può sorgere anche da una giusta indignazione. Le donne possono stringere alleanze per evitare la guerra come ad esempio è avvenuto in Liberia.
Nella sessione :La libertà è sempre di chi la pensa diversamente, il focus è stato posto sulle nuove forme di autoritarismo derivate dalla volontà di tutelare le persone dalle discriminazioni. La volontà di essere ”dalla parte giusta della storia” si è tramutata in un ossessione per le forme. Un voler bene all’umanità che non guarda più all’esperienza umana, ma si pone come guardiano degli slogan.
L’intento di disincentivare i discorsi di odio si è trasformato in ostacolo per il libero dibattito che giunge fino alla delegittimazione di chi la pensa in maniera differente. Ci sono diversi esempi in materia. In Australia una donna è stata condannata per aver escluso una donna trans da un sito lesbico, mentre a Bologna, per effetto di un mail bombing, non si è potuta tenere la presentazione del libro di A. Cavarero e O Guaraldo: Donna si nasce. E qualche volta si diventa.
La reazione al titolo Donne si nasce, non sorge da perplessità di singole persone, ma è una reazione di massa come adesione ad un ideologia che, quando la realtà ha smesso di avere senso, in assenza di idee generative, coincide con i concetti di oppressione e discriminazione. Dietro c’è la semplificazione, diventata egemone nei movimenti, di una produzione della ricerca accademica diventata un catechismo. È necessario creare spazi in cui i nostri discorsi possano essere portati avanti, perchè ci siano altri discorsi e altre pratiche con cui confrontarsi, perchè il potere non sopporta il vuoto.
Il convegno è stato qualitativamente e quantitativamente ricco di interventi che partendo dalle introduzioni, hanno ampliato lo sguardo e aperto prospettive future che è difficile riassumere nello spazio di un articolo.
