Regia di Jon Favreau
con Pedro Pascal, Sigourney Weaver
Nelle sale dal 20 maggio
Ci sono opere che è complicato definire. Le grandi saghe (e Hollywood ci sguazza) non solo accumulano episodi su episodi che per complicarci la vita vanno anche avanti e indietro nel tempo, ma producono anche spin-off.

Che tradotto significa: il filone è ghiotto, non riusciamo a starci dietro, quindi prendiamo un personaggio minore e costruiamoci intorno un’avventura. Alla fine forse non contano più neanche solo i film, perché c’è tutto l’indotto. Ad esempio i videogiochi (e certi film sembrano videogiochi) e il merchandising, ovvero tutti i prodotti a marchio, dall’abbigliamento a infiniti gadget.

Va bene, ma il nuovo Star Wars? Un attimo di pazienza e ci arrivo. Allora, il nuovo episodio è uno spin off che prende il simpatico Grogu, l’esserino con le orecchie a punta che sembra un pelouche e lo affianca a un cacciatore di taglie che ricorda Blade runner e li lancia nello spazio per salvare la galassia dai cattivi.

Alla coppia potrebbe capitare qualunque avventura e magari si potrebbe vedere il film senza sonoro perché le immagini bastano a catapultare lo spettatore nel parco dei divertimenti. In certi momenti sembra già di essere a Disneyland nell’attrazione dedicata. Ci si può divertire.

In certi momenti pensavo ai vecchi amati Urania e alle loro storie, soprattutto alle illustrazioni di copertina e anche (chissà chi le ricorda) alle figurine Liebig dedicate ai pianeti. O alla storica serie Ai confini della realtà. I paesaggi dei pianeti che attraversiamo sono affascinanti, verdissimi o desertici, ma il grande gioco è quello delle creature mostruose. Ci sono vermi giganti simili a grasse lumache e, come in tutte le famiglie che si rispettino, anche qui si dividono fra buoni e cattivi, ci sono insetti bruttissimi perché niente fa più paura di un insetto in formato gigante e mostriciattoli marini che restano i miei preferiti. Ovviamente anche foreste più o meno incantate popolate da solitari abitanti con strane abitudini.

L’impressione è che niente sia davvero essenziale, al di là del piacere di inventarsi nuovi mondi che, grazie agli incredibili progressi degli effetti digitali sono talmente perfetti da sembrare veri. Altro che le artigianali illustrazioni degli Urania!

Ma c’è una trama in questo film, vi chiederete? Sì, c’è. All’osso. Il perfido Impero è caduto ma i signori della guerra sono sopravvissuti e la Galassia è così grande che possono disperdersi dovunque.

Il nuovo ordine va però protetto così la nascente (sono i buoni) Nuova Repubblica, nella figura di una splendida e ancora credibile Sigourney Weaver (76 magnifici anni) arruola un cacciatore di taglie mandaloriano, Din Djarin (povero, lo vediamo in viso solo alla fine, indossa sempre il casco) e lo manda in missione. Fedele assistente il simpatico Grogu e non sempre essere piccoli significa non combinare niente. Basta che l’esserino si concentri perché certe situazioni delicate si risolvano al meglio.

Poche navi spaziali, pochi combattimenti epici per dare invece spazio a scontri individuali vecchio stile, compresa una lotta nell’arena come ai tempi dei gladiatori.
143 minuti di invenzioni e cinema hollywoodiano. Momenti simpatici, nessuno stress, si divertono pure i bambini.
