Una commedia di David Mamet
Traduzione di Luca Barbareschi
con Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Simone Colombari e con Nico Di Crescenzo, Brian Boccuni
Al Teatro Manzoni fino al 17 maggio. Poi 19 e 20 maggio a Ferrara
Per due ore Luca Barbareschi domina il palcoscenico e non si risparmia, mattatore assoluto in scena, in una performance irruenta che ricorda Dario Fo e Vittorio Gassman. Dinoccolato come il primo, con un corpo quasi liquido, sperimenta un linguaggio che in certi momenti ricorda il grammelot dell’autore di Mistero buffo, cambia tonalità, inventa parole e suoni onomatopeici. Dal secondo eredita la prestanza fisica e la sfrontatezza guascona, oltre a una grande generosità attoriale, quella che porta i grandi attori a identificare il teatro con una chiesa, la loro chiesa. Il tutto al servizio di un testo di David Mamet che Barbareschi ha tradotto e aggiornato alla situazione politica che stiamo vivendo oggi e che giorno dopo giorno non smette di stupirci. E preoccuparci.

In November, scritto nel 2007, il drammaturgo americano immagina il presidente uscente Charles Smith molto preoccupato per il calo di consensi che mette in dubbio la sua rielezione. L’uomo è disposto a tutto pur di non perdere il potere. In realtà del potere gli importa poco, lo persegue solo per la ricchezza che gli procura.

Le strategie messe in atto sono all’insegna del grottesco e contemplano la grazia a due tacchini in concomitanza col Giorno del ringraziamento, espressione della parte conservatrice della nazione che contrasta con le posizioni della bravissima segretaria e ghostwriter Bernstein (Chiara Noschese, anche regista), insuperabile nella scrittura dei discorsi presidenziali.

Bernstein vuole a tutti i costi che il presidente celebri il suo matrimonio con la compagna. Le due donne sono reduci da un viaggio in Cina dove hanno adottato una bambina. E forse contratto l’influenza aviaria, letale se contagia i tacchini. Fuori dallo studio ovale infatti due tacchini aspettano, accompagnati da un rappresentante degli allevatori, che Charles Smith si occupi di loro.

Il canovaccio ha poca importanza perché a contare sono le battute che si susseguono a raffica nel confronto fra il presidente, l’istrionico Luca Barbareschi, goffo, imprevedibile, egocentrico, a suggerire esplicitamente Donald Trump e il suo fidato consigliere Archer Brown che gli propone tutte le soluzioni praticabili per restare al comando della nazione.
November non è più solo il testo originale di David Mamet ma uno spettacolo in cui l’impronta di Luca Barbareschi lo plasma e lo attualizza. Si ride spesso, anche amaramente, perché le battute di Charles Smith-Donald Trump sono sì feroce satira ma anche inquietante realtà.
