Regia di Antony Cordier
con Laurent Lafitte, Laura Calamy, Elodie Bouchez, Ramzy Bedia, Sami Outalbali, Noéè Abita, Mahia Zrouiki
Nelle sale dal 14 maggio
Sud della Francia. La villa è bellissima, potrebbe ricordare quella famosa del film con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin, La piscina. Immersa nel verde, spazi raffinati, orizzonte ampio.

La abita una famiglia molto radical chic. La madre è un’attrice snob, più presuntuosa di quanto il suo talento e il suo successo le permetterebbero. Il padre è un potente avvocato con alle spalle una famiglia facoltosa, è borioso e arrogante. La figlia, una ventenne capricciosa quanto basta, ha invitato l’ultimo fidanzato. Che c’entra ben poco con quell’ambiente. Di origini modeste, si è laureato in legge a prezzo di grandi sacrifici e fatica a non compiere errori di galateo in quell’ambiente. Errori che con modi impietosi gli vengono sottolineati uno dopo l’altro.

Come in Ferie d’agosto di Paolo Virzì, anche in questo film viene apparecchiata a una lotta di classe che è prima di tutto iato di cultura e di costumi: gli antagonisti sono i custodi della villa. Pagati tutto l’anno per curare la villa, lavorano davvero e troppo quando i proprietari passano nella casa le loro vacanze. Sono marito e moglie, lui si occupa del giardino e della manutenzione, lei delle pulizie e dei bucati. La figlia adolescente della coppia soffre il confronto fra i due mondi e ammira in silenzio la coetanea privilegiata.

L’equilibrio iniziale si spezza presto e fra i “padroni” Trousselard e i “servi” Azizi, che lavorano in nero a un salario inferiore al mercato scoppiano le incomprensioni in un crescendo appassionante da commedia nera. Non c’è più la sottomissione di un tempo, i proletari non si rassegnano ma rivendicare i diritti non è facile.

Lo spettatore a metà film comincia a chiedersi come evolverà un conflitto che appare insanabile ma che ambedue le coppie, per motivi opposti, cercano di tenere a freno. I ricchi temono di essere denunciati per lavoro nero e comportamenti da padrone delle ferriere, i custodi si fanno prendere la mano e lo scontro sfiora la violenza. Hanno tutti da perdere se non si trova una soluzione amichevole. E il racconto della tensione si stempera in momenti di godibile comicità.

I dialoghi soni spumeggianti, la recitazione è in crescendo, passando dal realismo iniziale a una esasperazione grottesca che insegue la follia delle situazioni. E, di botto, muta il clima e siamo trascinati in una commedia nera degna del miglior Ferreri. Avrebbe potuto dirigerlo lui un film così. Cinico, con tocchi di black humor e un pugno di attori perfetti, fra i quali spicca Laura Calamy che alcuni ricorderanno come la segretaria polposa della serie francese Chiami il mio agente.

Una perfetta fotografia della lotta di classe ai giorni nostri graziata dal brio del french touch.
