Un giudice uomo onesto e uomo probo, ben diverso da quelli che animano le cronache dei giornali: Jacopo Cardoso ha fatto del rigore la sua regola di vita e quando viene convocato a Roma per un incarico molto delicato lo prende sul serio, come sempre nella sua vita professionale. Gli viene chiesto di riesaminare le carte della strage nazifascista di Prati del Vezza in vista di un nuovo processo.
L’uomo verrà messo a confronto non solo con la Storia drammatica del nostro Paese, rivisitata in pagine limpide, ma anche con la sua storia personale, scoprendo nella sua famiglia un passato che ha paura di scoperchiare.
A Prati del Vezza non c’è mai stata nessuna strage e l’autrice, Daniela Dawan, avvocato penalista, ha inventato la vicenda ispirandosi all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, staccandosi però dalla cronaca stretta.
Il romanzo ha un respiro universale perché racconta qualcosa che purtroppo è ancora familiare: le vendette che prendono di mira i civili in cui si intrecciano motivazioni diverse e spesso anche vili debolezze e quella fragilità umana che impedisce alla maggior parte degli uomini di essere eroi.
Conosciamo davvero le persone che ci sono accanto? Potremo mai riuscire a capire le motivazioni delle azioni umane? E’ in questi interrogativi che si susseguono pagina dopo pagina che il libro sceglie il suo percorso etico.
Per Jacopo Cardoso sarà sempre più complicato tenere fede al suo rigore, si accorgerà man mano che le sue indagini proseguono di come sia difficile se non impossibile scindere il bene dal male e di come ogni condanna richieda molto di più che non l’esame obiettivo dei singoli eventi.
Paradossalmente la fatica di cui dovrà farsi carico per sciogliere le nebbie della Storia lo aiuteranno a fare chiarezza anche in se stesso ed è proprio la strada dissestata percorsa con caparbietà quella che può portare alla verità.
Daniela Dewan, La colpa di tacere, Morellini editore, pp.175, 18 euro

